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Quando la musica abbatte il muro dell’autismo

È la prima orchestra sinfonica inclusiva d’Europa: 44 componenti, metà musicisti professionisti e metà bambini, ragazzi e adulti con problemi psichici e mentali come autismo, sindrome di Down, psicosi infantile e ritardo cognitivo.

Le corde pizzicate del violino, il suono metallico e ritmico della marimba, il fragore di piatti e timpani che esplodono al momento giusto: nella sala prove di via Bartolini risuonano le danze ungheresi di Brahms e poi le note dei brani più celebri di Gershwin e Dvorak. I musicisti dell’orchestra sinfonica Esagramma sono in gran forma, nonostante l’ora tarda. Soltanto tra gli allievi più piccoli c’è un violoncellista, dieci anni o poco più, che si aggrappa allo strumento e lascia scappare qualche sbadiglio. «Ma sono quasi le 10 di sera e domani c’è scuola, possiamo capirlo», dichiara al Corriere della Sera sorridendo il direttore d’orchestra Licia Sbattella.

In realtà, i suoi sono musicisti speciali perché Esagramma è la prima orchestra sinfonica inclusiva d’Europa. L’organico al completo comprende 44 strumentisti equamente divisi tra musicisti professionisti e bambini, ragazzi e adulti con problemi psichici e mentali gravi come autismo, sindrome di Down, psicosi infantile e ritardo cognitivo.

Niente canzonette, ma vere sinfonie che i ragazzi studiano a casa e in sala prove per poi esibirsi in concerto. Dietro tanto impegno ci sono storie difficili di famiglie messe a dura prova dalla disabilità. C’è Giorgia, 12 anni, che soffre di un deficit cognitivo. Suona l’arpa, il violino e le piccole percussioni. «La pratica musicale l’ha aiutata a restare concentrata su quello che fa e a essere orgogliosa di se stessa», spiegano i genitori Federica e Roberto che a settembre l’hanno accompagnata a Budapest, dove l’orchestra si è esibita al Festival internazionale di Arte per la Disabilità Makel Los – Sans Tache.

Accanto a Giorgia c’è Marco, 28 anni, costretto ad usare un deambulatore per muoversi, amante del pianoforte da quando era bambino. E Paola, 30 anni, lunghi capelli neri e un sorriso disarmante, una delle veterane dell’orchestra. Violoncello, vibrafono, grancassa: in 17 anni ha suonato ogni strumento. «Nonostante la rara malattia genetica di cui soffre, Paola è un’entusiasta nata e quando suona mette tutta se stessa», dice la sorella maggiore Erica che la accudisce dopo la morte di entrambi i genitori. E poi c’è Michele, 6 anni e mezzo, grandi occhioni azzurri e nessuna voglia di stare fermo, ancora troppo piccolo per entrare in orchestra ma suona già da tre anni.

«Per un bambino autistico come lui suonare insieme agli altri è una grande sfida — dice la mamma Francesca Mina —. La musica è l’unica cosa che riesce a calmarlo. Ha creato anche un bel rapporto con i più piccoli, ai quali vuole insegnare quello che ha imparato». Un’orchestra fuori dal comune che ha vinto una sfida che sembrava impossibile: oggi questi bambini e ragazzi hanno imparato a restare concentrati per quasi due ore di concerto, seguendo la musica senza spartito non essendo in grado di leggere le note.

Al cenno del direttore e del compagno di fila, un musicista professionista, gli allievi eseguono la loro parte con precisione e sensibilità. «La complessità di una sinfonia obbliga i ragazzi a mettere in atto un esercizio emotivo e affettivo. Un linguaggio senza parole che aiuta a sviluppare le loro potenzialità espressive, a rispettare i tempi scanditi dai movimenti e a relazionarsi con l’altro», spiega Licia Sbattella, che è anche bioingegnere e psicologa ed è una delle fondatrici della Fondazione Sequeri Esagramma Onlus, il Centro di ricerca e terapia che dal 1983 opera per riabilitare il disagio psico-fisico e sociale utilizzando le potenzialità della musica.

Oggi il metodo che porta il loro nome, già adottato in 10 centri satellite in Italia, è stato riconosciuto dal ministero dell’Istruzione. A Firenze partirà il primo master post laurea in Musicoterapia Orchestrale ed Educazione Orchestrale Inclusiva in collaborazione con la Fondazione Scuola di Musica di Fiesole onlus e la Fondazione Spazio Reale di Campi Bisenzio.






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