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Approvato con modifiche il PRG di Cavedago: Claudio Cia aveva ragione e annuncia querele

Il PRG di Cavedago, la cui approvazione era stata bloccata dalla Provincia dopo le interrogazioni del Consigliere provinciale Claudio Cia, è stato finalmente approvato, con modifiche. Modifiche puntuali, che escludono tutte le nuove zone residenziali messe in dubbio nelle interrogazioni di Cia, nonché eliminando gli “asterischi” che permettevano il cambio d’uso dei depositi agricoli, tra i quali quello del sindaco.

E pensare che le perplessità del Consigliere di Agire per il Trentino, sollevate con due interrogazioni rivolte alla Giunta provinciale, gli sono costate due querele da parte del Sindaco di Cavedago, Silvano Daldoss, che a quanto pare non aveva gradito l’intromissione di Cia, accusandolo di aver sollevato argomentazioni strumentali, non veritiere e pretestuose.

Nella prima interrogazione, Cia evidenziava che la variante al PRG proposta dal Comune di Cavedago non era coerente con la legge provinciale 15/2015, che l’obiettivo di limitare il consumo di suolo al solo fine di rispondere a esigenze abitative primarie era disatteso perché nessuno degli inserimenti residenziali aveva i requisiti di effettiva esigenza come prima casa e che i lotti residenziali (n. 23, 26, 15, 2 e 3) inseriti nella variante al PRG, pare riguardassero esclusivamente i componenti della Giunta comunale e famigliari.

Nella seconda interrogazione il consigliere di Agire riportava invece il fatto che il Sindaco nel 2016 aveva venduto il suo deposito agricolo con una SCIA di cambio di destinazione d’uso che avrebbe così consentito di trasformarlo in villettina residenziale (chalet), il tutto in contrasto con le vigenti leggi provinciali.

La stessa Conferenza di Pianificazione si era espressa evidenziando la necessità di un approfondimento dei contenuti della variante, evidenziandone le «criticità sotto il profilo del pericolo idrogeologico di alcune nuove previsioni, nonché le problematiche di tipo urbanistico e paesaggistico connesse con le nuove scelte insediative, con particolare riferimento a quelle che interessano ambiti agricoli e boschivi e che risultano eccessivamente puntuali e isolate rispetto al tessuto edilizio consolidato». Il Servizio Urbanistica e Tutela del paesaggio aveva inoltre espresso un parere con il quale subordinava l’approvazione della variante ad una serie di modifiche ed approfondimenti al fine di risolvere tutte le incongruenze evidenziate e sospeso i termini del procedimento di approvazione fino alla consegna degli elaborati modificati, in particolare evidenziando la necessità che la variante fosse corredata dal documento di valutazione ambientale, per dimostrare il necessario soddisfacimento del fabbisogno abitativo, l’assenza di soluzioni alternative e la coerenza con il carico insediativo massimo definito per quel territorio.

Il 5 luglio 2017 il Comune di Cavedago faceva pervenire gli elaborati di variante parzialmente modificati ed integrati, risolvendo le incongruenze cartografiche segnalate dalla Provincia, ma confermando invece tutte le previsioni residenziali definitivamente adottate. Con nota del 31 luglio 2017 il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio ribadiva al Comune che relativamente alle varianti 23, 26, 15, 2 e 3 “non emergevano le condizioni di necessario soddisfacimento del fabbisogno abitativo”, richiedendo la “puntuale motivazione in ordine alla rispondenza di dette previsioni a specifici fabbisogni abitativi primari e non semplicemente la generica destinazione a prima casa. Riguardo alle varianti 2-3 ribadiva la criticità sotto il profilo urbanistico e paesaggistico, considerata la localizzazione isolata dei due lotti residenziali nella zona agricola. Riguardo a quanto specificamente richiesto, il Comune di Cavedago, ha corrisposto negativamente, in quanto “non si sono riscontrati agli atti elementi utili ai fini del fabbisogno abitativo primario”.

Con nota trasmessa al Comune di Cavedago in data 14 settembre 2017 il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio ha quindi concluso quanto segue: «Stante la mancanza delle motivazioni richieste per assicurare l’obiettivo di limitare il consumo di suolo al solo fine di rispondere a esigenze abitative primarie, si rileva che non sussistono gli elementi per giustificare le nuove previsioni individuate con le varianti 23, 26, 15, 2 e 3 […]». Inoltre, per quanto riguarda il cambio d’uso degli edifici realizzati in area agricola prima della entrata in vigore della legge provinciale 15/2015 il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio sancisce che “le disposizioni contenute in questa legge e nel regolamento urbanistico-edilizio provinciale, e la disciplina attuativa di questa legge, prevalgono sulle disposizioni difformi contenute nei regolamenti edilizi comunali, nei PTC, nei PRG e nei piani dei parchi naturali provinciali” e che «va quindi stralciata la previsione di cambio d’uso ammessa su singoli edifici asteriscati, presenti in area agricola».

Una bella batosta per il sindaco di Cavedago, che aveva denunciato due volte per diffamazione il consigliere provinciale Claudio Cia. «Le interrogazioni del consigliere Claudio Cia sono poco credibili», aveva dichiarato a mezzo stampa con una certa boria, «sollevare polveroni per infangare il prossimo ed emergere lui: questo il suo modus operandi in politica».

Da parte sua Cia si dichiara estremamente soddisfatto, più che per lui, per la comunità di Cavedago, e annuncia possibili rivalse legali per il danno di immagine subito dal Sindaco, e conclude ironico come al suo solito: “Ora che tutte le strutture provinciali mi hanno dato ragione, viene da chiedersi se il Sindaco di Cavedago vorrà querelare anche la Giunta Provinciale.






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