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Luce, nebbia, vetro, fonts e immagini diventano protagonisti della scena con Filippo Andreatta

Al Melotti di Rovereto il vernissage di «JA»

Inaugurata ieri sera a Rovereto l’installazione performativa «JA», nata da un’idea di Filippo Andreatta (che ne ha curato anche la regia) e coadiuvato da Chiara Spangaro e Paola Villani le quali si sono rispettivamente occupate tanto della ricerca scientifica quanto dei movimenti meccanici e della scenografia.

L’opera ‘interattiva’, inserita nel calendario della rassegna Altre Tendenze del Centro Servizi Culturali S. Chiara, sarà riproposta fino a domenica 3 dicembre, sempre con inizio alle ore 18.00, nel basement dell’Auditorium Melotti di Rovereto. L’entrata è gratuita.

Prodotta da OHT Office for a Human Theatre – «JA» è una versione site-specific di Squares do not (normally) appear in nature, un’opera che permette al pubblico di confrontarsi ed interagire con uno spazio senza attori attraverso tredici esperimenti visivi e sonori.

I protagonisti indiscussi della performance, largamente ispirata da Josef Albers, saranno quindi i colori nel loro ‘divenire’ attraverso luce, nebbia, vetro, fonts e immagini.

Una limpida dimostrazione di come nelle arti visive il significato della pittura astratta si collochi rispetto al mondo reale e alla sua mimesi secondo uno statuto d’indipendenza più o meno totale.

Come suggerito sullo stesso sito internet di OHT, il termine ‘astratto’ nel dizionario Oxford d’inglese, ha nove definizioni, di cui la più appropriata è la quarta: «ritirato o separato dalla materia, dall’incarnazione materiale […]. Opposto a concreto».

L’azione parte dalla citazione dell’architetto e designer Ludwig Mies van der Rohe sulla chiusura del Bauhaus come punto di non  ritorno.

Josef Albers, infatti, non solo attraversa l’oceano Atlantico per una nuova vita negli Stati Uniti, ma si muove verso una diversa e ulteriore formulazione dell’osservazione che lo porta all’essenza di come la realtà e le cose sono costruite e percepite.

Una narrazione rallentata, i cui parametri rientrano nel dominio della percezione che l’artista tedesco aveva già intuito nel suo lavoro e che costringono il pubblico ad adottare nuovi criteri rispetto a quelli generalmente accettati o conosciuti.






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