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È morto a Parigi il pittore trentino Paolo Vallorz

È morto ieri a Parigi il grande pittore Paolo Vallorz, originario di Caldes in valle di Sole 

Aveva 86 anni e la sua arte aveva raggiunto una dimensione internazionale nella post-modernità, reinterpretando i volti dell’uomo e il corpo della donna dopo le stagioni dell’astrattismo, recuperandone la profonda, spesso tragica, disperata verità. Parigi era lo scenario su cui, a partire dagli anni Cinquanta, aveva «innovato» non solo uno stile d’arte, ma una «funzione  per l’arte», con mostre che erano spaziate da New York alla «Tate» di Londra, da Milano a Zurigo, fino alle Albere e al Mart, che ne conserva una donazione preziosa.

Vallorz Incontrò la pittura già in giovane età, frequentando per un anno, nel 1948, l’Accademia di Belle Arti a Venezia, sotto la guida del Maestro Guido Cadorin. L’anno successivo si trasferì a Parigi, dove frequentò l’Accademia Libera della Grande Chaumière du Montparnasse. Per evitare il servizio militare visse in clandestinità.

In questi anni frequentò Alberto Burri, César, Yves Klein, Giacometti e Pierre Restany nel quartiere latino. La sua produzione di quegli anni fu di carattere astratto, inizialmente opere geometriche, quindi informali. Negli anni della maturità, riacquistò personalmente le opere di questo periodo per distruggerle, in quanto non si riconosceva più in quanto realizzato.

Eseguì numerosi oggetti in ferro battuto e l’altare della chiesa di Vermandovilliers nella Francia settentrionale. Nel 1956 fu conquistato dalla passione per le macchine da corsa: con Jean Tinguely progettò, realizzò e guidò una vettura nella 24 ore di Le Mans del 1958.

Riprese poi a dipingere, privilegiando i paesaggi, soprattutto della sua valle natia, la Val di Sole. Nella prima metà degli anni sessanta espose a New York, due volte, partecipò a svariate collettive a Parigi ed a Tolosa, ottenne anche il primo premio di pittura alla Tate Gallery di Londra. Nel 1967 espose alla Gallerie Claude Bernard a Parigi, nel 1970 a Castel Caldes presentò una personale, poi due esposizioni a Milano ed una a Torino. Sempre in questi anni partecipò ad importanti mostre collettive a Darmstadt e Pittsbourgh.

Si occupò anche di rivalutare e riqualificare l’opera di un gruppo di artigiani – artisti della Val di Sole, fra cui spiccano gli artisti: Mauro Pancheri, Albino Rossi e Luciano Zanoni; l’artigiano Bruno Baggia. Nel 1978, a Milano, ci fu l’esposizione della serie ‘Albe e tramonti’. Le sue partecipazioni a collettive italiane e francesi sono numerosissime.

Nel 1993 Vallorz donò un cospicuo numero di opere al MART inerenti tre nuclei tematici corrispondenti ai suoi soggetti preferiti degli ultimi vent’anni del XX secolo: il paesaggio, la natura morta e il ritratto. Il MART gli ha dedicato due personali: “Paolo Vallorz. La Natura come Storia dell’uomo”, nel 2005, e “La donazione Paolo Vallorz” nel 2011.

Nel 1995, Jean Clair direttore del Museo Picasso a Parigi e suo grande estimatore lo invitò ad esporre nell’importantissima rassegna Identità e alterità che celebrava il centenario della Biennale di Venezia. Negli anni seguenti continuò a dipingere, prevalentemente paesaggi; nel 1998, Jean Clair volle varie sue opere raffiguranti cieli e montagne per una Mostra che stava organizzando. Negli ultimi anni si è dedicato a raffigurare dettagli dei paesaggi che tanto ama, in particolare un soggetto: tre piante che partono da un unico gruppo di radici, ubicate sul monte Peller, nei pressi di Caldes.

Negli ultimi anni Vallorz ha passato il suo tempo fra Parigi e Caldes, dipingendo i paesaggi che tanto amava. A corollario ecco una frase dell’artista, che riassume tutte le sue opere« Sono nato tra gli alberi multicolori della Val di Sole, valle del sole baciata da acque limpide e fresche. Ho fatto la mia esperienza informale concettuale ma me ne sono ritratto avvilito e scontento. Sono ritornato alla vita, alla natura, ai fiori, ai frutti nella loro naturalità vera. Li vedo intensamente anche quando sono chiuso in una stanza buia a pensare »

«La notizia della scomparsa di Paolo Vallorz colpisce il Trentino tutto con la forza del vento freddo del nord che rende tutto più duro e doloroso, perché egli è stato uno dei più grandi protagonisti dell’arte trentina nel Novecento»scrive in una nota il presidente del consiglio della provincia Bruno Dorigatti che aggiunge «con lui si perde, non solo un maestro di rilevanza internazionale, ma anche un testimone attento di questa terra, la quale, oggi colpita da questo lutto, si inchina deferente nell’apprezzamento e nel ricordo».






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