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Quando l’Amore è più forte di «Cosa Nostra»

I media di tutt’Italia in questi giorni hanno comunicato una notizia straordinaria. Una storia d’amore in cui una giovane donna dei nostri giorni si innamora di un uomo con la divisa.

Un amore impossibile che, come in un film dei tempi passati, deve finire con il più atroce dei delitti. La morte di una figlia. E chi è il Killer prescelto? Il figlio del mandante e fratello della futura ed ennesima vittima.

Come è possibile leggere una notizia del genere e non rimanere agghiacciati? La realtà è che un uomo è capace di pensare e ordinare un delitto del genere per fedeltà ad un sistema malavitoso capace solo di seminare corruzione, ricatti e morte.

L’amore di un padre è di gran lunga inferiore agli obiettivi e alla protezione della “famiglia” mafiosa. Ma il sicario assoldato, invece di mantenere l’alleanza criminale e quindi essere al tempo stesso vittima e portatore di paura e delitti, fa trionfare il bene, tradisce il segreto del padre e si confida con l’amico che riesce a fermare l’atto criminale.

In questo caso vince in modo sorprendente l’amore e la giustizia. Ecco come si combatte il male. Non solo con le indagini, processi e anni di prigione, ma con la forza dell’amore di un fratello per la propria sorella e con il coraggio di una donna che vuol portare avanti la sua relazione d’amore pur conoscendo bene il pericolo che avrebbe corso.

È solo dagli anni ’90 che iniziano gli studi in ambito psicologico e criminale mafioso. Questo tipo di organizzazione è molto ramificato, silente ed invisibile. Gli appartenenti alla malavita non si percepiscono come criminali, ma come uomini d’onore diventati tali in un contesto in cui viene inculcata l’importanza della forza, della freddezza, del “coraggio” contro il mondo che essi stessi combattono o in cui si mimetizzano.

La persona singola non può permettersi di essere differente dal mondo che lo ha cresciuto e a cui appartiene. La sua forza e senso di onnipotenza è tale proprio come soggetto della famiglia mafiosa. L’individuo come tale è pura nullità. Uno degli strumenti più potenti della mafia e della malavita è il silenzio che diventa come uno spazio in cui poter far tutto. Partendo dalla scuola in cui i bambini che subiscono le cattiverie dei più prepotenti non ne parlano con gli insegnanti e/o genitori perché sarebbero esclusi dal gruppo.

Questo comportamento purtroppo è comune al così detto bullismo anch’esso difficile da individuare perché “protetto” dal silenzio, attraverso il quale possono avvenire violenze di ogni genere. Ma mentre chi subisce bullismo non parla perchè ha paura, il “mafioso” non parla perchè sarebbe disonorevole ed arriva dunque a farsi giustizia da sè. Inoltre nelle “famiglie” mafiose regna un pensiero semplice e profondo: “o è bianco o è nero” che implica naturalmente la separazione tra la famiglia che costituisce “l’amico” e il sociale che rappresenta “il nemico”.

Altro fattore importante nel sistema mafioso è costituito dalla totale obbedienza. I componenti del sistema mafioso non possono avere idee divergenti e fare riflessioni personali.

Ci sono esperti, procuratori, magistrati, studiosi che si occupano del pensiero mafioso, che cercano con coraggio di delinearne i meccanismi psicologici sottostanti a un fenomeno che non si manifesta solo in luoghi ristretti, ma si allarga ovunque, persino alle istituzioni con atti manipolativi, di corruzione e giochi di potere.

Chi combatte questo sistema dall’esterno rischia di morire, ma quando accade che l’amore vince contro la paura, forse si preanuncia un piccolo e grande cambiamento, il cui inestimabile valore si manifesterà solo con il tempo.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo

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