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I segnali della vittima.

Il silenzio del bullismo può portare a gravi conseguenze

Ricordiamo il ragazzino riminese di 10 anni frequentante il centro estivo vittima di insulti, botte e brutti scherzi? Aleggiava il silenzio fino a quando il suo occhio nero ha parlato chiaro.

Ricordiamo anche la tredicenne di Valmarecchia sempre nel riminese, suicida a causa di quello che viene chiamato bullismo?

Sul web si possono trovare purtroppo molte storie agghiaccianti di sofferenza sommersa per troppo tempo e poi tutto d’un tratto fare notizia con eventi tragici che ci colpiscono, sia per per la giovane età delle vittime, sia per il fatto che nessuno se ne accorge al momento giusto.

Ma come questo può accadere?

Per cominciare, iniziamo a comprendere cosa significa la parola “Bullismo”, termine purtroppo tanto di moda che corrisponde ad un fenomeno riconosciuto spesso troppo tardi.

I”Bullismo” prende origine dall’ olandese “boel” che significa fratello. Tale termine nel mondo anglosassone si trasforma nella parola “bully” inteso come “tesoro rivolto a persona”. Quindi in un primo momento il bullo era il “bravo ragazzo” e solo in seguito si arriva all’idea di prepotente e di molestatore. Le caratteristiche di chi agisce il bullismo sono la giovinezza e la volontà di bersagliare le vittime ritenute incapaci di difendersi.

Il bullo nasconde la propria vigliaccheria con un’apparente forza circondandosi di alleati che collaborano alle azioni intenzionali e ripetute di violenza fisica e/o psicologica. Tali comportamenti possono andare da maldicenze a svalutazioni della persona, umiliazioni fisiche e psicologiche, esclusione dal gruppo fino ad arrivare a violenze fisiche e sessuali senza esclusione di una vera e propria istigazione al suicidio.

La vittima può essere scelta per diversi motivi come la timidezza, il non appartenere a quel gruppo, come uno straniero, oppure anche dal semplice fatto di essere un bravo studente o sportivo. Chi viene prescelto, in un primo momento è circuito, indebolito, isolato e solo quando diventa debole, viene reso vittima. È un processo lento e silente, per questo occorre un’attenzione particolare sia da parte dei genitori che dagli insegnanti. Non solo le famiglie delle vittime devono osservare e aiutare i propri figli, ma anche quelle dei così detti bulli, in quanto anche questi ragazzi necessitano di sostegno e si potrebbe evitare così che agiscano in modo violento verso i propri compagni.

Mentre i bulli, se non vengono scoperti in azioni perseguibili legalmente, la passano liscia, le conseguenze in chi subisce questo tipo di violenza possono esser molto gravi. A livello psicologico la vittima si convince piano piano che il bullo ha ragione nel trattarla in malo modo e proprio per questo non si confida con nessuno. Pensa che tutti gli altri siano migliori e ha la sensazione di essere giudicata.

A breve termine la vittima può accusare mal di stomaco, mal di testa, disturbi del sonno, incubi, ansia, problemi di concentrazione e quindi scolastici. Ci può essere, riluttanza ad andare a scuola o in ambienti ricreativi o sportivi. A lungo termine possono insorgere comportamenti autolesivi, disturbi del comportamento alimentare, uso di sostanze, depressione fino ad arrivare a ideazione e attuazione di suicidio.

A livello sociale e culturale stanno nascendo tante iniziative atte a combattere questo fenomeno purtroppo ancora molto forte e preoccupante. Di notevole spessore è la famosa serie TV Tredici che racconta come finisce la vita di una giovane studentessa. Gli episodi sono scanditi dal susseguirsi di audiocassette registrate dalla protagonista in cui vengono raccolti tutti gli elementi di come una ragazza bella e intelligente diventa oggetto di bullismo, di come lei si sente e di come i suoi compagni di scuola la maltrattano o non riescono fare nulla perché il peggio possa accadere.

Neppure la famiglia o chi si innamora di lei riesce a riconoscere e fermare quel dolore che la uccide. Senza entrare nei particolari per chi volesse guardare questa serie tv, è bene sottolineare che anche in presenza di strumenti e affetti che abbiano il potere di evitare il peggio, non vi sia stata via di uscita, in quanto di solito il bullo con uno o più alleati agisce su chi percepisce debole e solo. Gli altri compagni non intervengono rimanendo neutri e lasciando quindi, in silenzio, spazio all’azione violenta.

La giovane protagonista infatti non percepisce il gruppo dei compagni, non registra una audiocassetta per tutti, ma una per ogni persona che non ha fatto nulla per lei.

Stiamo vicini quindi ai nostri giovani non sottovalutando alcun segnale, anche se ci sembra insignificante, senza tuttavia essere invadenti, altrimenti perderemo ogni canale di comunicazione.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo






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