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Un'aliquota fissa al 15% per far ripartire il paese

Flat Tax: Armando Siri, il guru economico di Salvini domenica 15 a Trento.

Il guru economico di Matteo Salvini  sarà a Trento domenica 15 ottobre alle 17.00 a Trento per parlare delle proposte economiche della Lega Nord. Armando Siri durante la conferenza presenterà anche la scuola politica della Lega Nord.

Il consigliere economico di Matteo Salvini illustrerà le proposte economiche della Lega Nord partendo dalla Flat Tax, la tassa unica al 15% che sta creando un dibattito molto interessante e stimolante sul tema. Una riforma fiscale per l’introduzione di un’unica aliquota fiscale al 15% con deduzioni fisse. In concreto una proposta per pagare meno e tutti che potrebbe far ripartire l’Italia alla pari di altri paesi dove viene recepita.

Siri presenterà inoltre la scuola politica della Lega Nord e di Noi con Salvini ormai giunta alla terza edizione che si svolge a Roma e Milano. Scuola politica con ospiti di eccezione che aprirà le porte a fine mese a Trento. L’entrata è gratuita.

È una sorta di inizio di «bagarre» politica che inizia la sua corsa verso le elezioni politiche nazionali a marzo 2018 e quelle provinciali ad ottobre 2018.

Saranno Immigrazione e fisco i temi su cui si giocheranno le due campagne elettorali. Uno scenario favorevole per il centrodestra, a rigor di logica. Che infatti, dopo i risultati delle amministrative, naviga con il vento in poppa, anche se la “quadra” complessiva tra Berlusconi, Salvini e Meloni è ancora da trovare del tutto.

«Nel nostro progetto la “Flat Tax” vale 63 miliardi,  – spiega Armando Siri – di cui 3/4 vanno alle famiglie e 1/4 alle imprese. Per recuperarli, ammesso che sia proprio necessario farlo, ci sono due modi. Il primo a regime, cioè dopo tre anni e il secondo nel periodo di lancio, quindi nei i primi tre anni. Alcune reazioni positive ci saranno già nel primo periodo, come ad esempio 7 miliardi in più di Iva, 1,5 miliardi per effetto della nuova occupazione creata, 28 miliardi da emersione del sommerso, che non avrà più motivo di rischiare effetti penali e civili di fronte a una aliquota più sensata dell’attuale. A tutto ciò si aggiunge una cifra da ottenere chiudendo le infinite posizioni aperte con il fisco. Vorrei ricordare che lo Stato ha 950 miliardi di crediti che non riesce a incassare, per il semplice fatto che continua a chieder soldi a persone che non li hanno. Noi diciamo, con atteggiamento molto prudenziale, che potrebbe chiudere tutte le partite aperte portando a casa 35 miliardi il primo anno e 25 il secondo, cioè l’8 % del totale. Così si assestano i conti e si riportano milioni di cittadini in pari con il fisco. A tutto ciò sarà necessario aggiungere una clausola di salvaguardia qualora non si riuscisse a raggiungere i risultati sperati, alzando l’aliquota al 20% ma solo al di sopra degli 80.000 di reddito, dove comunque ora si paga molto di più. Il valore di questa clausola, di cui speriamo di non avere bisogno, è di ben 13 miliardi di euro. Infine 12 miliardi vengono da risparmi dei costi dello Stato, a cominciare da quelli per pagare il Jobs Act, che è un immenso “doping” di Stato»

 

 






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