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«Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia».

«Davvero migranti? Le (scomode) verità sull’immigrazione»: Anna Bono martedì 17 a Trento.

Martedì 17 ottobre, ad ore 20.30, presso l’auditorium san Giuseppe-Santa Chiara, in via Giusti 35 a Trento, Anna Bono terrà una conferenza dal titolo: “Davvero migranti? Le (scomode) verità sull’immigrazione”. Civica Trentina, che organizza l’incontro, ha voluto affidare questo tema interessante ad una persona che lo conosce bene.

Infatti la professoressa Bono è stata ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di culture, politica e società dell’Università di Torino fino al 2015. Dal 1984 al 1993 ha soggiornato a lungo in Africa svolgendo ricerche sul campo sulla costa swahili del Kenya. Dal 2004 al 2009 ha collaborato con l’Istituto superiore di studi sulla donna dell’Università Pontificia Regina Apostolorum.

Dal 2004 al 2010 ha diretto il dipartimento Sviluppo Umano del Cespas, Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo. Fino al 2010 ha collaborato con il Ministero degli Affari Esteri nell’ambito del Forum Strategico diretto dal Consigliere del Ministro, Pia Luisa Bianco.

Collabora con mass media prevalentemente di area cattolica. Su Africa, relazioni internazionali, problemi di sviluppo, cooperazione internazionale, emigrazione ha scritto oltre 1.600 articoli, saggi e libri scientifici e divulgativi. L’ultima sua fatica è il libro Migranti!? Migranti!? Migranti!?, edito da Il Segno.

Un’intervista di Anna Bono pubblicata dal nostro giornale nell’ottobre del 2016 ha superato i 500 mila click generando oltre 74mila mi piace (qui l’articolo)

Anche in quel caso il tema era legato all’immigrazione. Il titolo era «Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia».

La professoressa ha gentilmente risposte ad alcune domande sempre sul tema.

Gentile professoressa, quando e perchè ha cominciato ad occuparsi di Africa?

«Il mio interesse per l’Africa risale agli anni ’80, quando ho incominciato a dubitare delle teorie terzomondiste sulle cause del suo persistente sottosviluppo. Ho deciso allora di studiare sul campo le trasformazioni culturali e sociali in atto»

Quali sono le cause delle attuali emigrazioni di massa?

«Centinaia di migliaia di giovani emigrano clandestinamente da alcuni stati africani e asiatici per raggiungere l’Europa con l’illusione di trovarvi un benessere facile. Pensano all’Europa come ad un Eldorado, come dicono in Mali, dove tutti possono guadagnare molto e vivere bene… può essere un progetto individuale oppure collettivo, famigliare, e allora chi resta conta di incominciare presto a ricevere denaro dai parenti emigrati, con cui migliorare la propria situazione economica e sociale… che la motivazione sia la povertà estrema è ovviamente falso perchè viaggiare clandestinamente comporta costi elevati. Non sono neanche guerra e persecuzione a spingere all’espatrio, salvo le poche migliaia di persone che ottengono lo status di rifugiato».

Ci sono fake news sull’immigrazione?

«Le fake news riguardano soprattutto le cause che inducono ad emigrare. Quasi tutti gli immigrati illegali che fanno domanda di asilo accampano falsi motivi: guerre e persecuzioni inventate, minacce da parte di parenti, litigi famigliari… una tipica “bugia” è quella dei nigeriani che si dicono in fuga dal movimento armato Boko Haram, salvo poiscoprire che vivevano in stati meridionali della Nigeria che non sono mai stati minacciati da Boko Haram».

Perchè molti vescovi africani invitano i loro giovani a non lasciare il paese?

«I vescovi africani sono preoccupati perchè sanno che quell’Eldorado non esiste, che per i giovani che emigrano illegalmente non c’è futuro in Italia, in Europa, la maggior parte di essi non troveranno un’occupazione regolare. Inoltre temono le conseguenze sociali, culturali oltre che economiche di un fenomeno che se continua e si intensifica porta lontano generazioni di giovani. I vescovi li esortano a restare, a mettere a frutto i loro talenti in patria, per costruire una società migliore»






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