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«Sogno di Guarigione»: il documentario di Massimo Gabbani nel ricordo di Alice Magnani.

Guarire! E’ il sogno di ogni malato, a prescindere dall’età, dal sesso dall’etnia a cui si appartiene e dalla gravità della sua malattia.

«L’idea del documentario “Sogno di Guarigione” – spiega Massimo Gabbani – è nata dopo aver conosciuto la storia di Alice Magnani, recentemente scomparsa, affetta da Artrite Idiopatica Giovanile, ma campionessa nello sport. Alice ha trovato nello sport, più precisamente nella palla tamburello, l’arma per combattere la sua malattia, o “Bestia” come la chiamava lei. Alice non si è arresa ed ha continuato la sua vita, ha continuato a coltivare il suo sogno, un sogno di Guarigione».

Ma quali fattori sono indispensabili perché questo sogno resti vivo? E’ la domanda che si pone il documentario che mette in parallelo due realtà e due culture completamente diverse, quella italiana e quella keniota. Il documentario, in fase di realizzazione, uscirà verso Natale ed è finanziato da vari enti e sponsor.

«Alice era determinata a non arrendersi, a combattere, – ricorda il regista –  ed era supportata da quello che potremmo definire un Dream Team, indispensabile per mantenere vivo questo sogno: Famiglia, Sport Medicina e Ricerca».

Importante, come vedremo nel corso del documentario, è il supporto che il documentario ha ricevuto da «Il Volo», Associazione Malattie Reumatiche del Bambino, Onlus, di Padova. Questa Associazione, oltre a fornire informazioni, aiuto e sostegno ai pazienti e alle loro famiglie, diffondendo la conoscenza e la comprensione di tali malattie, ha come impegno primario quello di promuovere la Ricerca al fine di ottenere diagnosi precoci e cure efficaci.

La prima parte del documentario è girata a Tabaka in Kenya, avendo come punto di riferimento il Tabaka Mission Hospital gestito egregiamente dai Padri Camilliani. «Voglio ringraziare – aggiunge Gabbani – chi mi ha aiutato nella realizzazione di questa prima parte del lavoro, padre Francesco Avi, medico chirurgo, responsabile fino a poco tempo del complesso ospedaliero e stato tra i primi Camilliani a giungere a Tabaka oltre 40 anni fa. Tiziana Tabarelli, o “Mama Tisiana” come viene chiamata a Tabaka, volontaria trentina che conosce bene la cultura locale e che mi ha agevolato nei contatti con la comunità, con la quale ha creato per comunicare una nuova lingua, che è un mix tra “Trentino, Inglese e Kiswahili”, e il Dott. Luigi Benini, ex primario di chirurgia dell’ospedale di San Bonifacio (VR), un giovane di 85 anni, volontario da 15 anni in Kenya, che mi ha seguito per tutto ciò che riguarda la parte medica, che ho approfondito all’interno dell’ospedale, ma vanno estesi a tutto l’ospedale, dal direttore amministrativo, ai medici, agli infermieri, allo staff e ai pazienti che mi hanno concesso di riprenderli».

Naturalmente Tabaka la situazione è molto diversa dalla nostra, non c’è nessun Dream Team, le malattie reumatiche del bambino sono ancora poco conosciute, e spesso confuse con altre patologie. Non ci sono cure adeguate e non c’è nessun sostegno per le famiglie: una situazione che rende quasi impossibile mantenere vivo il sogno di guarigione. «Ma c’è una particolare filosofia di vita che dovremmo fare nostra,  – testimonia Gabbani – come mi ha spiegato suor Maureen Ogundep “ Se oggi sto bene va bene, domani vediamo come va”, il che significa che devo vivere a pieno ogni momento senza pensare troppo al futuro, e questo permette loro di affrontare la malattia con uno spirito diverso dal nostro».

La seconda parte del documentario riguarda la gestione delle malattie reumatiche del bambino in Italia, prendendo come punto di riferimento il Centro Regionale Veneto di Reumatologia Pediatrica di Padova, diretto dal Dott. Francesco Zulian che è anche responsabile Scientifico dell’Associazione il Volo. Qui il Dream Team è attivo da oltre 20 anni ed è composto da Medici, Infermieri, Psicologi e Genitori che si dedicano a tempo pieno a queste malattie. «In questo caso visiteremo il Centro di Padova, – continua il regista –  dove per molti anni è stata seguita Alice e a cui si rivolgono pazienti con varie malattie reumatiche croniche da tutto il Nord-est e anche dall’estero. Analizzeremo lo stato dell’assistenza dei piccoli pazienti affetti da malattie quali l’Artrite Idiopatica Giovanile, Dermatomiosite, Lupus, Sclerodermia, Vasculiti e Febbri periodiche. Valuteremo lo stato della Ricerca e le prospettive per una fattiva collaborazione con il Centro Africano in Kenia con cui sono già stati presi contatti».

Durante le riprese del documentario, Massimo Gabbani ha intervistato i genitori e le persone che conoscevano Alice. È emerso un profilo personale dell’atleta della val di Non meraviglioso. «Alice, in un certo senso, aveva già fatto sua la filosofia del vivere ogni giorno al massimo. Il suo motto “Crederci!” le ha dato la forza di affrontare gli avversari sul campo e vincere anche fuori dal campo contro la malattia»sottolinea Gabbani.

Importante anche l’intervista fatta al Dottore Giorgio Martini, che ha sviluppato la sua ultima tesi di laurea riprendendo il lavoro di Alice.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò, intervistato all’inizio di settembre, porta con sé uno splendido ricordo di Alice, e ci ha raccontato che: “Conoscevo Alice da epoche e tempi non sospetti. Alice, come tante ragazze nel nostro paese, aveva tanti interessi, una curiosità direi forte, assoluta per la vita, una bella famiglia e una passione unica: lo sport. Rispetto alla moltitudine di giovani della sua età c’era una caratteristica, una peculiarità che caratterizzava che distingueva la vita di Alice. Pur essendo una persona a cui il destino e la natura avevano riservato dei lati negativi, lei era un atleta di valore assoluto. Detto così può sembrare impossibile o per qualcuno paradossalmente può sembrare banale in realtà è un caso unico nel nostro panorama….”.

Molto importante anche il contributo del prof. Federico Schena, Presidente del Collegio didattico di Scienze Motorie dell’Università di Verona dove Alice frequentava con successo, era ad un passo dalla laurea con la tesi già pronta, il terzo anno la ricorda così “Abbiamo oltre 200 studenti ogni anno nei nostri corsi, e molti sono atleti di alto livello ma Alice era ‘speciale’ perché sapeva unire allo studio ed alla voglia di scoprire la scienza del movimento la voglia di stare con i suoi compagni e di realizzare una vera esperienza formativa che non era solo fatti di lezioni ed esami ma anche di vera ‘comunità educativa’, alla quale amava partecipare con entusiasmo, mettendo a disposizione la sua notevole esperienza sportiva ma anche imparando dai tutti coloro che gli erano attorno, studenti ed anche docenti.”






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