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Il parere della psicologa

La malaria, se non è diagnosticata in tempo, uccide anche in Italia

La piccola Sofia lascia un vuoto tra i suoi cari e questo tragico evento non dovrebbe essere utilizzato o meglio sfruttato, almeno in questi giorni, per fare politica e informazione strumentale. Dovrebbe invece far riflettere rispetto al fatto che il grande flagello presente fin dall’Unità d’Italia e debellato solo negli anni ’70, non è ancora scomparso del tutto.

Ora è il tempo dell’analisi di ciò che è accaduto, sono stati infatti aperti due fascicoli contro ignoti per cercare di capire come si poteva evitare la morte di una bambina di soli 4 anni.

La conoscenza è sempre l’arma più efficace per debellare ogni male. È infatti importante che le persone sappiano le nozioni base della malaria senza cadere nel panico rispetto a persone che viaggiano o che immigrano nel nostro paese.

La politica dovrebbe occuparsi invece di come organizzare maggiori possibilità sanitarie in modo da aiutare i centri ospedalieri ad avere maggiori strumenti di analisi e cura.

Attualmente sappiamo che la piccola Sofia, senza essere stata in paesi a rischio, è stata ricoverata sabato 2 settembre all’ospedale di Trento per febbre alta e attraverso l’analisi dell’emocromo è stata rilevata un‘alterazione dei globuli rossi. Non è passato molto tempo dall’analisi di malaria, ma ormai era troppo tardi e la piccola muore nella notte tra domenica e lunedì all’ospedale di Brescia.

Precedentemente la piccola era stata ricoverata a metà agosto a Portogruaro per diabete e poi a Trento per faringite e durante l’ultimo suo giorno di degenza, vengono ricoverati nello stesso reparto, anche se in stanze diverse, due bambini affetti da malaria tornati dal Burkina Faso.

L’analisi del DNA dei bambini e quello di Sofia confermano lo stesso tipo di parassita, l’ipotesi di contagio all’interno dell’ospedale di Trento quindi adesso è valida.

Sintetizziamo ora di seguito le centinaia di informazioni esplose in questi giorni provenienti da fonti mediche.

Alcuni specialisti dicono che la zanzara che causa la malaria è presente qui in Italia, altri dicono che è stata importata. C’è chi ancora afferma che può essere un male degli aeroporti o nascondersi nei bagagli per poi pungere una volta aperta la valigia. Queste cose possono fare anche sorridere, ma ricordiamoci che purtroppo tale malattia è decisamente pericolosa se non diagnosticata in tempo.

Cerchiamo di capire ancora di più:

Secondo la Circolare del Ministero della Salute dello scorso Dicembre per la Prevenzione e Controllo della malaria in Italia i decessi sono stati 4,  si sono verificati solo 7 casi autoctoni, vale a dire avvenuti in assenza di viaggi in paesi a rischio. il totale dei casi di malaria sono 3.633, di cui l’89% con diagnosi confermata.

Il problema della malaria in Italia non è certo recente. Nei decenni che seguirono l’Unità d’Italia la malaria costituiva «il più grave problema di sanità pubblica. Nel 1882 il senatore Luigi Torelli pubblicò la prima carta della diffusione della malaria in Italia, presupposto conoscitivo per quella che nel 1884 chiamava la necessaria «guerra nazionale» per liberare l’Italia dalla «tirannia della malaria».

Mentre a quel tempo si pensava che tale malattia era a causa dall’aria malsana, oggi sappiamo che la trasmissione avviene attraverso il Plasmodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. Tale insetto è tuttavia molto labile, quindi certo non può sopravvivere ad un viaggio chiuso in una valigia o accompagnare gli immigranti durante un viaggio su un barcone.

La malaria non si contagia da umano a umano come nell’epatite o malattie sessualmente trasmesse o per contatto di sangue, saliva o secrezioni. La malaria per essere trasmessa ha bisogno quindi di un vettore, quale è la zanzara anofele, la quale non sembra essere scomparsa. La zanzara può aver morso un soggetto sano dopo aver morso un soggetto malato. I soggetti microcitemici non vengono intaccati dalla malaria rispetto ai soggetti sani, in quanto hanno le pareti dei globuli rossi più resistenti. Il periodo di incubazione va dai 7 ai 14 giorni e i sintomi possono essere simili a quelli di una comune influenza: febbre mal di testa, tensione di muscoli nucali, brividi e sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea.

Rispetto alla malaria, come del resto in molti casi difficili della vita, non dobbiamo aver paura dell’altro in quanto non è causa diretta dei nostri mali, ma impegnarci a conoscere per sapere cosa dobbiamo affrontare, in che modo e in quale tempistica, non dimenticandoci di chiedere aiuto.

Gli specialisti, come del resto ha fatto chi ha notato una variazione dell’emocromo della piccola Sofia, continuare ad indagare sui sintomi in quanto le eccezioni o i casi rari sono costituiti da persone e in questo caso da una bimba di soli 4 anni.

Con rispetto e comprensione ai cari della piccola Sofia, ai medici e specialisti che hanno cercato di aiutarla come meglio potevano, ma anche a chi dovrà indagare sulle cause della trasmissione di questo subdolo flagello che non lascia ancora il Nostro Paese.

La mia speranza è che la ricerca in questo ambito possa essere finanziata e promossa per il bene di tutti.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo






Un commento A La malaria, se non è diagnosticata in tempo, uccide anche in Italia

  1. InCazzoso ha detto:

    Sopratutto se ci sono medici di 10^ scelta (Ciarlatani) negli ospedali Trentini

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