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Ecco chi è la zanzara killer portatrice della malaria

La malaria è una malattia che non risparmia i Paesi sviluppati: il “serbatoio” sono le persone infette, che possono anche non manifestare sintomi, e il veicolo di trasmissione è la zanzara anofele, presente anche in Italia.

Oggi la malaria è endemica in vaste zone dell’Asia, Africa, America latina e centrale, isole caraibiche e Oceania, con circa 500 milioni di malati ogni anno e oltre un milione di morti, minacciando nel complesso oltre il 40% della popolazione mondiale, soprattutto quella residente in Paesi poveri.

Il quadro clinico è quello di una malattia febbrile acuta di gravità diversa e la diagnosi di specie è particolarmente importante sia perché è possibile l’infezione da protozoi differenti, sia perché l’infezione da Plasmodium falciparum è estremamente pericolosa, in particolare per soggetti deboli o debilitati.

 La comparsa dei sintomi dipende da fattori diversi, i cui più importanti sono la specie plasmodiale e la carica infettante. In linea di massima, i sintomi della malaria da P. falciparum appaiono da 7 a 14 giorni dopo la puntura da parte della zanzara infetta e sono di varia natura, (mal di testa, vomito, diarrea, sudorazioni e tremori, ecc), comuni, almeno inizialmente, a quelli un’ influenza o ad altre infezioni, ma comunque sempre accompagnati da febbre elevata. La malaria da P. falciparum arriva a essere letale distruggendo i globuli rossi e quindi causando una forte anemia ma soprattutto ostruendo i capillari che irrorano il cervello (in questo caso si tratta di malaria cerebrale) o altri organi vitali.

Tra le 60 e più specie di zanzara italiane, del genere Anopheles sono molto diffusi al nord il maculipennis, zoofilo (ossia che si posa soprattutto su animali) ma in grado di trasmettere la malaria, e il labranchiae, spiccatamente antropofilo (si posa sugli uomini) e responsabile di focolai autoctoni in Sardegna, nell’Agro pontino e in Sicilia, dove è ancora presente nonostante le periodiche campagne di disinfestazione.

Nel 1970 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’Italia ufficialmente libera dalla malaria. Tuttavia, da allora, vi sono stati diversi casi di questa malattia “importati” dall’estero. Fino al 1985 i nuovi casi erano meno di cento l’anno, ma sono progressivamente aumentati fino a circa mille nel 1999 e nel 2000. Nel biennio 1999-2000, in Italia, per la malaria sono avvenuti sette decessi. Fino al 1994, l’aumento ha riguardato sia cittadini italiani che tornavano da Paesi dove la malaria è endemica, sia immigrati.

A partire dal 1995, invece, l’incremento è legato solo ai casi tra gli immigrati, mentre quelli relativi ai cittadini italiani sono andati progressivamente riducendosi. Nel decennio 1989-1999 vi sono stati complessivamente circa 8 mila casi, e solo in 20 di essi la malattia è stata contratta in Italia.

Seppur raramente la malaria può essere trasmessa attraverso l’inoculazione di sangue infetto attraverso emotrasfusioni, uso di siringhe contaminate, o trapianto di organi infetti. Esiste poi la cosiddetta “malaria d’aeroporto” o “malaria da bagaglio” descritta in soggetti residenti in aree indenni da malaria (come l’Italia), infettati da zanzare trasportate da aeroplani provenienti da zone endemiche.

La zanzara Anopheles è un genere di insetti appartenente alla famiglia delle Culicidae sottofamiglia Anophelinae.

Questo particolare genere è tristemente famoso poiché vettore principale di trasmissione di numerose patologie parassitiche che colpiscono l’uomo, vettore principale del plasmodio della malaria, i vermi parassiti del genere Dirofilaria ed il virus della febbre chiamata O’nyong’nyong.

Come tutte le specie della famiglia culicidae la vita può essere suddivisa in quattro fasi principali: uovo, larva, pupa, adulto. Le prime tre fasi si svolgono in ambiente acquatico, mentre l’ultima avviene in ambiente sub aereo. Le uova di queste zanzare si schiudono dopo circa 2-3 giorni dalla deposizione e le larve che ne escono sono lunghe non più di qualche millimetro, e si nutrono di microorganismi e particelle organiche che fluttuano nell’acqua.

Le larve crescono preferibilmente in acque pulite e non inquinate, e non mostrano particolari problemi ad adattarsi ai vari gradi di salinità delle acque. Alcune specie tropicali si sono addirittura adattate a crescere nelle pozze all’interno di tronchi cavi d’alberi, oppure sulle foglie perennemente umide delle piante tropicali. Le larve emergono spesso verso la superficie per respirare tramite delle trachee poste lungo il corpo.

La pupa è lo stadio seguente. In essa il capo ed il torace si sono fusi a formare un cefalo-torace, e tutto il corpo si presenta estremamente curvato. La pupa preferisce stare sempre in prossimità del pelo dell’acqua, e respira tramite due sifoni posti nel cefalo-torace. Dopo un periodo che varia molto a seconda della temperatura, ma non supera mai i 5 giorni, la pupa emerge sulla superficie dell’acqua e si trasforma nell’adulto.

L’adulto dell’anopheles è molto simile a quello degli altri tipi di zanzare; la struttura corporea si differenzia in tre regioni: capo, torace, addome.

Benché sia i maschi che le femmine delle Anopheles si nutrano del nettare dei fiori, solo le ultime devono pungere per ricavare le proteine necessarie alle uova. Le femmine sono particolarmente sensibili all’anidride carbonica ed al sebo prodotto dalla ghiandole epiteliali dei mammiferi, ma in loro assenza non esitano a pungere altri vertebrati.

Una volta posatasi sulla vittima, l’Anopheles perfora con l’apparato boccale la pelle per raggiungere un piccolo capillare ed immette la saliva che possiede un potere anticoagulante. Una volta succhiato il sangue la femmina vola via, per pungere di nuovo una volta che ha assimilato tutte le proteine. Normalmente una femmina deve succhiare il sangue più volte per produrre il maggior numero di uova possibili. Le Anopheles preferiscono pungere preferibilmente al crepuscolo o tuttalpiù di notte; alcune specie preferiscono rifugiarsi e pungere dentro le case, altre invece in luoghi aperti e ventilati.

La lotta all’Anopheles, e di conseguenza alla malaria, è stata condotta principalmente tramite l’uso di insetticidi, DDT, i quali hanno permesso l’eliminazione completa della malaria dai paesi del primo mondo.






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