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A Lavarone l’omaggio di Paride Franceschini a Mauro Corona

Lo scorso 18 agosto, davanti a centinaia di persone accorse nei boschi di Lavarone per ascoltare la presentazione del libro «Quasi niente», scritto a quattro mani da Mauro Corona e Luigi Maieron, si è svolto l’omaggio dell’artista trentino Paride Franceschini all’alpinista-scrittore originario di Erto: un ritratto di Corona eseguito con la tecnica del pirografo e che descrive lo scrittore in un’espressione particolarmente intensa, circondato dalle statue presenti nel suo studio di scultore ai piedi della diga del Vajont.

Franceschini – noto ai frequentatori della montagna come il “poeta del Lagorai” – ha sperimentato nel corso degli ultimi anni, diverse discipline artistiche: dalla poesia (a cui si dedica da qualche decennio) alla pittura (sempre eseguita con tecniche e su supporti originali) e, più recentemente, all’incisione su legno, per mezzo di una punta incandescente – appunto, il pirografo. Proprio in questa tecnica, l’artista ha trovato una dimensione particolarmente affine, capace di mettere assieme elementi biografici e inclinazioni artistiche.

L’incisione su legno, infatti, oltre che a rappresentare un’importante tradizione storica recentemente andata in disuso, si offre per interessanti risultati formali e Franceschini, con le sue ultime opere, ne sta dando un’emblematica dimostrazione.

Ma non si tratta solo di tecnica: il fuoco che incide il legno rimanda a simbolismi presenti nella tradizione rurale degli abitanti di montagna, e semplifica la composizione pittorica in poche possibili gradazioni cromatiche, evocando così un senso di pulizia e di purezza che strizzano l’occhio all’estetica contemporanea.

Sarà stato anche per queste ragioni che Corona, la settimana scorsa, ha dimostrato di apprezzare molto il ritratto eseguito da Paride Franceschini. Ed in effetti difficile dargli torto: l’opera donata all’eclettico artista friulano, è la più “coronesca” che si possa immaginare: eseguita su legno grezzo dei boschi, incisa con fuoco e metallo, e capace di cogliere Corona in una espressione onirica, proprio come molti dei suoi racconti. Un lavoro, quello di Franceschini, che farà bella mostra nello studio dello scrittore friulano.






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