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Lutto nel mondo del cinema, addio al grande Jerry Lewis

È morto a Las Vegas l’attore e regista Jerry Lewis, aveva 91 anni. Era nato il 16 marzo del 1926 a Newark, periferia delle Grande Mela da genitori attori di vaudeville, russi di origine ebraica. Nel ’99 la mostra del cinema di Venezia gli aveva assegnato il Leone d’ Oro alla carriera: «Dentro di me – disse in quell’ occasione – c’è un bambino di nove anni, faccio ridere e non me ne vergogno. Poi ridivento adulto e passo a ritirare i soldi».

Inizia come maschera in un cinema-teatro di Brooklyn e i suoi brevi sketch fra il primo e secondo tempo vengono subito notati. La sua prima tournée risale al 1944. Due anni dopo nasce il sodalizio con Dino Crocetti, italo-americano che prenderà il nome artistico di Dean Martin.

Il successo del duo fu immediato, da una parte il fascino di Martin, dall’altra la comicità sgraziata di Lewis. Insieme girarono 16 film fra i quali Attente ai marinai! (1952), Morti di paura (1953), Il nipote picchiatello (1955), Artisti e modelle (1955) e Hollywood o morte! (1956). Fu proprio nel 1956 che il sodalizio si ruppe e dopo un periodo meno brillante, per Lewis iniziò la carriera di total-filmaker: si dirige e si produce da solo. Di Martin conserva pero’ un ottimo ricordo: «Era bello, forte, un uomo meraviglioso e pieno di sentimento. La nostra è stata una vera storia d’ amore, di grande amore».

Risale al 1960 il suo primo film da attore e regista, Un ragazzo tutto fare. Poi vennero Il mattatore di Hollywood, Tre sul divano, Bentornato picchiatello. L’idolo delle donne, Jerry 8 (1964) e il suo acclamato capolavoro, Le folli notti del dottor Jerryll (1963). Inventò anche una tecnica di lavoro sul set. Dal momento che quasi tutti i suoi sketch erano improvvisati, Lewis-regista aveva bisogno di controllare immediatamente il lavoro fatto. Fu lui dunque a portare sul set la tecnica del video assist, che utilizzava monitor per vedere il girato in tempo reale. La tecnica è ancora oggi abitualmente usata sul set. Osannato nei Cahiers du Cinéma dalla critica francese, Lewis nel 1970 diresse Scusi, dov’è il fronte?, che ottenne un clamoroso successo in Francia, ma che venne snobbato in patria, determinandone la parabola discendente.

Aveva subito l’impianto di quattro bypass coronarici ed era stato operato di cancro alla prostata. Soffriva anche di diabete e fibrosi polmonare ma a Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, teneva ancora spettacoli dal vivo e seminari sul buonumore. Vincitore di Golden Globe, Bafta e del Leone d’oro alla carriera a Venezia, nel 1999, Lewis nel 2009 aveva ottenuto dall’Academy il Jean Hersholt Humanitarian Award, ma mai nessun Oscar per i suoi film. Numerose sono state anche le polemiche che lo hanno riguardato. Criticato dalle associazioni dei disabili per le sue parodie nei confronti degli affetti da distrofia muscolare, fece anche scalpore in televisione per i suoi epiteti contro i gay. Una volta si scagliò anche contro le donne comiche che – disse – lui vedeva solo come «macchine sforna bambini». Subì anche una denuncia per porto abusivo d’armi, nel 2008 all’aeroporto di Las Vegas. Aveva con sè una pistola che sostenne essere un regalo di un fan.

I medici lo avevano tirato fuori da una profonda crisi di nervi e da una seria dipendenza da steroidi, era arrivato a pesare 120 chili. Si rinchiuse in clinica e dimagrì, raccogliendo soldi per la lotta alla distrofia muscolare. Colpito da una meningite virale, il dolore lo aveva portato sull’ orlo del suicidio, ma trovato un rimedio e si era dedicato a promuovere la campagna internazionale “Dolore. No grazie”. Nell’ ’83 Martin Scorsese ebbe un’ idea geniale: riportarlo sugli schermi facendogli interpretare se stesso, ma dipingendolo come una persona estremamente sgradevole, burbera e antipatica (Re per una notte). Lui ci riuscì benissimo e confessò: «Questo film è molto vicino alla realtà».

 






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