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Var: intervista a Luca Marelli, ex arbitro di Serie A

Luca Marelli è un personaggio in apparenza schivo e mite dai tratti spigolosi, realmente schietto e leale poco incline alle mediazioni di maniera.

L’ex arbitro inserito nella sezione Aia di Como dirige nella sua carriera 68 match in serie C e 15 in serie A. Laureato in giurisprudenza ma per scelta personale non iscritto all’Ordine, svolge l’attività professionale di avvocato.

Nell’estate del 2009 appende il fischietto al chiodo e intraprende la nuova mansione nel Comitato Regionale Arbitro della Lombardia. Nel 2011 si dimette dall’Associazione in seguito a insanabili contrasti con il quadro dirigente. E’ oggi stimato opinionista per l’emittente tv Telelombardia (Gruppo Mediapason), ideatore del personale blog sul calcio e lo sport.

Cominciamo dal fondo citando lo psicologo e saggista statunitense Martin Seligman proposto nelle pagine del tuo blog: “Quello che vogliamo non è un cieco ottimismo, bensì un ottimismo flessibile, con gli occhi aperti. All’occorrenza, dobbiamo essere in grado di usare l’acuto senso della realtà, tipico del pessimista, ma senza soffermarci sulle sue zone d’ombra!”.

-La citazione è gradevole e apprezzabile, possiamo applicarla all’avido mondo del pallone?

“In realtà si tratta più di un promemoria che di un principio su cui basare la propria vita. Mi è capitato, capita e capiterà ancora di sentirsi sfiduciati, a volte isolati, spesso incompresi. L’ottimismo non aiuta a vivere meglio ma è un punto di partenza che spinge a osare, provare, anche solo iniziare un progetto. Il progetto può fallire o avere risultati positivi ma, se non s’inizia, mai sapremo come avrebbe potuto evolversi. Il calcio odierno è del tutto diverso: l’ottimismo può avere qualche importanza nel corso della stagione sotto forma di fiducia personale e di gruppo. E’ indubbio che, oggi, comanda più il denaro rispetto alle “buone intenzioni”. Oggi vince chi può spendere tanto. E’ vero, mi si potrà obiettare che, in Premier League, ha vinto il Leicester l’anno scorso ma non dobbiamo dimenticare mai che il campionato inglese è totalmente differente dal nostro. Basti questo dato: dai diritti televisivi il Leicester incassa quanto la Juventus in Italia, aspetto che consente di comprendere che il Leicester è stato certamente un miracolo, ma un miracolo tecnico, non economico. Squadre con tali ricchezze a disposizione ce ne sono poche in Italia”.

-In questa stagione dopo un anno di sperimentazione offline s’inaugura il VAR ovvero Video Assistant Referee, (moviola in campo) cosa ne pensi dell’ausilio tecnologico nel calcio?

“Rispondo sinteticamente con un rimando ai miei (ormai lontani) ricordi da arbitro effettivo: se avessi potuto avere a disposizione lo strumento tecnologico, avrei pagato di tasca mia. Ciò per dire che all’inizio continueremo a storcere il naso davanti ad un calcio parzialmente differente ma, alla fine, i pregi dell’innovazione supereranno di gran lunga i difetti congeniti rappresentati da pause più o meno lunghe e dall’incertezza sulla decisione finale”.

-In quali casi specifici può essere utilizzata secondo il protocollo?

“E’ complesso specificare tutti i casi in cui il VAR potrà essere utilizzato, ricordiamoci che il protocollo completo si compone di oltre 80 pagine. In sintesi possiamo dividere le aree d’influenza in due tipologie: amministrativa e tecnica. La più semplice è quella amministrativa: si ricorrerà al supporto tecnologico per il cosiddetto “scambio di persona”. E’ un caso molto marginale ma comunque importante che consentirà all’arbitro, in caso di dubbio, di punire disciplinarmente il calciatore giusto. Mi viene in mente un Chelsea-Arsenal del 2014 durante il quale venne espulso Gibbs per un tocco di mano sulla linea di porta. Il problema fu che il fallo di mano fu commesso da Chamberlain, non da Gibbs, che venne espulso senza motivo. Gli altri casi sono tecnici: il VAR potrà intervenire per annullare reti segnate dopo infrazioni non rilevate (tutte le reti saranno riviste, come da direttiva specifica indirizzata a tutti gli arbitri di A e di B), potrà intervenire sui calci di rigore dubbi e per episodi che importino la sanzione dell’espulsione diretta (perciò non per la doppia ammonizione). Facile comprendere, dunque, che non saranno mai presi in considerazioni episodi relativi a fuorigioco e ammonizioni, tranne rare eccezioni che scopriremo cammin facendo”.

-La FIFA deciderà nel giugno 2018 se approvare in via definitiva l’innovazione. In Italia e in Germania si adotta dopo l’ok della FIFA. Prima di tutto facciamo chiarezza di cronaca: il Var o la Var?

“In merito non c’è gran chiarezza, ammetto di aver io stesso contribuito alla confusione. La dizione corretta prevede l’articolo maschile dato che il termine inglese è “assistant”, assistente, maschile. Sarà introdotto il VAR, è ufficiale”.
-“Dall’arbitro falsamente infallibile a una sofferta figura di servizio” parafrasando Paolo Casarin. La rivoluzione digitale dopo anni d’inerzia può ledere la personalità della “giacchetta nera”?

“Non sono per nulla d’accordo con quanto affermato da Casarin. Per carità, rispetto la sua opinione ma mi stupisce che un ex arbitro della sua caratura pensi che i singoli episodi possano influire sulla figura complessiva di un direttore di gara. Certo, gli arbitri cambieranno opinione su un episodio specifico ma, nei restanti 89 minuti e 50 secondi, continueranno a dirigere da soli, fischiando, ammonendo, richiamando i calciatori, interpretando le gare. Sono a tal punto in disaccordo con l’opinione precedentemente citata da pensare che gli arbitri di qualità emergeranno ulteriormente perché acquisterà importanza ulteriore il carisma, la capacità critica, l’umiltà di cambiare opinione. Ricordiamoci sempre un principio, per me fondamentale: solo gli stupidi non cambiano mai idea. E chi non cambia idea di fronte all’evidenza, è ancora più stupido. Vedrete che gli arbitri italiani dimostreranno le proprie capacità non solo tecniche ma anche razionali. Perché ne son convinto? Perché la qualità media degli arbitri italiani non è altissima come 10 anni fa ma rimane ampiamente superiore a quella di altri paesi. State certi che non vedremo certi scempi visti in Confederation Cup o ai Mondiali Under 20, manifestazioni durante le quali arbitri internazionali hanno assunto decisioni surreali dopo aver rivisto le immagini in video”.

-“Vi sono cose che le immagini non possono riprodurre: l’arbitro utilizza tutti i sensi. Annusa i giocatori, li sente parlare, vede le smorfie, percepisce cose che nei replay si alterano”.

“Giustissimo. E tutti i sensi, gli arbitri continueranno a utilizzare. L’errore di chi pensa che il VAR ridurrà gli arbitri a dei robot o, peggio, a degli amministratori di condominio immaginando un direttore di gara dipendente dal video. Niente di più sbagliato: un arbitro può avere il fiuto del miglior “springer spaniel” del pianeta ma non potrà “fiutare” una rete segnata in fuorigioco di 5 centimetri. Quante volte sono uscito dal campo con il dubbio sulla posizione dell’autore della rete! Poi, rivedendo le immagini, comprendevo immediatamente quando ero caduto in errore e quando l’avevo indovinata. Sì, indovinata, perché certi episodi si riducono a un lancio della monetina. Perché ridursi a lanciare una monetina quando abbiamo a disposizione uno strumento utile per risolvere il 90% delle fattispecie?”

Il calcio è uno sport di contatto, la moviola, il grande occhio è lo strumento corretto per valutare la forza fisica e il “danno procurato”?

“So che hai utilizzato la dizione “danno procurato” per consentirmi di correggere una delle più grandi assurdità del calcio televisivo. Il danno procurato non esiste nel regolamento. Nel regolamento si distinguono due tipologie di contatto: contatto regolare e contatto irregolare. Per tornare alla domanda, il VAR non è perfetto pertanto alcuni episodi appariranno differenti da come sono stati visti in presa diretta. Non possiamo farci nulla, per ora la tecnologia non ci consente di tornare indietro nella realtà tridimensionale per rivedere “live” quanto accaduto. Il VAR non risolverà tutto ma sicuramente offrirà un campionato con meno episodi sbagliati. Cancellerà le polemiche? No, le polemiche ci saranno sempre. Parliamoci francamente: veramente vorremmo un calcio senza battibecchi (nel limite della civiltà e del rispetto reciproco)? Non credo proprio. La polemica può essere divertente e stimolante…

-L’introduzione del fuorigioco passivo, il divieto per i portieri di usare le mani sui retropassaggi, quantificare il recupero per la perdita di tempo sono alcuni dei recenti cambiamenti apportati al regolamento. IL VAR, a tuo parere, è da ritenersi una svolta epocale?

“Non c’è alcun dubbio. Ci renderemo conto di quanto sia utile fra qualche mese, quando cominceremo ad abituarci alla sua presenza e, soprattutto, quando ne sarà compreso approfonditamente l’utilizzo”.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

 



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