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La triste storia di Anna e Marco, i senza tetto dell’ospedale di santa Chiara

Per loro non ci sono hotel a 4 stelle, non ci sono pasti caldi o una brandina dove dormire, e nemmeno un bagno dove nella propria intimità andare a lavarsi. Loro non si lamentano per la qualità del cibo, anche perché spesso i pasti li saltano, e nessuno li accoglie quando magari non sanno dove dormire. Loro sono Anna e Marco (nomi di fantasia) rispettivamente di 55 e 50 anni, giovanili e anche simpatici, e stazionano quasi sempre davanti all’ospedale di Santa Chiara.

Lei due occhi azzurri – grigi di una bellezza incredibile e dotata di una forte e perfetta comunicazione, lui ombroso e taciturno, con uno sguardo dolce e rispettoso di tutti e di tutto. Viene subito da pensare come due persone così possano aver fatto una fine simile.

Il loro letto è sulle panchine dietro l’ospedale, il loro pranzo, quando va bene dai frati cappuccini, alla casa della giovane oppure presso una struttura a Rovereto, la loro doccia presso l’ospedale di santa Chiara dove qualche infermiere chiude un occhio e li fa entrare a lavarsi, «L’estate va anche bene – ci spiega Anna – ma quando arriva l’inverno è dura e dobbiamo dormire in una tenda con i sacchi a pelo in un prato dietro la coop in viale Verona dove spesso siamo anche cacciati dai vigili urbani.» Ogni tanto li puoi vedere seduti sulle poltroncine nell’entrata dell’ospedale ma poi quando arriva gente e se ne vanno subito e lasciando liberi i posti per chi viene a trovare i propri cari malati. Un esempio di umiltà che in molti dovrebbero imparare.

Sono sulla strada da quasi 3 anni, Marco potrebbe vivere con i genitori anziani ma per solidarietà verso Anna vive anche lui sulla strada «i miei non sanno nemmeno che dormo all’addiaccio, ma mi sento di farlo per Anna, non posso lasciarla da sola.». Lui va spesso a mangiare a Rovereto presso una struttura che aiuta i senza tetto, «ci vado in treno, e spesso prendo anche la multa perché sono senza biglietto, ma in fondo poi dove me la inviano se non ho una residenza, dovrebbero darci una tessera gratis per viaggiare, ma la danno solo agli extracomunitari insieme alle medicine e a tutto il resto gratis naturalmente»

Anna viveva con i genitori poi nel 2000 e 2005 sono morti entrambi, lei ha continuato a pagare un affitto di 750 euro al mese più altri 2.000 euro ogni anno per il riscaldamento, «lavoravo in un negozio che ha chiuso, poi ho fatto alcuni lavoretti, poi sono finiti i soldi e mi sono ritrovata sulla strada».

Marco invece ha lavorato come boscaiolo e autista per molti anni, poi nel 2015 anche per lui il triste declino che lo ha portato da qualche anno ad essere disoccupato.  Lui non può entrare nel progettone perché è troppo giovane, lei riceve una pensione di invalidità civile per problemi al cuore di 500 euro, «per questo – dice – quando ho chiesto agli assistenti sociali una casa Itea mi hanno detto che ho un reddito troppo alto»

In fondo i due vogliono solo un lavoro, e poi magari una piccola casa per ricostruirsi una vita sociale. Marco per Anna ha rinunciato a tutto, una storia d’altri tempi insomma, un’amore che va oltre alla miseria e alla dignità. Quando li vediamo alzarsi dal bar con i loro sacconi mano della mano pronti a sedersi di nuovo sulla solita panchina davanti all’entrata dell’ospedale ci viene tenerezza. Lei poi lo accarezza dolcemente, e lui le sorride come a ringraziarla per l’affetto che gli dona ogni giorno.

Non chiedono mai la carità a nessuno, stanno ore ed ore sulla stessa panchina spesso guardando nel vuoto alla ricerca di un futuro che non c’è. Noi stessi abbiamo dovuto insistere per offrire un cappuccino. Storie d’altri tempi, e soprattutto di un’altra dignità…

Chi volesse aiutare Anna e Marco può inviare un’email a: redazione@lavocedeltrentino.it   con la dicitura nel titolo «Anna e Marco».



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