Menù principale

Nuovo anno scolastico: insegnanti di sostegno fin dall’inizio, un piccolo passo avanti, ma c’è ancora molto da fare. – di Gian Piero Robbi

Proprio in questi giorni la stampa ha dato la notizia che il ministro Fedeli, durante un incontro che si è tenuto a Lodi, si sia presa l’impegno di favorire l’inclusione degli studenti disabili, in particolare garantendo il giusto numero di insegnanti di sostegno fino dal principio dell’anno scolastico.

Nonostante questo piccolo passo sia gradito a chi come me da tempo si batte per l’inclusione nelle scuole, c’è però di contro un ragionamento da fare che di fatto rende questo passo purtroppo ancora più piccolo e forse inefficace. Infatti, garantire la giusta quantità di docenti di sostegno fin dai primi giorni di scuola non risolve assolutamente il problema dell’inclusione nelle scuole Italiane. Perché? La risposta a questa domanda a mio avviso è anche troppo facile e mi stupisce come chi di dovere non riesca proprio a porvi rimedio.

Già, perché anche quest’ultimo intervento del Ministro dell’Istruzione durante l’evento promosso dalla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), sembra soltanto uno dei tanti palliativi che una certa politica tende a propinare quando si parla di questi temi. Si tratta infatti di una “soluzione” di quantità e non di qualità.

Di fatto però la qualità è proprio la “parolina magica” che può fare la differenza in merito all’inclusione dei bambini e dei ragazzi con disabilità. Infatti, non è solo il numero adeguato di docenti che conta, ma anche la qualità della preparazione degli stessi. Dai dati ufficiali si evince che più del 40% (47.000) degli attuali docenti di sostegno (150.000) sono supplenti oppure con incarichi  “in deroga”, ma cosa ben più grave risultano non specializzati e/o abilitati.

Questa realtà che coinvolge la nostra scuola è veramente grave perché un insegnate di sostegno non professionalizzato e specializzato non solo è inefficace in termini di inclusione, ma rischia a mio parere di peggiorare la situazione. Non si può pensare di affidare uno studente con disabilità a un insegnate che nella migliore delle ipotesi va a tentoni. È veramente grave e vergognoso che nel 2017 si debba ancora discutere di queste situazioni inverosimili.

Il sistema scolastico italiano (in generale già antiquato) deve cambiare radicalmente e questo cambiamento deve basarsi essenzialmente sulla qualità degli insegnati e sulla professionalizzazione degli stessi. Tale cambiamento e ammodernamento non deve però fermarsi ai soli insegnati di sostegno, ma a tutto il personale scolastico che deve essere in grado di relazionarsi con la disabilità e trasmettere il valore dell’inclusione agli studenti.

Un semplice insegnante deve essere in grado non solo di gestire il rapporto tra alunni disabili e non, ma anche di riconoscere quelle forme meno evidenti di disabilità come la dislessia che crea problemi di apprendimento e che negli anni è stata alla basa della emarginazione e denigrazione di studenti ritenuti “asini” solo perché a causa di una patologia non riuscivano a stare al passo con il resto della classe.

Mi auguro che il ministro Fedeli mantenga l’impegno preso a Lodi, ma ho qualche dubbio. Insomma dopo tante belle parole, manifestazioni d’interesse da parte delle istituzioni, nell’anno scolastico 2017/18 ci saranno bambini e ragazzi disabili che non saranno adeguatamente seguiti, alla faccia dell’inclusione scolastica.

Gian Piero Robbi






Lascia un Commento

Your email address will not be published. Required fields are marked as *

*