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Salvare l’Africa con l’Africa, non con il buonismo ideologico

Di ritorno dalle vacanze, apro la cassetta della posta e trovo una serie di riviste cui sono abbonato, o che mi inviano gratuitamente: Etiopia chiama; Aiuto alla Chiesa che soffre; Medicina & Missioni.

Si occupano tutte di Africa e di Terzo Mondo ed invitano ad adottare bambini a distanza, a finanziare la ricostruzione di chiese e ospedali distrutti in Egitto, Iraq, Medio Oriente, oppure, come l’ultima citata, raccontano la vita dei medici che prestano lavoro gratuito in paesi in via di sviluppo.

Questo perchè il mondo cattolico ha a cuore i poveri, anche lontani. La missione è sempre stata questo: annuncio della Buona Novella, ed aiuto allo sviluppo, in tutti i sensi. A casa loro. Lì dove i popoli vivono, dove hanno le proprie radici, adeguandosi per quanto possibile ad usi e costumi locali, almeno a quelli non in contraddizione con lo spirito evangelico.

Nei secoli i missionari hanno sradicato, dove sono riusciti, usanze inique legate alle religioni tribali: il ricorso abituale della vendetta; i sacrifici umani; la magia e la stregoneria; la poligamia…

Ma non hanno mai ritenuto di dover imporre lingua, usi e costumi occidentali, convintissimi che se il buon Dio ha permesso l’esistenza di popoli, lingue, culture diverse, c’è in questo una ricchezza insostituibile.

Ricordo, quando ero piccolo, un frate francescano trentino che raccoglieva l’elemosina per portare soldi in Etiopia. Girava con il bastone, i sandali e la bisaccia; il suo volto emaciato, i suoi occhi dolci e mansueti parlavano della sua profonda Carità.

I miei genitori ci insegnavano a saltare qualche volta il gelato, a fare qualche fioretto: i soldi risparmiati, ci dicevano, li diamo al frate, e aiutiamo un bambino povero, a casa sua.

Da grande mi sono trovato ad avere amici che hanno adottato dei bambini, sempre in Etiopia. Mi hanno raccontato che per ogni bambino concesso in adozione, e quindi destinato a lasciare il suo paese, il governo etiope chiede alle associazioni di carità un certo numero di adozioni a distanza. Questo perchè un paese non può privarsi dei suoi giovani: sono il suo futuro. Spinto da questi amici, per alcuni anni ho invitato i miei alunni a rinunciare a qualcosa, per adottare a distanza un bambino etiope. Per dargli un futuro migliore nella sua terra, vicino ai suoi cari, là dove dovrà un giorno essere protagonista della vita della sua comunità.

E dunque? Dunque viene da sorridere a sentire Matteo Renzi che declama: “Aiutiamoli a casa loro”. Lo dice adesso, con un po’ di ritardo, dopo aver detto il contrario per molto tempo, senza risultare credibile. L’uomo è così: rende stupide e intollerabili anche le frasi intelligenti. Saranno il tono, la mimica, la fiducia che ispira in chi lo ascolta quando parla.

Però, sì, “aiutiamoli a casa loro” non solo è un concetto intelligente, ma è anche molto cristiano. Molto rispettoso della varietà e della ricchezza del mondo, delle culture, delle patrie.

Proverò a dirlo con altre parole. Quelle utilizzate dall’uomo che più di tutti ha fatto per l’Africa, portandovi Vangelo, scuole, ospedali, università e molto altro: san Daniele Comboni.

Lui aveva un motto preciso, ricordato recentemente anche dal cardinale africano Robert Sarah (foto): “salvare l’Africa con l’Africa“.

Lo espresse nel suo celebre “Piano per la rigenerazione dell’Africa con l’Africa“, presentato nel 1864 al Prefetto di Propaganda Fide, il Cardinale Alessandro Barnabò. In esso invitava tra l’altro a istituire “scuole per formare maestri neri, scuole per artisti, virtuosi e abili agricoltori, medici, infermieri, falegnami”; invitava a costruire dove possibile “piccole università teologiche e scientifiche” per creare una classe dirigente africana formata nel campo “religioso, civile, economico”.

Ma Comboni era un missionario vero, pronto ad affrontare interminabili viaggi, fiere, predoni, malattie… non un opinionista dell’accoglienza con la tastiera, nè una tonaca ideologizzata, nè un loquace politico toscano attaccato ai social come ad un respiratore, nel disperato intento di captare l’umore degli elettori.

A cura di Francesco Agnoli

Articolo apparso anche sul quotidiano cartaceo La verità firmato dallo stesso giornalista.






Un commento A Salvare l’Africa con l’Africa, non con il buonismo ideologico

  1. ernesto gi ha detto:

    Conosciamo i furbetti che quando le cose per loro vanno male tentano di salvarsi facendo proprie certe frasi ad effetto o certi principi enunciati da altri in tempi passati. Sono le squallide tattiche usate dagli ominicchi una volta al potere ed oggi nella polvere. Quanto al continente nero e ai comboniani, ai quali va il nostro rispetto, c’è da chiedersi quanto la chiesa sia disposta ad “investire” per il suo (dell’Africa), salvataggio. Le alte sfere, cui nulla sfugge, ben sanno come stanno in realtà le cose, chi sono le prime donne, le comparse, gli inservienti in quell’immenso teatro. Detto in termini crudi, i fondi non mancano, è quindi una scelta sul tipo di investimento da fare. Domanda altrettanto cruda: perché la chiesa cattolica non si assume la responsabilità di guidare un movimento, diciamo di tipo ecumenico, che denunci apertamente il male ed i suoi autori ? Gli imperialisti di un tempo, quelli tradizionali, non hanno mai sotterrato l’ascia di guerra e si rifanno vivi più gagliardi che mai sullo scacchiere internazionale. Ad essi si sono aggiunti i nuovi imperialisti, ancor più famelici dei primi, mossi non solo da ragioni di sopravvivenza (sic) ma anche di facili, ricche opportunità. Comunque sia sempre a danno delle popolazioni indigene. Nelle quali, purtroppo, si fanno notare i collaboratori al soldo dell’imperialismo, coloro che sono pronti a tradire la propria gente (senza di essi l’impresa di colonizzazione risulterebbe alquanto più rischiosa, in termini economici e politici). Laddove non mancano i problemi non mancano le opportunità. Le chiese, che già operano in Africa ed in altri continenti, renderebbero un grande servigio all’intera umanità se unissero le loro forze nella denuncia chiara ed inequivocabile dei misfatti e dei nomi. Chi oserebbe muovere guerra, reale o virtuale che sia, alle religioni coalizzate nella guerra santa al male ?

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