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Mafia in Trentino: quando il saggio indica la luna, la Bindi guarda il dito – di Michael Moser

Non è la prima volta, e di certo non sarà nemmeno l’ultima, che la parola “Trentino” viene accostata alla parola “mafia”. Nel corso del 2010, durante il festival dell’economia, era toccato a Roberto Saviano che aveva prospettato un interesse da parte della ‘ndrangheta dell’Aspromonte per le mele trentine salvo poi spiegare che il suo era solo un monito per quello che potrebbe avvenire piuttosto che la rivelazione di un quadro di indagini già esistenti.

Per non parlare di quella volta che Luigi Bonaventura, ex ‘ndranghetista di spicco che a partire dal 2005 ha deciso di collaborare con la magistratura, durante una intervista ha definito il Trentino “un’isola felicissima per le organizzazioni criminali”.

La scorsa settimana è toccato a Rosy Bindi (presidente della Commissione antimafia) che, al termine di un vertice con i commissari del governo di Trento e Bolzano, ha affermato che in Trentino-Alto Adige non ci sono significativi elementi riconducibili alla criminalità organizzata e che una particolare attenzione è riservata al settore porfido che alcuni anni fa era stato investito dall’inchiesta “Aemilia” che riguardava in particolare l’azienda Marmirolo Porfidi (sede legale a Trento e cava in provincia di Mantova) che aveva portato all’arresto di oltre 160 persone tra Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Trentino.

Sebbene tutti siano rimasti sorpresi sentendo queste affermazioni, la stragrande maggioranza dei trentini si sono chiesti come abbiano potuto i nostri politici rimanere esenti da menzione.

Ci avevamo pensato noi di AGIRE, attraverso il nostro coordinatore politico Claudio Cia, a riportare i pensieri dei nostri cittadini in Consiglio provinciale in un intervento dello scorso dicembre, a seguito del quale la giunta aveva abbandonato l’aula.

Come affermato nell’intervento:” I nostri cittadini più guardano alla politica e più si convincono che il Trentino non sia poi tanto diverso dai territori impregnati di Camorra. Mentre nel sud Italia il crimine organizzato nasce fuori dai palazzi istituzionali e in cerca di copertura si rivolge poi ai politici, in Trentino a generare mafia è la politica fatta da certi personaggi che hanno spolpato le istituzioni per creare un sistema di potere su cui modellare norme, dare vita a società, inventare bisogni e pretesti tali da giustificare l’uso di denaro pubblico e piazzare fedelissimi a presidio di posti strategici.”

La paura è l’ingrediente vitale che alimenta questo sistema. Come ha ricordato Cia:” Se non ti adegui perdi gli “amici”, se perdi gli “amici” perdi il finanziamento, se perdi il finanziamento chiudi baracca e burattini. Non sei schierato con il partito giusto? Allora non ricevi sostegno, non trovi o perdi il lavoro, per te non c’è l’appartamento Itea e la meritocrazia non conta. Nella tua terra la vita diventa un inferno.”

Cari trentini, nel 2018 l’occasione è ghiottissima. Alle prossime elezioni vi è l’occasione di spazzare via una classe politica basata sui “piazeri e piazeroti” e di sostituirla con una nuova, giovane e che possa dare una soluzione ai problemi di TUTTI i cittadini. Pensateci bene prima di entrare in cabina elettorale, non diventate complici di un sistema marcio, non siate omertosi.

Michael Moser – Coordinatore AGIRE per il Trentino, Valle di Cembra

 






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