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Quanto l'informazione subisce la censura.

Solidarietà a Filippo Facci e non solo….

Dopo Enrico Mentana che ha definito l’ordine dei giornalisti inutile, dannoso e da abolire (qui l’articolo) mi associo anch’io alle diffuse, ma non corali (ovviamente i “giornalisti allineati e coperti” non si esprimono), manifestazioni di solidarietà al giornalista di “Libero” Filippo Facci, punito dall’ordine lombardo dei giornalisti con la sospensione di due mesi dalla professione e dallo stipendio per un articolo di critica all’islam.

Avevo sempre pensato che una delle ragioni più nobili della necessaria “esistenza” dell’ordine dei giornalisti (mentre il giornalista Marco Pannella ne chiedeva in tempi almeno non così sospetti l’abolizione) fosse la difesa, “senza se e senza ma”, in primo luogo, della libertà di stampa e di espressione, diritti fondamentali che trovano nella costituzione solenne tutela.

Ma non è così.

Se si devia dal “pensiero unico” e dal “politicamente corretto” si corre il rischio di imbattersi nella dura mannaia che colpisce, tra l’altro, la c.d. “deriva razzistica“.

Ciò che è successo a Filippo Facci, è capitato anche a me, con la differenza che non ho subito sospensioni di stipendio, perché non percepisco stipendi e che il mio caso (anzi i miei quattro casi, dal numero dei procedimenti che ho collezionato in pochi mesi) non è così clamoroso come quello di Facci, per la mia modesta rispetto alla più autorevolmente riconosciuta voce del collega.

A fronte della condanna della commissione disciplinare dell’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, ho presentato appello in sede nazionale; se non avrò soddisfazione, andrò fino in fondo, ricorrendo, se del caso, alla giustizia ordinaria, sapendo di affrontare spese legali di non poco conto, quando la mia attività di giornalista è assolutamente gratuita.

Ma c’è di più!

L’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, al quale sono iscritto, benché informato (avendo inviato le sentenze di 1° e 2° grado°), non si prese nemmeno la briga di scrivermi “due righe” di solidarietà, quando i vertici di Trentino Trasporti mi citarono in giudizio per un articolo (tra i tanti) che scrissi sulla gestione della concessionaria del trasporto pubblico provinciale (in particolare l’operazione dei bus all’ idrogeno) (1).

La condanna di Trentino Trasporti trovò completa “censura”, e la notizia venne “sapientemente” oscurata.

Anche in quella occasione era in gioco la libertà di stampa e di espressione! (2)

Ma sono contrario alla soppressione dell’ordine dei giornalisti, che però si deve (lo dobbiamo tutti insieme) liberare dai troppi conflitti di interessi e dai sempre più liberticidi pregiudizi del “politicamente corretto” e del “pensiero unico“.

(1) Baggia&Facchin ancora “sotto”: non furono diffamati da Claudio Taverna

(2) Baggia&Facchin vs Taverna”: si occupa “Ossigeno per l’informazione






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