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Concorsi in regime simil mafioso anche a Trento

Concorso «truccato», Cia: «non c’è democrazia senza meritocrazia»

Il caso del concorso «truccato» dove è stato ipotizzato un conflitto di interessi e inciucio tra la presidente della commissione esaminatrice Luisa Zappini e i vincitori del concorso pubblico per la Centrale Unica di Emergenza della Provincia di Trento, sta ormai sfuggendo di mano alla giunta provinciale.

Il governatore Ugo Rossi ha annullato il concorso pubblico ammettendo quindi nemmeno tanto velatamente che in quel concorso c’è qualcosa che non va. Ora da più parti vengono chieste le dimissioni di Luisa Zappini, infatti, l’annullamento del concorso è comunque un atto di colpevolezza, e per questo chi ha sbagliato deve pagare.

In tal senso i rumors delle ultime ore parlano di pressioni per le dimissioni della funzionaria provinciale, ma già nella giornata di domani potrebbero aprirsi degli scenari importanti. Sull’argomento infatti le opposizioni (Agire, Lega Nord, Forza Italia) hanno convocato una conferenza stampa. 

Il caso era dapprima stato sollevato da un media locale e poi ripreso dal consigliere provinciale di Agire Claudio Cia  che aveva. 

Nessuna novità invece per il consigliere provinciale di Agire Claudio Cia che dopo lo scoppio del caso aveva subito depositato un’interrogazione alla giunta provinciale e inviando un esposto alla commissione anti corruzione nazionale.

Lo stesso Claudio Cia appena saputa la notizia dell’annullamento del concorso ha voluto intervenire sulla questione attraverso una  breve nota, «La decisione della Giunta provinciale circa l’annullamento del concorso pubblico per esami per un posto a tempo indeterminato alla CUE è un atto di responsabilità. Ma come spesso accade, – dice Cia –  quando il sistema è marcio, anche il riconoscere una responsabilità si conclude con un nulla di fatto. Una sorta d’infantilismo amministrativo di chi ammette la colpa come mossa decisiva per auto-assolversi e continuare a far finta di niente. È il sistema che va sanato radicalmente per trasformarlo in meritocratico, per davvero, a salvaguardia della democrazia».

«Non è una scoperta di oggi che anche in Trentino i concorsi pubblici funzionano come da altre parti, – aggiunge –  in un regime simil mafioso. Nel riconoscere la propria responsabilità occorre la disponibilità a valutare effettivamente il danno subito dalla nostra provincia, e non solo a livello d’immagine. È irreparabile lo schifo alimentato da questo stato di cose nella idealità giovanile, di chi ha dedicato la vita allo studio per formarsi una professionalità che non potrà mai spendere nella propria terra perché non dentro il cerchio magico costituitosi sulla corruzione sistematica».

«Se il presidente Rossi saprà valutare anche questo aspetto, – conclude la nota di Cia – in tutta la sua gravità, quanto emerso in occasione di questo concorso, sarà un bel giorno per la democrazia… altrimenti, come al solito, niente fermerà più la fuga dei giovani da un Trentino dove i conflitti di interessi hanno ucciso ogni speranza».






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