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Emmanuel Macron, leader francese ed europeo. La speranza italiana. – Di Paolo Farinati

La recente elezione a Presidente della Repubblica francese di Emmanuel Macron con ampio suffragio popolare, costituisce certamente una grande novità nel quadro politico interno e internazionale, un precedente molto stimolante per le modalità e i contenuti su cui si è fondato il suo ampio successo, uno spartiacque tra una politica apparentemente “ statica “ e in perenne attesa e una più diretta, più capace di parlare al cuore e alla mente del cittadino.

In una realtà che anche in Francia ha visto e vede i partiti incapaci di interpretare le nuove esigenze di cittadinanza, timorosi di nuotare e non solo di galleggiare in una realtà civile sempre più liquida, impauriti nel scegliere tra una miope autarchia e il vitale respiro lungo dell’Europa, disarmati innanzi al lento ma inesorabile declino delle ideologie, Macron ha saputo indicare ai francesi le scelte migliori da farsi, ha delineato coraggiosamente orizzonti di medio e lungo termine, ha detto loro di sentirsi orgogliosamente cittadini francesi ed europei.

Lo ha fatto con chiarezza, con determinazione, con responsabilità, con quell’umiltà apparentemente poco francese ma che si è dimostrata una sua forza, e si è proposto con assoluta cognizione di causa.

Ha dimostrato di conoscere molto del suo popolo e del suo Stato. Lui, infatti, è stato eccellente studente dell’E.N.A., ovvero di quel gioiello educativo che è l’Ecole Nationale d’Amministration, creata nel 1945 da Charles de Gaulle e con sede a Strasburgo, per la formazione degli alti dirigenti della pubblica amministrazione francese. Non è casuale che nel nuovo governo abbia voluto più di un Ministro, in primis il premier Edouard Philippe, già suo collega in quell’eccellenza universitaria.

In poche ore ha scelto il Capo del Governo, per l’appunto Edouard Philippe, Sindaco di Le Havre. Con lui in pochi giorni ha formato la nuova squadra governativa. Questo brevissimo intervallo di tempo trascorso dalla sua nomina a Presidente, denota che Macron è da mesi che si muoveva con abilità, intelligenza e determinazione nel perseguire il suo obiettivo.

Già il nome scelto per il movimento che lo ha sostenuto, “ En Marche “, esprimeva fin da subito la gran voglia e l’enorme forza di Macron nel voler assolutamente voltare pagina nella politica francese e nel riporre la Francia in un ruolo di protagonista sul proscenio europeo e mondiale. Macron aveva capito da tempo che buona parte dei partiti avevano fallito e deluso i cittadini, che gli spigoli delle ideologie, in gran parte nate nell’Ottocento e tuttora ancorate a parole e schemi anacronistici, erano al crepuscolo serale della democrazia.

Ha colto questa triste verità non certo con indifferenza, non sicuramente con slogan propri del populismo, bensì ergendosi a interprete orgoglioso di una proposta politica netta, semplice, efficace, in cui le parole non solo sanno scuotere cuore e menti, ma sanno incitare all’appartenenza e all’azione ogni cittadino. Gli schemi destra e sinistra, giovani e vecchi, sono saltati. Macron ha parlato a tutti, lo ha saputo fare con chiarezza, con la tenacia di un uomo che ha la forza, l’entusiasmo ma anche la riconosciuta esperienza dei quarant’anni.

Ha scelto l’Europa senza se e senza ma, e i francesi lo hanno seguito in grande maggioranza. La sua scelta è il frutto di un forte credo nel nostro continente, nei suoi valori fondativi, ma pure di una limpida convinzione che l’Europa debba tornare ad essere la terra e il futuro della nostra gente, come anche area di cultura e di progresso capace di costruire e di dare benessere e pace ai suoi cittadini e al mondo intero. In sintesi un’Europa quale soggetto interlocutore privilegiato per ogni Nazione del pianeta, perché forte della sua storia e della sua immensa variegata cultura.

Con il Primo Ministro Edouard Philippe ha condiviso un Governo espressione di più sensibilità e ricco di varie conoscenze, con una qualificata presenza anche femminile. Scelte che certamente hanno preso in contropiede i partiti tradizionali francesi, ma risultato egregio di un percorso che il Presidente Macron ha iniziato molto tempo fa. In previsione delle elezioni politiche, fissate in Francia per il prossimo 7 giugno, “ En Marche “ già ora si presenta come movimento di maggioranza relativa e connotato da una significativa e fondante forza di rinnovamento e di innovazione per la società francese.

E in Italia ? Qui il discorso si complica non poco. Anche per i diversi assetti istituzionali ed elettorali. Chi può o potrà avere la forza convincente di un Emmanuel Macron ? Anche per un dato anagrafico e per il successo sin qui ottenuto, il pensiero va subito a Matteo Renzi e alla sua visione del Partito Democratico italiano. A Renzi vanno certamente riconosciute, almeno all’inizio, una visione innovativa dello Stato, l’esigenza di rinnovamento della classe politica, la necessità di nuove norme sul lavoro, la determinazione verso l’Europa della troika, il forte appeal verso le giovani generazioni. Obiettivi certamente condivisibili. L’inizio fu pieno di speranza e di successi.

Poi all’orizzonte apparve qualche nube, che si trasformò in esiziale tempesta in occasione del referendum costituzionale del dicembre scorso. All’interno del PD scoppiò il putiferio, per ragioni che ancora oggi molti non hanno capito. Forse per motivi d’invidia, personalismi e autoreferenzialità, purtroppo assai frequenti a sinistra e nell’estrema sinistra.

Il risultato è che in Italia tutto procede o è fermo sulle sabbie mobili, nulla vi è di certo, se non la crescita drammatica del debito pubblico, nel mentre della crescita economica, premessa essenziale per una maggiore serenità sociale, si vede solo un piccolo lume. In sintesi, il Macron italiano potrà essere solo colui che saprà parlare direttamente a tutti gli italiani, guardandoli bene negli occhi, proponendo loro fiducia e non sogni, mostrando fatti e responsabilità di governo senza ideologie e populismi da sempre destinati ad appartenere a minoranze all’interno di un popolo maturo. Il PD, in questo senso, ritengo possa avere significative possibilità di interpretare in Italia la nuova politica che il Presidente Macron ha saputo proporre con vincente efficacia ai cittadini francesi.

Emmanuel Macron si è conquistato con merito e coraggio il ruolo di leader francese ed europeo. A noi italiani, per il momento, resta la speranza. Ma da una speranza, se ben coltivata, può nascere una pianta sana e robusta. La storia dell’Italia ce lo ha in più occasioni dimostrato. Crediamoci.

Paolo Farinati






Un commento A Emmanuel Macron, leader francese ed europeo. La speranza italiana. – Di Paolo Farinati

  1. Graziano ha detto:

    Renzi e il PD sarebbero la svolta per l’Italia? Ma ci rendiamo conto che con il Jobs Act invece di risolvere la situazione dei precari ha contribuito a precarizzare l’intero panorama del lavoro? Avete letto le statistiche ISTAT sull’occupazione e sui contratti a tempo indeterminato? E la buona scuola? Mettere a disposizione i minorenni a costo zero per lo sfruttamento da parte degli imprenditori per fare lavori pesanti, inutili e che non insegnano nulla? Niente per lo stato sociale, su pensioni, reddito di cittadinanza o altro. Sono questi gli eredi del comunismo o forse lo sono del fascismo? Ora pure l’obbligo sui vaccini, e prossimamente cosa ancora? Forse le adunate del sabato mattina ed il servizio civile obbligatorio? Col PD di Renzi andiamo incontro ad una forma di dittatura non ve ne siete ancora accorti? Piuttosto che votarlo mi taglio la mano destra. Sta facendo in modo, un passo alla volta, di renderci schiavi dello stato e prestatori di manodopera a gratis, perché in Italia il lavoro c’è ma non dev’essere pagato. Al massimo un voucher, così ne beneficiano solo INPS e INAIL e non chi il lavoro lo esegue. Che bel paese di…

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