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Le rose dei Balcani: uno spettacolo e un viaggio per non dimenticare

Bosnia: per tre anni (dal 1992 al 1995) un vento di odio, terrore e violenza inaudita colpisce uomini, bambini e tante, tante donne.

Da allora altrettanti uomini, donne e bambini non hanno dimenticato quel dolore, quelle ferite e con l’aiuto anche di persone trentine costruiscono giorno per giorno un nuovo domani.

#costruiamolapaceinsieme è il nome del progetto, finanziato dai Piani Giovani di Zona di Trento e Arcimaga, che l’Associazione Oratorio S. Antonio di Trento, in collaborazione con l’Associazione Per un mondo migliore, rivolge ai giovani per far conoscere la realtà del conflitto della Guerra dei Balcani degli anni ’90, attraverso la testimonianza di chi è sopravvissuto e ora vuole ricostruire un futuro migliore nella propria terra martoriata.

Un viaggio a Srebrenica dal 1 al 9 luglio 2017 per ragazzi dai 13 ai 29 anni, più degli adulti accompagnatori, e degli incontri preliminari e preparatori a questa importante e significativa esperienza.

Dalla società del benessere, dove tutto è dovuto e posseduto, ad una realtà vera e senza filtri: un’occasione davvero unica per i nostri giovani trentini, spesso abituati solo a smartphone e web. Un’occasione per riflettere, per capire e per non dimenticare attraverso gli occhi e le parole di chi è sopravvissuto a quella tragedia.

Chi non è sopravvissuta è, invece, Sada, una ragazza madre, poetessa, incontrata da un giornalista tedesco. I suoi versi, le sue poesie diventano il mezzo per dare voce a donne come lei, stuprate e violentate dai soldati e che si sono trovate di fronte alla scelta di tenere o abortire i loro figli, nati senza amore.

La sua storia troverà corpo e anima sul palco del Teatro Sanbapolis di Trento (in via della Malpensada, 82) domani mercoledì 17 maggio 2017 alle 20.30: Le Rose dei Balcani è il titolo, un’opera musicale, scritta, composta e rappresentata dall’Associazione Grande Quercia, che verrà offerta a tutta la cittadinanza (l’ingresso è libero), in collaborazione con il Coro 60&+ Alto Garda e Ledro diretto dal maestro Roberto Garniga e da altri musicisti professionisti (Andrea Ferroni, Franco Giuliani, Mattia Grott).

L’evento si inserisce nella Rassegna Università Estate 2017 (un ricco calendario di eventi da maggio ad agosto) promossa dall’Opera Universitaria, in collaborazione con la Circoscrizione Oltrefersina, la cui Presidente Simonetta Dellantonio ha da subito sposato questa iniziativa assieme al Presidente della Commissione cultura giovani e sport Luca Filosi.

Presidente Filosi, spesso affrontare tematiche così dolorose non è facile. L’arte diviene un mezzo per farlo e per arrivare soprattutto ai giovani?

“Da studente di Scienze storiche per me rimane e rimarrà sempre fondamentale lo studio dei documenti e della letteratura scientifica ai fini di comprendere in profondità vicende complesse e a tratti molto oscure come è stata la Guerra dei Balcani. Certamente, però, il teatro rappresenta lo strumento adeguato e, secondo me, necessario per coinvolgere emotivamente e in profondità lo spettatore su aspetti così delicati come può essere in questo caso la violenza sulle donne durante un periodo bellico. I giovani ma anche gli adulti vengono, grazie allo spettacolo, guidati verso una maggiore comprensione della tragedia balcanica e, perché no, stimolati a compiere autonomamente maggiori approfondimenti.”

“Speriamo di far cosa gradita mostrando la ferita, speriamo di risvegliare la coscienza perché l’uomo ormai sembra voler farne senza…” si legge sul sito dell’Associazione Grande Quercia. Perché la nostra coscienza spesso non vuole vedere queste tragedie?

“Perché è sempre più facile voltarsi dall’altra e far finta che alcuni periodi storici non siano mai esistiti oppure che ormai facciano parte di un passato remoto lontano da noi. Se si visitano le regioni balcaniche si capisce, ancora oggi, quanto la guerra degli anni ’90 abbia provato quei territori e le loro popolazioni. Nell’estate del 2013 dono stato a Sarajevo e a Mostar e ho potuto conoscere alcune persone che avevano vissuto sulla propria pelle quelle tragedie: conservo un ricordo molto forte e che mi ha segnato in profondità.” 

Serena Cimadon, lei è la referente del progetto dell’Associazione Oratorio S. Antonio. Spesso ha visitato quei luoghi che hanno conosciuto così tanta disperazione.

Qual è il bagaglio più importante che i giovani che parteciperanno al viaggio in Bosnia (ad oggi 12 più 6 adulti accompagnatori) potranno riportarsi a casa? 

“Noi desideriamo proporre ai giovani questo viaggio, che noi abbiamo già fatto e ne siamo rimasti profondamente colpiti, perché riteniamo che sia importantissimo conoscere e testimoniare. Crediamo che i giovani siano terreno fertile per ‘seminare’ conoscenza e la conoscenza dei fatti si può avere incontrando le persone che questi fatti li hanno vissuti sulla propria pelle. Infatti i giovani potranno sentire con le proprie orecchie l’esperienza della guerra dalle persone che incontreremo a Srebrenica, conoscere gli orrori che l’odio seminato fra la gente ha potuto portare. Ma la cosa che potranno soprattutto sperimentare sarà vedere che questo odio non c’è fra le persone, che la volontà di ricostruire è molto forte, che la gente è stata strumentalizzata da fini politici, perché la ‘gente comune’ vuole la pace.”  

Come possiamo noi adulti tenere viva la memoria e aiutare chi ha subito tali violazioni dei diritti umani?

“E’ nostro dovere anzitutto informare sulla verità di quanto è successo, al di là di quanto ci è stato passato dai media. Per aiutare chi ha subìto tali immense violazioni dei diritti umani è importante far sentire loro la nostra presenza, far sentire che non ci siamo dimenticati di loro, far sentire la nostra solidarietà profonda, che va al di là delle parole, ma si dimostra coi fatti, con la vicinanza concreta, con la diffusione dell’informazione.”

 Giustizia non è vendetta. Giustizia è verità. Giustizia è la possibilità di ricominciare. Le donne che lei ha incontrato credono nella giustizia? La hanno ottenuta?

 “Purtroppo la risposta è NO. A tale proposito è interessante leggere il libro di Luca Leone ‘Srebrenica. La giustizia negata’, che racconta nel dettaglio le assurdità della ‘giustizia’ umana. Le persone ritenute responsabili delle atrocità della guerra nei Balcani hanno subito pene assurdamente lievi, ora molti di loro sono tornati ai loro posti, spesso di responsabili in amministrazioni pubbliche o addirittura nella polizia. Quindi le vittime si ritrovano facilmente ad incontrare ancora i loro carnefici nella vita quotidiana. Però le donne bosniache sono molto
forti, si sono riunite in varie associazioni e continuano a battersi perché giustizia sia fatta.”
  

C’è chi afferma che gli uomini di quella guerra, dismessa la mimetica, ora indossano giacca e cravatta nelle sale del potere. Cosa si aspetta per il futuro della Bosnia?

“Sì, come dicevo, è proprio così. Il futuro della Bosnia è purtroppo molto ‘in salita’. Da parte dell’Occidente è stato fatto molto poco per aiutare questa nazione a districare il garbuglio delle divisioni, evidentemente non c’è la volontà e fa comodo così. I governanti delle tre etnie riconosciute (serbi bosniaci, croati bosniaci e musulmani bosniaci) non lavorano certo in sinergia per il bene del paese, ma anzi ognuno tira acqua al proprio mulino, e chi ne fa le spese è la popolazione, come sempre…”






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