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I francesi hanno votato per l’Europa

Restare in Europa, da protagonisti, o uscirne, seguendo il recente esempio della Gran Bretagna: di fronte a questa scelta si sono trovati domenica i cittadini francesi, in occasione del secondo turno delle elezioni presidenziali. 

Ha vinto Emmanuel Macron e con lui l’Europa e la speranza di un futuro migliore. La sua è stata una vittoria netta.

Lo scontro tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen testimonia un cambiamento epocale del confronto politico in Europa: nell’ultima tappa della corsa all’Eliseo, a fronteggiarsi non sono state, come d’abitudine, sinistra e destra, ma una visione liberale, progressista e profondamente europeista e un’altra, invece, protezionista, reazionaria e nazionalista.

Questa dinamica non ci è nuova. Ha già segnato le elezioni presidenziali in Austria dello scorso anno e quelle legislative in Olanda a marzo. Oggi come allora, i cittadini hanno votato contro chi propone loro di voltare le spalle al progetto europeo, in nome del ritorno a un passato mai esistito.

I francesi hanno votato per l’Europa. Questo perché Macron ha fatto promesse che in Europa molti leader politici condividono ma non osano più fare. Il nuovo presidente francese si è espresso, ad esempio, per un bilancio comune dell’eurozona e per l’introduzione di un ministro delle finanze che guidi le politiche dell’unione monetaria, sostenendo l’industria e la transizione digitale ed ecologica. Ha promesso di lottare alla concorrenza fiscale al ribasso in favore delle multinazionali e, soprattutto, si è detto a favore della creazione di una difesa comune europea, partendo dalla costituzione di un fondo europeo di sicurezza per finanziare un esercito comune. Sono tutte proposte per le quali noi, in Parlamento europeo, ci battiamo da tempo, scontrandoci contro la mancanza di volontà politica di alcuni Stati membri.

Ora la situazione potrebbe finalmente cambiare. In tal senso, un Presidente della Repubblica francese marcatamente europeista non solo costituisce un importante partner per Paesi come Germania e Italia, decisi a rilanciare il processo di integrazione europea, ma fa anche da contrappeso a quei governi che, come Ungheria e Polonia, stanno perdendo la bussola della democrazia.

La vittoria di Macron non deve, però, farci abbassare la guardia di fronte all’avanzata dei populismi. Ieri il Front National ha ottenuto il miglior risultato di sempre, con più di 10 milioni di elettori che hanno votato a favore della sua candidata. Le Pen in Francia e gli altri populisti nel resto d’Europa, incarnano una minaccia esistenziale per le nostre democrazie. Dicono di parlare a nome del popolo, ma in realtà ci mettono gli uni contro gli altri, facendo leva sulla paura e aggravando le divisioni che attraversano la nostra società. E lo fanno mentendo spudoratamente.

Ora per Macron comincia la battaglia più dura. Nei prossimi mesi, dovrà riuscire a conquistare la maggioranza nell’Assemblea Nazionale, la camera più importante del parlamento francese, imprescindibile per riuscire ad attuare il suo programma di governo. La Francia ha davanti a sé sfide enormi: sicurezza, migrazioni e disuguaglianze sociali crescenti minacciano il futuro del Paese.

Si tratta di sfide comuni agli altri Stati membri dell’Unione europea. Sfide che, proprio per questo, per essere vinte necessitano inevitabilmente di uno sforzo condiviso a livello europeo. In campagna elettorale, Macron ha scommesso su “una Francia forte in un’Europa forte”. I francesi lo hanno premiato con un sussulto di orgoglio europeo.

Adesso per il nuovo presidente francese è già il momento di passare dalle parole ai fatti. Sulle sue spalle pesa una responsabilità grandissima: in caso di fallimento, spalancherà la strada alla vittoria del Front National tra cinque anni.

Macron è quindi condannato ad avere successo. Potrà farcela solo con l’aiuto degli altri Stati membri e solo se l’Unione europea riuscirà a riformarsi.

A cura di Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige






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