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Non succede nulla: ancora l’IVA sulla raccolta rifiuti!!!

I gestori della raccolta rifiuti continuano ad applicare l’Iva, nonostante le sentenze della magistratura e della Consulta

La questione assume dimensioni kafkiane, nell’indifferenza generale della pubblica amministrazione che anziché difendere i cittadini, si schierano contro i loro diritti.

Mi riferisco alla annosa questione dell’Iva sulla raccolta rifiuti, quando già nel lontano 2007, la Suprema Corte di Cassazione – Sezione Tributaria – aveva dichiarato (sentenza n. 17526 del 9 agosto 2007) la non imponibilità ai fini Iva del servizio di raccolta dei rifiuti.

Principio raccolto successivamente dalla Corte Costituzionale con l’arcinota sentenza n. 238 del 16 luglio 2009 che dichiarava illegittima l’Iva sulla Tia (Tariffa di igiene ambientale) perché non si può applicare “la tassa sulla tassa”.

Una pezza – dal sapore di vera presa in giro – era l’interpretazione autentica del D.L. 78/ 2010 voluta da Tremonti –Berlusconi, confermata dall’ineffabile re Giorgio (Napolitano), allora presidente della Repubblica, malgrado una mia puntuale segnalazione, che firmò quel decreto!

In sostanza, gli asini (???) “tecnici” del ministero dell’economia “avevano interpretato” come la raccolta dei rifiuti fosse un servizio e non una tassa, vanificando la decisione del giudice costituzionale. Ma commisero un piccolo errore: la norma si riferiva alla TIA2, che non è mai stata applicata perché non sono stati promulgati i relativi decretati attuativi.

Mentre una interessata circolare del ministero dell’economia del 10 novembre 2010, assimilava arbitrariamente quella norma interpretativa alla TIA1 (quella Ronchi per intenderci).

Ironia della sorte, proprio il 10 novembre 2010, vale a dire lo stesso giorno, la Corte dei Conti della Regione Piemonte, su istanza del comune di Mondovì, che chiedeva lumi, dichiarava che la interpretazione Tremonti-Berlusconi non fosse applicabile alla TIA1, cioè all’unica tariffa di igiene ambientale giuridicamente e validamente applicata sul territorio nazionale; sentenza immediatamente recepita dal difensore civico di quella regione.

Ora, tra una condanna e l’altra, gli enti gestori (pubblici e privati) della raccolta rifiuti non hanno per nulla modificato il loro comportamento e la situazione non è affatto modificata e come se nulla fosse accaduto.

Sul piano politico, da ricordare la mozione presentata dal consigliere Borga, inspiegabilmente ed inopinatamente bocciata dal consiglio provinciale negli anni scorsi, mentre miglior sorte ottenne l’interrogazione più recente, la n. 2858 del 18 marzo 2016, del consigliere Civettini.

Infatti, nella risposta (15 aprile 2016) l’assessore Carlo Daldoss, afferma “una parte (maggioritaria e ad oggi pressoché consolidata) della giurisprudenza afferma la natura tributaria della TIA ed esclude quindi l’applicabilità dell’Iva a tale tariffa“.

Allora la domanda è di rito. Perché, malgrado le pronunce dei magistrati e la posizione ufficiale della Provincia, i gestori pubblici e privati della raccolta rifiuti continuano imperterriti ad applicare l’Iva?

Perché i cittadini sono lasciati soli, costretti, se vogliono riconosciuti i loro diritti, a ricorrere al magistrato?

Non dovrebbe essere la pubblica amministrazione ad eseguire le sentenze della Corte Costituzionale?

Quando e se qualcuno risponderà a queste domande, sarà sicuramente troppo tardi!!!






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