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Alunni con autismo: il futuro arriva un giorno alla volta

Sabato 29 aprile, a Bologna, si è svolto il convegno “Alunni con autismo: ‘La cosa migliore riguardo al futuro è che arriva un giorno alla volta (Abramo Lincoln)“, organizzato da alcuni Club Lions della città emiliana, dall’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna e dall’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).

Il nome dato al convegno è stato spiegato a PressIn.it da Daniela Mariana Cerati, medico specialista e responsabile della Segreteria del Comitato Scientifico ANGSA:
«Il titolo scelto – ha detto la dottoressa – per il nostro convegno di quest’anno, coincide sostanzialmente con la relazione di apertura, ovvero “Il futuro arriva un giorno alla volta” (Abraham Lincoln). In realtà, presente e futuro sono concetti relativi, ma il significato della frase è chiaro se essa viene da un’insegnante di scuola primaria (Graziella Roda).
La frase significa cioè che la scuola non deve pensare solo a insegnare, a leggere, a scrivere e a far di conto, ma, con la tranquillità che deriva ad essa dall’avere davanti tanto tempo da dedicare ad ogni singolo allievo, deve pensare a dare ad ognuno di loro quelle abilità che potranno mettere a frutto da adulti».
Alla relazione della maestra elementare, ha fatto da controcanto la relazione della presidente dell’ANGSA  Emilia Romagna Noemi Cornacchia (Quando il futuro diventa presente).
«Anche se un giorno alla volta, infatti, l’età adulta arriva – ha aggiunto il medico – e se ciò coincide con la fine della scuola, non deve però coincidere con la fine di un percorso di abilitazione, che dev’essere permanente, così come permanente dev’essere la formazione degli operatori di ogni settore lavorativo».
«Ogni programma scolastico – ha spiegato la responsabile della Segreteria del Comitato Scientifico ANGSA – è suddiviso in materie e in tutte le scuole di ogni ordine e grado l’insegnamento della lingua ha un’importanza fondamentale.
Insegnare a usare bene la propria lingua materna equivale a insegnare a comunicare, a migliorare e ad affinare le capacitò comunicative di ogni allievo, partendo dal suo livello.
Ci sono infatti allievi che parlano molto e comunicano poco; allievi che non parlano; allievi che non parlano e non vedono. Per tutti la materia di insegnamento principale dev’essere la stessa: migliorare la comunicazione».
Questo tema è stato trattato al Convegno da tre professionisti: Paola Visconti (I disturbi dello spettro autistico: quando il linguaggio non basta a comunicare), Elena Clò (Comunicazione: come superare la mancanza del linguaggio) e Maria Luisa Gargiulo (Comunicazione: come superare l’ostacolo autismo-cecità).
Roberto Di Sarro, responsabile del Programma Integrato Disabilità e Salute dell’ASL di Bologna, ha trattato la difficoltà di comunicazione degli individui e delle Istituzioni.
Ancora sulla comunicazione è stata, poi, centrata la tavola rotonda coordinata da Marialba Corona, dedicata al tema Comunicazione scuola-famiglia per un’alleanza possibile, anzi indispensabile: «si è parlato molto di scuola in una Regione come l’Emilia Romagna nella quale la maggior parte dei ragazzi dai 2 agli 11 anni frequenta la scuola a tempo pieno», ha raccontato Daniela Mariani Cerati.
Ma la vita non è fatta solo di scuola. La qualità della vita delle persone deboli dipende infatti dall’atteggiamento di tutta la società, che deve attuare politiche solidali, con leggi e provvedimenti generosi, che gli interessati devono anzitutto conoscere.
Maria Caterina Manca, nella doppia veste di responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Legale dell’ASL di Bologna e di presidente della Commissione Consiliare Sanità del Comune di Bologna, si è occupata del tema della «qualità della vita delle persone deboli» che dipende «dall’atteggiamento di tutta la società, che deve attuare politiche solidali, con leggi e provvedimenti generosi, che gli interessati devono anzitutto conoscere».
Il convegno si è rivolto primariamente agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado e ha trattato soprattutto di educazione, ma in uno spirito di collaborazione e con uno sguardo rivolto al futuro è stata inserita anche una relazione sullo stato dell’arte della ricerca scientifica, di cui si è occupato Antonia Parmeggiani, docente di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Bologna.
E’ stata «una giornata intensa e impegnativa dalla quale gli organizzatori e i relatori hanno avuto un miglioramento della qualità dell’educazione degli allievi con autismo, mediata da un’aumentata motivazione e formazione degli insegnanti», ha concluso la dottoressa Cerati






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