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Il Movimento affina il programma in vista delle elezioni

Quo vadis M5s? Intervista a Roberto Biorcio

Il Movimento Cinque Stelle scalda i motori in vista delle prossime elezioni e lo fa attraverso una serie di consultazioni online, con cui gli iscritti sono chiamati a contribuire al nuovo programma.

Energia, esteri, lavoro: nelle ultime settimane gli iscritti hanno potuto di volta in volta indicare le loro priorità rispetto a una lista di proposte che riprendono e integrano il programma originale.

Si tratta di un processo laborioso, lontano dall’essere concluso, e finalizzato, ancora una volta, a far partecipare i cittadini attivamente alle decisioni politiche. Uno sforzo di ‘recupero della sovranità’, che rappresenta da sempre il cuore della proposta a cinque stelle.

I Cinque Stelle vogliono ancora uscire dall’euro? Stanno strizzando l’occhio alla Russia di Putin? Sono pronti ad allearsi con Salvini? Queste alcune delle domande che dominano il dibattito pubblico. Ne abbiamo discusso con Roberto Biorcio, Professore di Scienza politica presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, grande esperto del Movimento e di populismi e co-autore, tra l’altro, di “Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo”, volume che analizza con rigore e competenza politologica il fenomeno dei Cinque Stelle.

Professore, recentemente i Cinque Stelle hanno proposto di introdurre una moneta fiscale, da impiegare in maniera complementare all’euro. Potrebbe essere l’ennesimo segnale di un graduale ammorbidimento delle loro posizioni euroscettiche?

«Sull’Unione europea c’è stata una certa evoluzione delle posizioni nel corso del tempo ma, in termini generali, i Cinque Stelle si mantengono coerenti rispetto al passato. Recentemente gli iscritti hanno votato sul programma di politica estera e hanno ribadito due punti che caratterizzano fin dall’inizio l’azione politica del Movimento: da un lato, hanno ribadito la necessità di mettere fine alle politiche di austerità e, dall’altro, hanno insistito per il recupero della sovranità nazionale. Questi sono i due assi portanti del loro programma per l’Europa, non la proposta di moneta fiscale, che, comunque, riprende l’idea di vari economisti di non lasciare l’euro e affiancargli una moneta nazionale. La moneta fiscale fa parte di una strategia per essere più autonomi, ma non è di facile attuazione. Resta, infine, un dato di fatto che non è stato chiarito cosa si vuole fare dell’euro».

In campo economico, da un lato i Cinque Stelle propongono una netta riduzione della pressione fiscale e dall’altro sostengono l’introduzione di un reddito di cittadinanza. Le due proposte sono compatibili?

«Per introdurre il reddito di cittadinanza i Cinque Stelle non vogliono alzare le tasse, ma bensì ridurre gli sprechi. Si tratta di un tema di cui si discute anche in Francia, con il candidato socialista, Benoît Hamon, che ha fatto una proposta che va nella stessa direzione, facendo del ‘reddito universale’ uno dei suoi cavalli di battaglia. I Cinque Stelle sono consapevoli che negli anni a venire si ridurrà il rapporto tra il tempo di lavoro e il tempo di vita. Questa riduzione dell’orario di lavoro renderà necessarie alcune forme di sostegno, che, sempre secondo i Cinque Stelle, verranno finanziate riducendo forme di sprechi, come ad esempio la spesa militare. Per questo, anche se la diminuzione delle tasse e l’introduzione di un reddito di cittadinanza sembrano in contraddizione, in realtà non lo sono».

Nel programma esteri recentemente votato dagli iscritti, la Russia viene definita un ‘partner strategico’. C’è tra i Cinque Stelle una certa tendenza a farsi ammaliare da Putin come nel caso dei vari populismi di estrema destra in giro per l’Europa?

«Assolutamente no. Per quanto riguarda le relazioni con la Russia, il programma del Movimento si sviluppa intorno a due punti precisi. Da un lato, si fa appello alla fine delle sanzioni economiche, ritenute come sbagliate e dannose per l’economia italiana. Dall’altro, si sostiene che serve un’alleanza più stretta con la Russia per combattere il terrorismo.

Il rapporto con la Russia di Putin si articola quindi su temi precisi, secondo una visione pragmatica. Lo stesso vale per il Presidente americano, Donald Trump, che è stato lodato per le sue proposte a difesa del lavoro e dell’economia americana, finalizzate a contrastare la globalizzazione nella forma dei trattati commerciali. Ma è stato poi aspramente criticato dopo il bombardamento americano in Siria».

Lei pensa che dopo le elezioni i Cinque Stelle potrebbero allearsi con la Lega Nord e provare a formare un governo?

«Entrambi sembrano escluderlo apertamente. Ci sono comunque dei punti in comunque nei programmi delle due forze politiche, come, ad esempio, il recupero della sovranità, la lotta alla corruzione, l’opposizione alla globalizzazione neoliberista, alla troika e alle multinazionali. C’è però un punto chiave del programma della Lega, cioè la lotta all’immigrazione e l’enfasi sulla sicurezza, che non rientra tra le priorità dei Cinque Stelle. In questo, la Lega assomiglia molto di più al Front National di Marine Le Pen».

Beppe Grillo ha attaccato ripetutamente stampa e televisione, arrivando a proporre una giuria popolare per controllare i media tradizionali. Sta tentando di emulare Donald Trump e diventare il campione italiano della post-verità o si tratta invece di uno sforzo per un’informazione più democratica?

«Prima di imporsi come soggetto politico sulla scena italiana, i Cinque Stelle hanno fatto due grandi manifestazioni, una contro i partiti e l’altra contro i media tradizionali, che da sempre, nella retorica pentastellata, sono stati visti come portavoce dei partiti e dell’establishment.

La proposta di Grillo si inserisce in questo contesto e, nello specifico, è una risposta a chi aveva suggerito un intervento per sanzionare le notizie false sul web. In altre parole, Grillo invitava a estendere questa proposta anche alla stampa tradizionale. In ogni caso, entrambe le proposte non hanno avuto seguito».

I Cinque Stelle si riferiscono indistintamente a tutti i cittadini, nel tentativo di trascendere le classi sociali. Certe categorie restano comunque più sensibili al loro messaggio?

«Come ha evidenziato qualche giorno fa Ilvo Diamanti su Repubblica, la maggior parte degli elettori del Movimento non si riconosce né a destra né a sinistra. I Cinque Stelle dal un lato colgono la domanda di critica verso i partiti e l’establishment, mentre, dall’altro, mettono al centro un programma originale, a sostegno di chi è in condizioni sociali difficili, ha perso il lavoro o è vittima della globalizzazione neoliberista. In tal senso, i Cinque Stelle difendono il welfare state, il diritto di intervento dello stato nell’economia. Ad esempio, sono favorevoli a rendere la produzione energetica pubblica. Sono favorevoli a una riduzione dell’orario di lavoro per ampliare l’occupazione. E ancora: sostengono che i lavoratori dovrebbero partecipare di più alla governance dell’azienda, in maniera diretta e non attraverso i sindacati. Questo idee erano sostenute anche dalla sinistra di qualche anno fa».

Ma con il loro antifiscalismo strizzano l’occhio anche agli imprenditori…

«Lo zoccolo duro dei Cinque Stelle sono autonomi e operai, mentre il Movimento fa fatica a trovare il sostegno di casalinghe e pensionati. Il programma dei Cinque Stelle risponde a tutti i settori sociali messi in ginocchio da una globalizzazione esasperata e parla, quindi, anche agli imprenditori».

I Cinque Stelle come il soggetto politico che parla ai perdenti della globalizzazione?

«I Cinque Stelle come coloro che vogliono conferire ai cittadini un ruolo attivo nelle decisioni concrete. Il recupero della sovranità è fondamentale. Basti pensare che nel programma esteri il punto più votato è stato il rifiuto dei trattati internazionali TTIP e CETA. Il Movimento è chiaramente contro la globalizzazione liberista, le multinazionali e i grandi poteri finanziari».






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