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Tragedia Trento: quando lo specchio si rompe i padri uccidono i figli

È a dir poco agghiacciante il figlicidio e suicidio di Gabriele Sorrentino, un uomo, scrive la stampa, che aveva problemi finanziari e doveva fare il rogito per l’acquisto di un appartamento di lusso.

Due bambini colpiti con un martello.

Simbolicamente parlando, si può porre attenzione alla funzionalità dello strumento di morte utilizzato da Sorrentino: un martello serve per piantare chiodi e per fare questo li si appiattisce.

I figli e sottolineo che questo può essere solo un’ipotesi, avrebbero potuto, nella mente del padre, essere un ostacolo alla sua realizzazione finanziaria e personale e allo stesso tempo l’elemento per il quale dover essere perfetto.

Il padre ha appiattito i figli proprio come chi pianta un chiodo al muro.

Sorrentino si suicida perché ha realizzato l’orrore di cui è stato artefice o perché l’immagine di brava persona è stata infranta dalla sua stessa mano?

Questa è una domanda a cui purtroppo non si può rispondere, ma che in generale è importante porsi per evitare altre tragedie. Gabriele e la moglie avevano un Suv della Volvo e l’appartamento che avrebbero dovuto acquistare del un valore di un milione e 200 mila euro.

Come facevano un brooker finanziario ex carabiniere fino al 2014, e una veterinaria ad avere possibilità economiche per l’acquisto di un tale immobile?

Le uniche ipotesi sono un’eredità o qualche strategia finanziaria e proprio forse quest’ultima, alla fine non realizzata. Il sogno di avere una vita agiata era solo di Gabriele, di entrambi o uno dei due voleva accontentare l’altro?

Anche la morte di Sorrentino fa pensare, buttarsi giù da una rupe è gettarsi nel vuoto. Quando si è in alto, se non ci sono gli strumenti per volare, si precipita. Se non ci sono i soldi, i sogni di agiatezza precipitano e si distruggono.

Sembra che il figlicidio in Italia purtroppo sia in aumento e che questa atroce azione sia realizzata dai padri quasi il doppio delle volte rispetto alle madri.

Perchè un padre uccide i propri figli? Le situazioni possono essere molteplici, ma alla base è la minaccia della propria potenza e nel momento in cui realizzano quello che hanno fatto si suicidano.

Quale malessere può sottostare ad un figlicidio? La depressione che può mascherarsi o può nascondersi dietro a comportamenti maniacali come molto lavoro, ambizione economica e di una vita agiata. Questo tipo di persone spesso nascondono le proprie difficoltà emotive e quando i problemi aumentano si isolano, si chiudono nella loro solitudine perché per loro non solo è quasi impossibile chiedere aiuto, ma anche e soprattutto non possono rivelare agli altri la propria parte fragile.

Se non esprimono perfezione si sentono impotenti e potrebbero colpire persone che da loro dipendono. Anche la mitologia greca ci può venire in aiuto per approfondire dal punta di vista simbolico questa tragedia. Crono, (Lo Scorrere) il figlio più giovane di Urano e Gea (Il Cielo stellato e la Terra) si unisce a Rea (Colei da cui tutto scorre) e prima che i loro figli raggiungessero le ginocchia della madre li divorava per timore di perdere il proprio potere.

Come prevenire queste tragedie? Senz’altro separare il valore inestimabile ed unico della persona dal suo lavoro e dai soldi, insegnare alle nuove generazioni che non esistono le famiglie del Mulino Bianco, che la perfezione non è una carriera lavorativa, tanti soldi e una famiglia impeccabile agli occhi degli altri. La perfezione è fatta dalle nostre meravigliose imperfezioni che se condivise e accettate dagli altri creano vita e amore.

Purtroppo nella realtà di oggi le cose sono diverse, ricordo infatti una giovane donna che ho seguito molti anni fa che si è rivolta a me perché confusa e ansiosa, faticava dormire alla notte. Il suo compagno sembrava un uomo perfetto, una buona carriera professionale, gentile e simpatico, un bell’uomo, ma i soldi sparivano da casa.

Poco tempo dopo la signora oltre a tante cose, scoprì un elenco infinito di siti di scommesse a cui accedeva il suo compagno. Durante la separazione il problema sollevato non era tanto il comportamento di lui, quanto la violazione della privacy di lei. È più difficile rompere lo specchio della perfezione rispetto al fatto di condividere le proprie difficoltà.

Dentro la famiglia, sarebbe essenziale che tutti ci ascoltassimo: quante delle frasi che rivolgiamo a un coniuge, a un figlio, sono di apprezzamento e non di critica distruttiva? Quanto sappiamo festeggiare un evento positivo, invece di fare regolarmente l’elenco di tutte le mancanze, i difetti e i limiti dell’altro? Quanto sappiamo sostenere un uomo, in crisi profonda, padre o marito o figlio che sia, cercando insieme il frammento di azzurro, lo spazio di cambiamento e di speranza, anche nel cielo più nero? Dando risposte concrete e non vuote parole?

Quando la disperazione e l’angoscia del domani, per povertà, perdita del lavoro, solitudine, colpiscono parti importanti della società è necessario riconoscere i segni. Impegnarsi per ridurre molte delle ingiustizie sociali modificabili. E non usare la parola “raptus” per eliminare indignati il dolore e la disperazione dal nostro orizzonte di sguardo.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  – Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo






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