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Metropoli «amiche» degli anziani.

Le metropoli “amiche” degli anziani sono quelle che hanno aderito al programma “Global age friendly cities” avviato circa dieci anni fa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per agevolare l’invecchiamento in buona salute e migliorare la qualità della vita di una popolazione che è sempre più longeva.

Al programma hanno aderito anche metropoli come New York e Toronto. Ma cosa fa una città “amica” degli anziani? Secondo le indicazioni dell’OMS adegua strutture e servizi in modo che ne possano usufruire anche persone con capacità e bisogni diversi, perché rimanere attivi e partecipare alla vita sociale aiuta a prevenire l’insorgere di malattie e ad essere più longevi.

La rete “Città e Comuni amici degli anziani” dell’OMS  comprende attualmente oltre 400 città in 37 Paesi e conta circa 46 milioni di persone. In queste città sono stati attuati diversi interventi “a misura di anziano” come ad esempio: a Varsavia semafori più lenti, per facilitare l’attraversamento; a Manchester sedili nei negozi, per riposare durante lo shopping; in Giappone marciapiedi con sistemi di scioglimento del ghiaccio, per ridurre cadute e infortuni.

In Italia fa parte di questo programma la città di Udine, con un un gruppo di lavoro sull’invecchiamento nella “Rete europea città sane OMS” dove circa dieci anni fa sono partiti da un’indagine conoscitiva sui bisogni degli anziani in merito alla vivibilità degli spazi urbani e da una classificazione della distribuzione sul territorio dei servizi essenziali (medico, farmacia, negozio di alimenti, servizi di trasporto urbani) raggiungibili nell’arco di 500 metri. Successivamente si è pensato di ridurre le barriere architettoniche ed aumentare servizi e iniziative per stimolare gli anziani a rimanere fisicamente, mentalmente e socialmente attivi.

Udine si è quindi dotata di attività ricreative per anziani: gruppi di cammino, corsi di ginnastica dolce, laboratori creativi, corsi di cucina, giochi per esercitare la memoria (nella ludoteca pubblica su tre piani, dove ogni piano che si sale i giochi si complicano richiedendo maggiori capacità cognitive) e tanto altro ancora. Per sostenere i costi degli interventi si è fatto ricorso ai fondi della progettazione europea, a quelli del 5×1000 che i cittadini devolvono al Comune, o ancora sono state coinvolte le associazioni.

Considerando che Trento è una delle città più longeve d’Italia, e che sul territorio ci sono tante associazioni che si occupano di anziani e del sociale, potrebbe essere il caso che la nostra amministrazione inizi a guardare alla buona prassi realizzata ad Udine per poter avviare anche da noi un modello di città amica degli anziani.

A cura di Mario Amendola






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