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Edipo Re e l’enigma all’interno di ognuno di noi

In occasione del penultimo appuntamento con il cartellone della Grande Prosa del Centro Servizi Culturali S. Chiara, il Teatro Sociale di Trento ospiterà per quattro giorni Edipo Re del duo Mauri – Sturno, la tragedia per eccellenza del riconoscimento e del rovesciamento: un’opera immortale con la quale Sofocle ricorda, quasi ammonendoci, che soltanto nell’interrogarsi comincia la dignità di essere uomini.

Sono passati ormai più di 2500 anni da quando Sofocle compose Edipo Re, universalmente riconosciuto come il suo capolavoro, nonché il più paradigmatico esempio dei meccanismi della tragedia greca.

Eppure, il suo genio riesce ad attraversare i secoli addirittura indenne, regalandoci una rappresentazione quanto mai attuale di un eroe in lotta contro il Fato.

Con grande tatto e maestria, la regia di Andrea Baracco svela ad un pubblico incantato la fragilità dell’esperienza umana: ad Edipo – re carismatico e amato dal popolo – basterà infatti un giorno per perdere non solo la stima altrui ma anche la propria, macchiandosi di un grave assassinio incestuoso.

In una Tebe ammorbata da una grave pestilenza come divina punizione per l’assassinio del re Laio, il popolo implora l’aiuto del re Edipo.

Ma ad attenderlo vi è un fatale scherzo del destino: una volta consultato l’indovino Tiresia, Edipo scoprirà di essere stato egli stesso ad uccidere il monarca non sapendo fosse suo padre e che Giocasta, la vedova di Laio che ha sposato, in realtà non è che sua madre. Sopraffatta dalla tremenda verità la donna si toglierà la vita impiccandosi ed Edipo, per punirsi dell’involontario parricidio, condannerà se stesso all’esilio dopo essersi accecato, quasi a voler punirsi per aver voluto guardare là dove non avrebbe dovuto.

Tuttavia, quell’Edipo omicida non è che l’ombra di un Edipo che invece elargisce il bene e scopre la verità.

Nel corso di tutta l’opera, l’eroe greco appare determinato a conoscere la propria identità, e non arretra nemmeno di fronte alla possibilità che la scoperta delle proprie origini possa apparire come qualcosa di terribile. I numerosi tentativi di dissuaderlo dalla sua testarda ricerca non riusciranno infatti a fermare Edipo dall’esplorare, senza riluttanza, gli aspetti più pericolosi della propria natura.

Purché sia fatta luce, Edipo è pronto ad accettare il suo annientamento. Il suo scavare nel passato per potersi liberare dalla colpa che porta su di sé e dalla responsabilità dell’errore commesso lo porterà alla piena comprensione del proprio io, ed è qui che si manifesta – con una forza travolgente – il messaggio di cui Sofocle si fa portavoce: solo nell’interrogarsi comincia la dignità di essere uomini.

La Tebe portata in scena dal regista Andrea Baracco è un’anticamera infernale scura e cupa, che trova il suo centro gravitazionale in una grande pozza creata da uno scroscio d’acqua a sipario aperto – un acquazzone che sembra simboleggiare l’ineluttabilità dei tragici eventi e nella quale Edipo stesso prima, e Giocasta poi, si infradiceranno completamente. È chiara la predilezione del regista per la commistione e la sperimentazione: i vari personaggi in abiti scuri, lucidi e impermeabili, si muovono in una post-apocalisse senza tempo, fatta di pareti metalliche e luci a tinte fredde.

Alla scenografia di Marta Crisolini Malatesta si aggiungono poi colori cupi, bambole senza vita e là, nell’angolo, una carrozzina abbandonata: il tutto contribuisce in maniera sinistra a disegnare una città appestata in pieno disfacimento.

Lo spettacolo, in calendario per la rassegna Grande Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara andrà in scena al Teatro Sociale nei giorni giovedì 23 marzo, venerdì 24 e sabato 25 alle ore 20.30. La domenica invece, la recita è fissata in orario pomeridiano, alle 16.00.

Come di consueto, la rappresentazione di Edipo Re sarà accompagnata nel pomeriggio di venerdì 24 marzo alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale, dal «Foyer della prosa», incontro di approfondimento critico che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Alla discussione saranno presenti anche Glauco Mauri, Roberto Sturno e la Compagnia.

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