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Pacchetto rifiuti: pietra miliare per un’economia del riciclaggio

Migliorare la gestione dei rifiuti è una grande priorità per l’Unione europea. Martedì in Parlamento europeo abbiamo fatto un importante passo in avanti in questa direzione, approvando a grande maggioranza il cosiddetto ‘pacchetto rifiuti’, costituito da quattro direttive riguardanti la gestione dei rifiuti.

Obiettivo principale di questo ambizioso progetto legislativo è aumentare, entro il 2030, la quota dei rifiuti riciclati in Europa dal 44% al 70% e fissare un tetto del 5% per i rifiuti destinati alle discariche. Con il nostro voto, siamo riusciti a migliorare la proposta della Commissione, che aveva indicato una quota del 65% per quanto riguarda i rifiuti da riciclare entro il 2030 e un limite del 10% per quelli destinati alle discariche.

Con le direttive votate martedì, abbiamo posto una pietra miliare per una gestione più efficiente dei rifiuti. Si tratta del primo passo nella direzione di un’economia circolare, dove la maggioranza dei prodotti e materiali vengono riciclati e riutilizzati più volte.

Le direttive che abbiamo votato in Parlamento europeo riguardano principalmente la gestione dei rifiuti domestici e delle piccole imprese, che costituiscono circa l’8% dei rifiuti totali dell’Unione europea.

Secondo le statistiche, nel 2014 il 44% dei rifiuti municipali dell’Unione è stato riciclato o destinato al compostaggio. Un passo in avanti rispetto a dieci anni fa, quando questa quota era solo del 31%. In Italia le percentuali sono simili a quelle europee: nel 2014 sono stati riciclati a livello comunale circa il 45% dei rifiuti, mentre la percentuale di rifiuti interrati è stata del 34%.

L’interramento dei rifiuti è sicuramente economico, ma costituisce un reale pericolo per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Servono metodi e strutture meno dannose, come, ad esempio, gli inceneritori.

Ad oggi, la percentuale di rifiuti riciclata in Europa varia in maniera consistente da Stato membro a Stato membro: in Italia la quota è del 45%, in Germania del 66%, in Austria del 56% e in Croazia del 17%. Obiettivo della nostra proposta di regolamento è eliminare questa disparità, definendo in maniera chiara degli standard comuni europei.

Lo stesso vale per le discariche. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia non hanno praticamente fatto ricorso alle discariche per quanto riguarda i rifiuti domestici. Lo stesso non si può dire, purtroppo, per Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta, che hanno destinato più di tre quarti dei loro rifiuti alle discariche.

Le conseguenze di una cattiva gestione dei rifiuti non conoscono frontiere nazionali. Per questo lavoriamo per un’armonizzazione a livello europeo.

A beneficiare di una migliore gestione dei rifiuti non saranno solo l’ambiente e la salute pubblica, ma anche l’economia. I rifiuti, infatti, possono e devono essere visti come una fonte di reddito. Secondo alcuni studi, le proposte contenute nelle direttive che abbiamo approvato potrebbero far crescere fino al 7% il Pil europeo e creare fino a 1 milione di posti di lavoro.

Riutilizzare gli scarti paga. Gli esempi sono tanti. Si pensi ai telefoni cellulari: se il 95% di questi fosse raccolto per riciclarne i componenti, si potrebbe generare fino a 1 miliardo di euro di introiti.

Dopo il nostro voto in Parlamento, dovremo ora negoziare il testo con il Consiglio dell’Unione europea. Condurremo questi negoziati con lo scopo di salvaguardare gli obiettivi ambiziosi che abbiamo definito e forti della consapevolezza che le nostre proposte ci consentiranno di consegnare un’Europa migliore ai nostri figli e ai nostri nipoti.

A cura di Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige






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