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Utero in affitto in salsa trentina

Riflettendo sull’ ordinanza della I sezione della Corte d’appello di Trento, che ha stabilito che nel nostro paese è legale che vi siano due “padri”, mi sono venute alcune domande.

La prima: è possibile che tre magistrati donna, Maria Grazia Zattoni, Laura Paolucci e Anna Luisa Terzi, nel redigere la loro ordinanza, non si siano rese conto di aver assalito il concetto stesso di “madre”? Di aver decretato che, in barba alla biologia, alla psicologia, alla natura e alla stessa Costituzione italiana, della donna, in una famiglia, non vi è più alcun bisogno?

Questa prima domanda verte su alcuni fatti: i cosiddetti due padri sono ricorsi a due madri, una delle quali ha venduto il suo ovulo, mentre un’altra ha affittato il suo utero. Queste due madri sono necessarie, perchè due uomini, fino a prova contraria, non sono in grado di concepire un figlio. Ebbene, dove sono finite ora queste due donne? Sono al di là dell’oceano.

Sono state usate e ora non servono più. Siamo sicuri che questo modo di trattare non solo la maternità come concetto, ma due madri, una biologica e una gestazionale, non sia un modo di umiliare le donne in generale?

La seconda domanda è questa: che concezione hanno, i tre magistrati, non solo delle madri e delle donne, ma anche dei bambini? Davvero il loro diritto è l’ultima cosa a cui guardare? Viene prima il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre, o quello di due uomini a ordinarsi in clinica un figlio? Tutti, nessuno escluso, siamo nati da un uomo e da una donna, da un ovulo e uno spermatozoo: la natura non ha diritti? Il diritto che si impone sulla natura è ancora tale?

E il bambino, per tornare al soggetto debole, quello cioè che andrebbe tutelato, può essere privato per legge della madre genetica, essere sradicato dall’utero in cui ha vissuto nove mesi, ed essere privato dell’allattamento materno, che la scienza riconosce avere una enorme importanza non solo nutrrizionale ma anche affettiva (http://www.filosofiaescienza.it/lallatamento-materno/#more-683), senza conseguenze negative? Una volta cresciuto, quel bambino, non ricercherà forse le sue radici? Non desidererà anche lui una mamma? Non sarà stato privato dello specifico contributo educativo che solo una madre può dare? Padre e madre sono complementari non solo da un punto di vista biologico, ma anche da un punto di vista affettivo ed educativo: danno entrambi al bambino un apporto unico e speciale.

La terza domanda riguarda l’adozione: in italia per accedere all’adozione, occorrono giustamente corsi, controlli psicologici, test attitudinali… Perchè adottare un bambino che non appartiene biologicamente alla coppia è molto più difficile di quanto si creda.

L’adozione è un impegno molto serio, perchè non di rado chi è stato adottato passa attraverso un rifiuto e una ribellione nei confronti di quei genitori adottivi che sono la sua salvezza, ma che lui non sempre riconosce come interamente “suoi”.

Ora se una coppia naturale, formata da un padre e una madre, deve compiere un percorso per dimostrare di essere idonea all’adozione, perchè due uomini che si recano all’estero per compiere un atto che in Italia è reato (http://www.filosofiaescienza.it/lutero-in-affitto/#more-418) , hanno invece più diritti e non devono fare alcunchè?

La quarta domanda riguarda molti giornalisti: è onesto fare leva sulle emozioni, raccontare in modo molto sentimentale quanto i due padri vogliano bene al bambino e nascondere, come spesso si fa, quanto si è detto sopra? Perchè molti giornali raccontano di madri che donerebbero gli ovuli o presterebbero gratuitamente il loro utero nove mesi, per “altruismo”?

Si crede davvero a questa bella favola? Non si sa nulla di quanti soldi muovono il mercato degli ovuli e il mercato degli uteri in affitto? Eppure basta andare in rete, accedere ai siti che si occupano di maternità surrogata, per vedere che l’utero viene per lo più affittato da donne povere del terzo mondo, o da donne bisognose del mondo cosidetto “libero”.

Daniela Danna, esponente della comunità Lgbt di Milano, sociologa dell’Università di Milano, nota sul Corriere della Sera del 2 marzo, che la Gpa (“gestazione per altri”, eufemismo giornalistico per “utero in affitto”) è chiamata, in qualche stato, “altruistica” solo “per fingere che sia una alternativa a quella commerciale”. In verità “in entrambi i casi le donne vengono retribuite con un salario per la gravidanza, solo che lo si chiama ‘rimborso spese”, al solo fine di camuffare la compravendita. Di cosa? Del corpo di una donna, per nove mesi, e di un bambino.

E’ grazie a Monica Ricci Sargentini, del Corriere della Sera, in Italia (vedi qui la sua inchiesta video: http://video.corriere.it/gli-incontri-segreti-a-roma-avere-figlio-tramite-madre-surrogata-in-america/22b56e5a-49b0-11e6-8c21-6254c90f07ee) , e a tante attiviste femministe, in giro per il mondo, che oggi sappiamo tutti che ogni bambino “prodotto” tramite vendita di ovuli e utero in affitto costa tra i 100 e i 200 mila dollari.

Siamo di fronte ad un terribile mercato umano, che tre magistrati vogliono rendere normale, in un paese in cui ricorrere all’utero in affitto è reato, secondo la legge 40/2004.

Ma, e questa è l’ultima domanda, in un paese democratico le leggi le fa il Parlamento eletto dai cittadini, o tre singole persone, per quanto “importanti”?

Il listino prezzi per l’acquisto dell’«utero in affitto»

I tre giudici della corte d’appello di Trento che hanno pronunciato la sentenza






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