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Legge delega: la rete dei «65 movimenti» protesta in piazza

Nonostante la ministra dell’Istruzione abbia assicurato che i decreti della Buona Scuola saranno revisionati, tantissimi docenti e famiglie si sono radunate davanti a Montecitorio per far sentire la propria voce.

A creare coesione tra gli insegnati e le famiglie degli studenti sono state le associazioni che si sono riunite con la denominazione: “Rete dei 65 movimenti per il sostegno”. Questa rete nasce dall’esigenza di difendere i diritti tutelati dalla legge che sarebbero minacciati proprio dall’entrata in vigore della “Buona scuola”, in particolare dai decreti sull’inclusione e sulla valutazione.

Proprio la “Rete dei 65 movimenti per il sostegno” rende note le motivazioni che hanno portato a questa protesta che si è tenuta il giorno 23 febbraio a partire dalle ore 14:00, «La legge 107 ha danneggiato tutti.

E tutti, famiglie, studenti, docenti, associazioni, comitati, operatori e assistenti, uniti, per la prima volta, fanno sentire la loro voce. E’ partita una battaglia che non è solo del comparto scuola, è la battaglia di tutti, della società civile che rivendica i diritti. Dal Tavolo tecnico nazionale organizzato da Osservatorio diritti scuola, tenutosi a Palermo il 28 e 29 gennaio la Rete ha redatto un documento unitario, che possa essere la base di confronto tra il Parlamento e la società civile».

In merito a questo documento la “Rete dei 65 movimenti per il sostegno” precisa che «Esaminata la legge delega Sostegno, articolo per articolo, i partecipanti hanno messo nero su bianco una serie di proposte, che si rifanno a quella che tutti considerano l’unica legge che disciplina e tutela la condizione di disabilità: la legge 104 del 1992».

Dall’analisi fatta dai partecipanti sono emersi alcuni punti critici: «principalmente è risultata a tutti molto grave e inaccettabile l’esclusione della famiglia nelle fasi organizzative e decisionali per la costruzione di un percorso didattico inclusivo. La quantificazione delle ore di sostegno e delle figure professionali sembra debba essere accettata dai genitori esclusi, per volere di una commissione composta da varie figure che entrerebbero in contatto con il figlio disabile solo una volta all’anno e comunque all’insegna del massimo risparmio economico».

Poi c’è la questione della composizione delle classi e l’innalzamento del “tetto massimo” del numero di alunni in presenza di disabilità: «in comune accordo, dal tavolo tecnico, è emerso il proposito di tornare, così come prevede la legge 104/92, a classi composte da un massimo di 20 alunni con uno studente con disabilità grave o due con disabilità lievi».

Questi, insieme all’eliminazione della dicitura “nei limiti delle risorse disponibili” che appare in diversi punti della legge delega, sono i punti cardine del documento scritto dalla “Rete dei 65 movimenti per il sostegno” che verrà discusso durante l’incontro seminariale che si terrà il giorno 24 febbraio a Roma.

Le associazioni così come i genitori e gli operatori si sono date da fare per contrastare questa “Buona scuola” che di buono a dire il vero pare abbia ben poco. Speriamo che chi di dovere prenderà seriamente in considerazione le richieste presenti nel documento.

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