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Acciaierie Valsugana: nuovamente a rischio 102 posti di lavoro. Claudio Cia interroga la giunta provinciale.

Il futuro delle Acciaierie Valsugana di Borgo, che fino a ieri sembrava aperto grazie a un accordo tra Svizzera e Algeria, passando per Piombino, è tornato nero dopo che il gruppo algerino Cevital che ha acquisito anche la Lucchini di Piombino, sembra voler desistere dall’acquisto dello stabilimento trentino ora in mano agli svizzeri della Klesch.

Questi ultimi impiegano più di 4500 persone in 40 sedi, in più di 16 paesi diversi, occupandosi di acciaio, gas e petrolio, generazione di energia e prodotti chimici.

Creando la Leali Steel spa, subito entrata in regime di concordato, e affittando quel ramo dell’azienda, così da mantenere i 102 dipendenti di Borgo, Klesch a fine anno scorso ha acquistato l’azienda.

Subito si è però profilata una situazione debitoria insostenibile. Una situazione che fatalmente replicherà quella dell’ex Hilton di Mattarello, con 57 lavoratori che saranno mandati a casa per la chiusura della sede trentina.

Il consigliere provinciale di Agire, Claudio Cia, intende approfondire la situazione che vede a rischio 102 famiglie della Valsugana e per questo presenta una interrogazione a risposta immediata. La questione verrà quindi presa in carico dalla giunta provinciale nella prossima tornata consigliare del 31 gennaio e 1 e 2 febbraio  dove dovrà dare delle risposte in merito.

Per Claudio Cia a questo punto lavoratori e famiglie sono in balia di una politica occupazionale provinciale che non riesce mai a trovare il bandolo della matassa quando si tratta di ricordare alle aziende la responsabilità di impiantarsi nel nostro territorio, di essere cresciute grazie all’apporto delle maestranze trentine, di aver sfruttato infrastrutture, ambiente, e opportunità offerte dalla nostra Provincia.

«Quando i buoi sono scappati è facile dire: «chiudiamo le porte della stalla» – afferma Claudio Cia – Ma pare che questa sia la migliore trovata per, ancora una volta, farsi belli davanti a chi ha perso il lavoro e tornerà a votare gli stessi che si sono sempre fatti fregare dai furbetti dell’alta finanza, quelli che non conoscono persone, ma solo numeri e conti che debbono tornare, sempre a loro favore. La politica dovrebbe piuttosto saper valorizzare le competenze e la professionalità che molti trentini si sono conquistati accettando magari stipendi più bassi, resistendo alla tentazione di emigrare. Loro sono qui, sono figli della nostra terra. Che cosa sarà di loro? Che cosa si farà per loro?»






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