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I soldi per le cooperative che gestiscono l’attività dei migranti servono a finanziare l’illegalità?

L’arresto dell’operatore iracheno che prestava la propria opera all’interno dell’Associazione di volontariato al Brennero, (leggi qui) desta parecchie domande e fa emergere ulteriori dubbi in merito ad una problematica già evidenziata in più di una struttura: il business creato attorno alla gestione dei profughi.

La cosa in questi giorni è finita sotto la lente d’ingrandimento del consigliere provinciale di Forza Italia Giacomo Bezzi che in proposito ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale

Bezzi nel documento interrogativo chiede alla giunta regionale se l’operatore iracheno, arrestato all’interno dell’indagine condotta dalla squadra mobile di Bolzano, prestasse opera di volontariato o se fosse alle dipendenze dell’Associazione Volontarius o di altra cooperativa riconducibile ad essa e a quanto ammontano i finanziamenti ottenuti dall’Associazione Volontarius (riconducibile all’arrestato) o da altra cooperativa riconducibile ad essa, negli ultimi tre anni, dettagliati per anno.

Il consigliere di Forza Italia chiede anche se se non ritenga opportuno un più attento controllo programmato e puntuale a carico delle associazioni e cooperative presenti nella nostra regione che si occupano della gestione dei profughi e se non ritenga opportuno annullare qualsiasi contratto esistente con associazioni e cooperative che si rendono responsabili di episodi simili.

«Si evince dai media che sarebbero numerosi i clandestini illegali, “aiutati” dall’iracheno dietro lauto compenso, a passare il confine. Non si vuole entrare nel merito della notizia per generalizzare il problema a tutte le associazioni e a tutti gli operatori; ma che l’attività legata all’accoglienza di persone richiedenti protezione internazionale e il servizio di assistenza umanitaria rappresentino un business parrebbe reale (viste anche alcune notizie riportate dai media a livello nazionale)» – scrive Bezzi nella premessa dell’interrogazione.

«Nel caso dell’associazione di Bolzano, – aggiunge ancora Bezzi – ci si chiede quali siano i controlli effettuati da parte di chi gestisce l’attività e se sia opportuno effettuare un’analisi accurata delle persone che prestano attività in tale settore, proprio per evitare il ripetersi di simili comportamenti e per scongiurare che la comunità paghi di tasca propria associazioni e cooperative disoneste, approfittando del proprio ruolo per guadagni illeciti».






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