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La triste e disumana morte di un giovane papà a Capodanno al santa Chiara di Trento.

Il consigliere provinciale di Agire Claudio Cia pone la lente d’ingrandimento su un grave fatto successo il giorno di Capodanno all’ospedale di Santa Chiara di Trento. 

Il fatto finirà anche sui banchi della giunta provinciale in virtù di un’interrogazione depositata nella mattinata dal consigliere dove chiede se è consuetudine ricoverare in «Osservazione Breve» del Pronto Soccorso pazienti in agonia e, in tal caso se la giunta provinciale, non ritenga doveroso invece dedicare, all’interno di questa unità operativa, uno spazio destinato a tale scopo al fine di dar valore alla pietà e alla comprensione per la sofferenza di quanti, pazienti e famigliari, vivono il dramma del “fine vita”.

«Ci sono situazioni in cui alla sofferenza e allo sconforto per la perdita di un congiunto si accompagna la rabbia e l’indignazione verso una struttura sanitaria così disumanamente disorganizzata  da oltrepassare il limite della vergogna» esordisce nella premessa dell’interrogazione Claudio Cia

Ma ricostruiamo l’accaduto. Una persona in fase terminale, giovane, papà, viene ricoverata nella mattinata del 31 dicembre presso il Pronto Soccorso. Sono le sue ultime ore, non arriverà al pomeriggio del giorno dopo e ne sono tristemente consapevoli i sanitari e pure i suoi cari.

Ad accoglierlo in «Osservazione Breve» trova una stanza da quattro (!), ed a separarlo dagli altri tre pazienti, tutti peraltro in buone condizioni, è una tendina di tela arancione semitrasparente (!!). A fianco al letto, addossate una all’altra due sedie che diventeranno tre quando verrà aggiunta una poltroncina per la veglia notturna.

Si succedono le flebo di morfina per sedare il giovane papà morente e fra sussurri, carezze e lacrime trattenute non vien meno la compostezza della famiglia e degli amici, a turno giunti al capezzale.

A non sedarsi mai è invece il chiacchiericcio e viavai della gente che visita e accompagna gli altri tre pazienti, peraltro ignari del dramma che si sta consumando a fianco.

L’epilogo è quello annunciato, purtroppo. Ma a rendere il tutto disumano è l’inconciliabilità delle due storie costrette a forza nei venti metri quadri di una fredda camera di Pronto soccorso: al di qua della tendina di tela il cicaleccio dei tre ricoverati di passaggio che si raccontano i fatti loro, al di là della tendina di tela la disperazione di chi deve sentire il proprio caro esalare l’ultimo respiro. Con buona pace d’ogni forma di intimità, di quiete, di rispetto.

«L’APSS ci propina quintali di moduli da firmare per farci credere d’aver a cuore la nostra privacy. E crede di cavarsela con una tendina di tela. In realtà, ed è cosa grave, – aggiunge Claudio Cia – non sa riconoscere e tutelare il diritto di un uomo di poter morire in pace, e ai suoi famigliari di vivere il dolore liberamente, senza doversi sentire come in mezzo a una  piazza».

Questo – termina Cia – è quanto accaduto qualche giorno fa al Santa Chiara, l’ospedale principe di una sanità trentina che si vanta di essere esempio nazionale di efficienza e che costa ai contribuenti trentini il 20% in più di tutto il resto d’Italia.»

Qui è possibile leggere la replica del primario del pronto soccorso del Santa Chiara Claudio Ramponi e l’immediata controreplica del consigliere provinciale Claudio Cia 






7 Commenti A La triste e disumana morte di un giovane papà a Capodanno al santa Chiara di Trento.

  1. ANTERO ha detto:

    Che tristezza …

  2. Chiara ha detto:

    Puntare tanto all’efficienza senza puntare ad un minimo di umanità non serve a niente essere professionisti della salute.

  3. Meri ha detto:

    Però abbiamo l accreditamento della joint commision….😂😂😂😂 che vergogna

  4. matteo ruffoni ha detto:

    Per me vorrei una morte dignitosa com questa https://www.youtube.com/watch?v=l-_uEmdmSsY legale e ad un costo ragionevole

  5. Maria ha detto:

    Mi dispiace tanto ma a cles e molto peggio a me si sono rifiutati di darmi le foto della laparoscopia che mi aspettavano di diritto so per coprire ciò che avevano fatto

  6. Stefano ha detto:

    Dispiace molto perché la dignità di una persona deve venire prima di ogni logica non umana. La sanità trentina non è al top come si fa credere ma sta perdendo pezzi giorno dopo giorno. L’umanizzazzione del personale sanitario deve essere al primo posto.

  7. matteo ruffoni ha detto:

    Sono estremamente dispiaciuto per quello che è successo a quel giovane padre morente. Posso testimoniare però che ho avuto modo di essere testimone di comportamenti molto migliori di grande sensibilità in ospedale e rovereto, visto che arrivo da una lunga degenza durante la quale purtroppo ci sono stati alcuni decessi.
    Certo che poi in Italia non è possibile morire con dignità ed il grande lavoro fatto con le cure palliative e gli hospice fatica ad affermarsi a causa delle leggi oscurantiste in vigore nel nostro paese.
    La vita a volte può smettere di essere degna di essere vissuta e, se capitasse, voglio essere libero di ricorrere alla pratica dell’eutanasia, e non solo all’interruzione delle cure, cosa che conduce spesso ad una morte dolorosa, condanna alla quale mi ribello. L’eutanasia legale è una possibilità sana, caritatevole, civile, e piena di pietas.
    Dobbiamo avere il coraggio di comprendere la morte come parte finale della vita, smettendo di negarla per adibire, anche negli ospedali pubblici, spazi adatti a morire con dignità.
    Proponiamo una legge per la morte dignitosa e di conseguenza avremo spazi adeguati.

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