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Milan con lode, Juventus senza appello

A Doha la Vecchia Signora s’inchina davanti al Diavolo (4-5 dopo i calci di rigore).

La diatriba dialettica del Cavaliere e le vicissitudini del volo aereo posticipato sono il colorito contorno, cabaret e satira prima della contesa.

E’ una gara brillante, intensa, combattuta, apprezzabile dal punto di vista tecnico e atletico.

I rossoneri, battono per la seconda volta i Campioni d’Italia nel breve periodo, alzano al cielo il trofeo della Supercoppa italiana, ridimensionano con severità il profilo vincente dei Sabaudi.

Giù il cappello dinanzi ad un gruppo organizzato, operoso e mai domo, ben gestito dal tecnico di Pomigliano d’Arco.

Il pacchetto arretrato, protetto dal baby Donnarumma, è puntellato dalla coppia formata dall’impetuoso Paletta e dal talentuoso Romagnoli.

Gli esterni dal baricentro alto, Bonaventura e in particolar modo lo spagnolo Suso, deliziano la platea raffinata del Jassim Bin Hamad Stadium con rapidità e vivaci serpentine.

La mediana dei “Cascivit” soffre lo sprint dei piemontesi, poi con il passare dei minuti disegna le linee e accorcia le distanze.

L’avvio dei meneghini è incerto e timoroso, frangenti che evidenziano il potere reverenziale nei confronti dei “primi della classe”.

Subita la rete di Giorgio Chiellini, la ciurma trova la quadra e sfodera una prestazione maiuscola nei toni e gagliarda nello spirito.

La predisposizione sportiva al sacrificio, la mobilità dei reparti, l’acume tattico, sono le eccellenze della truppa di Montella.

Il pareggio di Giacomo Bonaventura riaccende l’orgoglio e la stima dei rossoneri mentre limita il furore bianconero.

Il conte Max schiera la difesa a 4 orfana del playmaker basso Bonucci. Sui binari, Alex Sandro (sino a quando rimane sul green) perfora l’argine mancino con impeto mentre il sostituto Evra e Lichtsteiner arrancano sui rispettivi avversari.

La coppia centrale (Rugani e Chiellini) non supporta l’asse mediano e la superiorità numerica e qualitativa del centrocampo (Marchisio, Khedira e Sturaro) non impatta sul muro eretto da Kucka e compagni.

Pjanic non al meglio dal punto di vista fisico non sostiene i puntelli (Mandzukic e Higuain) lasciati in solitudine a combattere con le torri rossonere.

Per il club di Corso Galileo Ferraris è una sconfitta inattesa, una finale amara, ancora una volta, dopo quella patita contro il Napoli due anni orsono.

E’ una lezione per Massimiliano Allegri che ha il compito di assemblare l’organico di prim’ordine allestito dalla proprietà.

L’impalcatura tattica del tecnico livornese è solida, da manuale, ma le trame e il gioco affidati alla creatività dei solisti appaiono limitati dal potenziale inespresso.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

 






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