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Disoccupazione Trentino: no agli alibi e al rinvio delle questioni – di Andrea Merler

Il diritto al lavoro è un principio cardine della nostra Costituzione e un obiettivo politico costante, ma ancora lontano dalla sua piena realizzazione.

La politica può certamente incidere per creare occasioni di lavoro nel settore pubblico però trova sempre più difficoltà a stimolare il settore privato.

I dati statistici devono destare seria preoccupazione soprattutto quando coinvolgono i giovani alla ricerca della prima occupazione oppure si manifestano attraverso le crisi di interi settori produttivi. L’angoscia di chi è coinvolto direttamente dovrebbe produrre l’effetto immediato di responsabilizzare chi è chiamato a gestire – pro tempore – la governance istituzionale.

Si badi bene che oggi è certamente più difficile adottare ricette preconfezionate oppure cercare di inventare soluzioni definitive, ma non è neanche questo il tempo dell’improvvisazione o della sottovalutazione dei fenomeni complessi.

A me pare che un aspetto migliorabile e che potrebbe trovare la condivisione unanime delle forze politiche è la semplificazione burocratica. I programmi elettorali e le discussioni politiche tendono a questo obiettivo, ma quella che è venuta a mancare è la fase di realizzazione della sburocratizzazione, anzi, la burocrazia aumenta ancora di più di prima.

Molte volte si cercano di trovare le solite scuse per rimandare le questioni a tempi migliori ed indefiniti. E’ altrettanto vero però che per attuare un reale riformismo servono idee, coraggio e autorevolezza.

Io credo che anche nel settore del lavoro il Trentino vada considerato un punto di riferimento importante di cui potrebbe essere ancora laboratorio per il resto del Paese se riuscirà a migliorare i servizi resi ai cittadini. Penso ad un concreto rafforzamento dell’Agenzia del Lavoro provinciale e ad una gestione unitaria del settore. Questo a mio avviso aiuterebbe a migliorare il rapporto delle imprese e dei professionisti con l’Agenzia e rendere più adeguato il sistema provinciale nel confronto necessario con le Agenzie di livello nazionale introdotte dal Jobs Act.

Non solo. Sempre più spesso sentiamo dire che i corsi di riqualificazione o di formazione siano del tutto inadeguati o che servano a poco e non certamente per i fini prefissati. Una gestione complessiva del settore lavoro in capo all’Agenzia del Lavoro dovrebbe essere coniugata anche con l’analisi puntuale del mercato del lavoro inteso come lo studio della domanda e dell’offerta su base provinciale.

In questo dovrebbero trovare la massima espressione – ciascuna per le proprie specificità e competenze – le tre componenti tipiche dell’Agenzia (organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e delle imprese e la stessa Agenzia). Il risultato dell’incontro tra domanda e offerta sarebbe possibile tramite un monitoraggio continuo da parte di un Osservatorio permanente che però non è stato mai istituito.

In questo modo si potrebbe realizzare quella contestualizzazione necessaria che dovrebbe tendere a migliorare sensibilmente le opportunità di trovare un’occupazione e che permetterebbe eventualmente di ricalibrare i corsi di formazione alle reali esigenze del mercato del lavoro.

Se vogliamo ragionevolmente pensare che la formazione dei lavoratori sia indirizzata alla rioccupazione in tempi brevi piuttosto che ad “occupare” il tempo di operatività degli ammortizzatori sociali e sia a beneficio dell’orientamento dei giovani, la soluzione non può essere che quella di studiare profondamente il mercato del lavoro della nostra Provincia analizzando le esigenze produttive e professionali delle nostre imprese.

Ecco perché credo che il Trentino possa essere ancora considerato laboratorio di innovazione strategica nel settore delle politiche attive del lavoro. Sarebbe invece un grave errore di sottovalutazione pensare ancora di sentirsi lusingati dai dati sull’occupazione e sulla disoccupazione oggettivamente più favorevoli rispetto alle altre Regioni perché la nostra specialità deve spingerci ad indirizzare le risorse umane ed economiche al miglioramento continuo.

Questo è in fin dei conti lo spirito dei trentini e per fare questo bisogna perseguire una politica riformista vera e non presunta. Proprio quello che in questo periodo storico sembra venire a mancare alla politica che pare non riuscire più a dare risposte puntuali ai bisogni dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese.

Certo è più facile in un contesto favorevole pensare di ricercare finanziamenti valevoli una tantum, più difficile è cambiare il corso degli eventi negativi. Quest’ultimo obiettivo è invero la missione della politica moderna perché non ci si può accontentare di amministrare, ma bisogna avere la capacità di visione del futuro.

In un periodo storico di grande incertezza economica e sociale che intacca i fondamenti della nostra stessa esistenza e se si vuole veramente pensare di provare a riavvicinare la politica e l’amministrazione all’interesse generale dei consociati, non bisogna continuare a cercare comodi alibi o rinviare le questioni, ma cercare di produrre innovazione rinunciando a guardarsi allo specchio e convincersi che in fondo va bene continuare così.

Andrea Merler – Cantiere Civico Democratico e membro Parlamentino provinciale UPT






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