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Guarire dal Renzismo – di Stefano Adami

Il renzismo è stato una malattia. Una malattia molto grave. Chissa’ se il pd sara’ in grado di asportare il renzismo.

I milioni di italiani che sono andati alle urne per il referendum sulla costituzione del 4 dicembre fanno però sperare in bene. Sono andati alle urne per asportare il renzismo. Fanno sperare nel fatto che l’Italia voglia guarire da quella malattia e allontanare il ricordo del contagio.

Il nocciolo del virus renziano stava nell’imporre brutali politiche neoliberiste contrabbandandole come politiche sociali, ‘di sinistra’. Nel promettere il cambiamento solo per conquistare il potere. Renzi riaggiornava in Italia un thatcherismo e un bushismo coltivato a Rignano: la stessa ricetta imposta in Inghilterra dal suo amico Tony Blair.

Ricetta che ha prodotto, in Gran Bretagna, un massacro sociale e l’entrata in guerra contro l’Irak e contro il volere dei cittadini britannici. Dalla Leopolda Renzi ripeteva che ‘il futuro è adesso’, mentre a Roma dava il meglio di se per cancellarlo, quel futuro. Abolizione dell’art 18, tagli alla spesa sanitaria, ‘buona’ scuola, voucher, esplosione della spesa pubblica. Il segno della distruzione renziana del presente e del futuro e’ la fuga in massa degli italiani all’estero: al ritmo di oltre 100.000 l’anno negli ultimi 3 anni.

Cittadini perduti, sradicati, mandati in esilio. Renzi entra con queste cose nei libri di storia. Il tutto condito da prepotenza, arroganza, saccenteria, minacce (‘se vince il no non ci saranno piu soldi per la ricerca medica, fallisce l’italia’ e simili) e da un’invasione mai vista in Rai e nei mezzi d’informazione. Mai vista, ripetiamo: neppure nei giorni del Berlusconi imperante.

Fortunatamente il governo della PlayStation ha ricevuto un secco NO dalla grande maggioranza degli italiani. Le finte riforme ‘per il bene del paese’ non hanno convinto il paese. E gran parte di coloro che hanno votato SI non hanno certo voluto dare un SI a renzi. Non gli hanno voluto firmare una cambiale in bianco.

Molti dei SI hanno votato dicendo: meglio una cattiva riforma che nulla. Renzi e il governo chiedevano un voto contro la spaventosa minaccia del ‘populismo’. Una vecchia battuta dice che quando al popolo togli tutto, diventa populista. Si è visto in Inghilterra con il voto sulla brexit, negli USA alle recenti elezioni presidenziali. Lo si vede da noi.

Adesso c’è molto da fare. Ricostruite il tessuto sociale fatto a pezzi dal renzismo. A questo scopo, non crediamo che un governo di traghettamento possa essere una soluzione. Un governo di riciclati e ripescati, come quello del conte Gentiloni, fatto di ministri sfiduciati dagli italiani, e per questo premiati dai colleghi politici, non puo’ che peggiorare le cose.

Un governo di ombre che hanno sfidato i cittadini e non rappresentano piu’ nessuno, neppure se stessi: Verdini, Boschi, Alfano. Un governo che rimanda i problemi. E l’Italia non puo’ piu’ permettersi di rimandare, non puo’ piu’ permettersi di sbagliare.

Le leggi elettorali non producono automaticamente buoni governi. Tutta la storia dell’Italia repubblicana è lì a dimostrarlo. E non solo la storia d’Italia.

Le leggi elettorali restano dei semplici strumenti. I buoni governi sono prodotti dalle buone idee, dai buoni rappresentanti, dai buoni amministratori, dalla buona fede. Dallo studio, dalla ricerca. Dall’agire in modo omogeneo. Dunque quello della necessità della nuova legge elettorale è solo un falso problema. Il vero problema è quello dell’agire finalmente a vantaggio del paese, dei cittadini, non a vantaggio della propria carriera o del proprio clan.

I politici hanno finora agito come quei fidanzati che riempiono le compagne di belle parole, lasciando poi a loro la soluzione di tutti i problemi, di tutte le difficoltà. Quei fidanzati che poi si sorprendono quando la compagnia li lascia e non riescono proprio a capire perché.

C’è da fare per tutti un grande salto di qualità, specie da parte dei rappresentanti politici. Prima ancora di saperlo fare, bisogna volerlo. C’è da abbandonare la PlayStation e guardare in faccia la realtà.

Stefano Adami



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