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La scelta folle di tagliare sui ricoveri per far tornare i conti – Di Claudio Cia

​Altra sforbiciata in nome della riorganizzazione della sanità Trentina.

Dopo la chiusura dei punti nascita, la riduzione delle guardie mediche ora ci tocca sentire che ci saranno pure tagli sui ricoveri.

Si disse che i punti nascita di valle dovevano essere chiusi perché non era garantita la sicurezza per il nascituro e la sua mamma, cosa tra l’altro poco credibile visto che ad oggi non esistono dati che proverebbero decessi legati a questa presunta assenza di standard di sicurezza; le guardie mediche erano uno spreco perché venivano chiamate poche volte; ora si punta anche a ridurre i ricoveri per allinearsi ai parametri delle altre regioni d’Italia.

Ma noi, non eravamo i migliori? Il governo provinciale non manca mai di ricordarci che possiamo vantare i servizi sanitari più eccelsi e ora ci dicono che bisogna tagliare per allinearsi al resto d’Italia. Un strano modo di valorizzare la nostra autonomia e di convincere i Trentini a farsi curare in casa propria. Non meravigli poi se la Provincia è costretta a destinare sempre più risorse per far fronte alla mobilità passiva dei pazienti che per farsi curare vanno fuori dal Trentino.

Far tornare i conti tagliando sui ricoveri è da folli e rivela la non conoscenza della realtà trentina. La nostra Provincia nel 2001 contava 480mila abitanti oggi ne conta di 540mila e la previsione è che nel 2030 saremo in 584mila​, senza contare eventuali “nuovi arrivi” da altri continenti.

Nel 2016 i cittadini over 65 anni sono 114mila e si prevede che nel 2050 arrivino ad essere 193mila. In aumento anche disuguaglianze, povertà ed emarginazione, tutti fattori che espongono ad un maggior rischio di malattia.

Cresce il numero dei cittadini, gli acciacchi le criticità sociali, e i nostri esperti tagliano risorse e diminuiscono i posti letto ospedalieri. Davvero geniale. Ricoverarsi non è un lusso e la malattia non si presenta quando ci sono i saldi, ovvero quando conviene.

Già oggi assistiamo a dimissioni ospedaliere precoci di pazienti altamente critici, affidati alle famiglie e alla scarna struttura assistenziale territoriale che ha sempre meno risorse e sempre più speranze e attese da assecondare. Qui si manifesta l’assenza di una vera progettualità d’insieme dove il paziente è il centro della riorganizzazione della sanità Trentina.

Evidentemente a qualcuno è pure sfuggito che nel “Trentino felix” è una realtà in crescendo vedere famiglie costrette ad affrontare importanti costi per potersi curare con la compartecipazione (ticket e farmaci) o per bypassare inefficienze e ritardi presenti nostro sistema sanitario.

Questi sono i frutti della riorganizzazione sanitaria targata Rossi-Zeni.



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