Menù principale

C’era una volta il PATT. – Di Carlo Andreotti

Lo sconquasso, non solo dialettico, che la vittoria del “No” ha provocato nella totalità delle forze politiche impegnate sul fronte del “Sì”, non poteva non coinvolgere anche il Patt.

L’unico esponente della Due Stelle Alpine ad aver capito gli umori della gente trentina (perché ad essa più vicino) ed a comportarsi di conseguenza, è stato Walter Kaswalder, il consigliere ribelle, oggi addirittura in odore di espulsione.

Il presidente Rossi e il senatore Panizza, fortemente impegnati a sostegno del “Sì”, si sentono traditi al punto che Rossi ha pubblicamente redarguito assessori e consiglieri autonomisti per non essersi impegnati a sufficienza sul territorio.

Il dubbio che se non lo hanno fatto, forse è proprio perché neppure loro erano convinti della scelta, non ha neppure sfiorato il governatore. Tanto meno Rossi, in piena sintonia di pensiero con il senatore Panizza, ha pensato che forse sarebbe stato meglio approfondire l’argomento negli organismi collegiali interni, prima di voler coinvolgere così pesantemente il partito nella battaglia per il sì.

La premiata ditta Rossi & Panizza ha preferito ancora una volta la decisione calata dall’alto e questa volta è andata loro male. Tutto da dimostrare invece che sia andata male anche per il Trentino. A questo proposito credo meritino grande considerazione le parole del presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, per il quale la vittoria del “No” ha fra l’altro scongiurato un pericoloso aumento della già alta insofferenza politica delle regioni a statuto ordinario nei confronti della nostra specialità.

E’ più che mai necessario oggi, specie dopo la vittoria del no, stringere forti alleanze con tutte le Regioni a statuto speciale e finanche con Veneto e Lombardia, sostenendo le loro aspirazioni come predicavano Enrico Pruner e Franco Tretter, per fare in Parlamento massa critica, baluardo a difesa dell’autonomia.

Che il Patt, da lungo tempo ormai, abbia cambiato pelle non è un mistero. Si è lasciato coinvolgere nella crisi generale dei partiti conseguente al crollo della Prima Repubblica, perdendo quella che era la sua maggiore forza: l’identità. Certo, nella seconda metà della scorso millennio il Patt era più piccolo, ma sicuramente più combattivo e dotato di una identità e una idealità fortissime che anche i più acerrimi rivali gli riconoscevano.

Dicevi Patt, o Due Stelle Alpine e la percezione di chi fosse, cosa volesse, quali fossero i suoi ideali e le sue battaglie era di una immediatezza estrema. Oggi dici Patt e il pensiero va al calderone indistinto, senza più identità ahimè, del centrosinistrautonomista (tutto attaccato per favore) dove convivono, spesso da separati in casa, post democristiani, post comunisti, post autonomisti. Quando il vecchio sistema dei partiti è crollato negli anni ‘90, il Patt ne aveva saputo raccogliere l’eredità, andando sì al governo, ma cercando di mantenere forte e salda la propria identità-idealità. Basti pensare al progetto Euregio, osteggiato al tempo anche dagli alleati di governo, ma portato avanti con forza e determinazione, tanto che oggi si può dire sia l’unica vera idea autonomista degli ultimi vent’anni.

Forse è stata anche questa una delle cause della successiva crisi, con un partito che al primo posto, anziché la sua storica, forte identità, ormai cedeva sempre più vistosamente alla tentazione della conquista del consenso, dell’attaccamento al potere, della politica del piazerot e dell’occupazione sistematica di posti di sottogoverno.

Per fare questo si è piegato alle forti pressioni esterne, abbracciando la spinta e il motto del democristiano, sen. Giorgio Postal: “in politica si deve stare sempre con chi vince e siccome vincerà Dellai si deve stare con Dellai”. Detto fatto. Per tre legislature (quelle di Dellai) il Patt ne è stato il servitore fedele, acritico e proprio per questo, premiato. Premiato prima e premiato dopo, anche grazie ad un generoso regalo di un inconsistente e litigioso Pd. Premiato anche in termini di voti dall’elettorato, che allo zoccolo duro di coloro che erano nati e vissuti con le Due Stelle Alpine nel cuore e che mai le avrebbero tradite e mai le tradiranno, aggiungeva i voti di tutti coloro (tantissimi) che volevano saltare sul carro del vincitore attendendo prebende che in molti casi sono anche arrivate. La conseguenza è stata quella di una forte perdita di identità, con un vertice più interessato al mantenimento del potere e quindi alle esigenze della governabilità, che a quelle della salvaguardia di un patrimonio storico e ideale inestimabile teso a fare del Patt il partito territoriale trentino.

Credo che la differenza tra il Patt di allora (che c’era) e quello di oggi (che non c’è più) stia in una diversa concezione dell’esercizio del cosiddetto potere. Rossi afferma che ”per il bene della coalizione, a volte è necessario scarificare il bene del partito”. Nel congresso del 1997, quello che a mio avviso segnò il punto più alto in assoluto nella storia del Partito autonomista, con un risultato straordinario, immediatamente vanificato da autolesionistiche lotte intestine, ebbi ad affermare una cosa apparentemente simile, ma in realtà profondamente diversa: “per il bene del Trentino, a volte è necessario porre in secondo piano il bene del partito”. Rossi insomma pensa al bene della coalizione; vent’anni fa il Patt pensava al bene del Trentino. Senza voler fare paragoni improponibili, un po’ come Degasperi e Andreotti (Giulio). Il primo in chiesa stava davanti pensando a Dio e al futuro, il secondo stava vicino alla porta, pensando agli elettori.

Saprà uscire il Patt da questa fase delicatissima? Per il bene del Trentino mi auguro di sì, ma per farlo dovrà abbandonare arroganza e verticismo, dimenticare l’identificazione partito-governo, il cumulo delle cariche, riacquistare idealità a scapito della perdita di qualche voto e di qualche posizione di sottogoverno. Scelte dolorose, ma coraggiose, non come quella, molto semplice e semplicistica di espellere il dissenso, a cominciare da Walter Kaswalder. La redenzione potrebbe passare proprio da lui. Ma si avrà, ne avrà, la forza e il coraggio?

Carlo Andreotti






Un commento A C’era una volta il PATT. – Di Carlo Andreotti

  1. J. da Brivio ha detto:

    Pregevole.

Lascia un Commento

Your email address will not be published. Required fields are marked as *

*

CHIUDI
CLOSE