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Stipendio ai presidenti di circoscrizione? No, grazie! – di Gian Piero Robbi

Sono diverse le dichiarazioni in merito alla riforma voluta dalla giunta Valduga che prevede il ripristino dello stipendio ai presidenti delle circoscrizioni.

Il primo a esporre le sue critiche è Carlo Fait del Pd che dichiara: «Ripristinare lo stipendio ai presidenti delle sette circoscrizioni è senza alcun dubbio un passo falso in quel percorso che vorrebbe avvicinare i cittadini alle istituzioni. Nella convinzione che i presidenti e i consiglieri circoscrizionali siano mossi da un desiderio di impegno civile e di servizio ai cittadini su base volontaristica, penso che nessuno di loro pretenda dall’amministrazione comunale una sorta di stipendio, ritenendo il rimborso spese la formula più adeguata al servizio che loro prestano per la comunità.

Ciò detto il vero problema delle circoscrizioni sta nelle modalità della loro formazione. Sono elette con un sistema proporzionale basato su liste partitiche e il presidente viene nominato in seconda battuta dai consiglieri eletti nelle liste. È naturale che questo sistema elettorale riverberi nelle circoscrizioni le stesse dinamiche partitiche del consiglio comunale, quantomeno fino all’elezione del presidente».

Anche dal Movimento 5 stelle arrivano i dissensi, infatti il consigliere Paolo Vergnano dice al riguardo: «Quando nel maggio 2015 siamo andati al voto per il Comune ha vinto una coalizione che in uno dei punti apriva a un rimborso spese per chi, come i presidenti, fosse chiamato a impegnarsi maggiormente.

Ma tra un rimborso spese e uno stipendio di 9.426 euro l’anno passa la differenza tra il concetto di assemblea popolare e lavoro full-time. Molti concittadini roveretani, infatti, mantengono una famiglia con una cifra simile.

Non riusciamo neppure a immaginare che tipo di spese i presidenti siano chiamati a sostenere per raggiungere la cifra fissa di quasi 10 mila euro l’anno. Inutile che il sindaco continui ad affermare in aula che questo è un mero rimborso spese. E poi perché la giunta non si chiede come mai le istanze delle circoscrizioni siano spesso disattese, e le assemblee popolari non siano sempre convocate, seppur presenti nell’attuale e nel futuro regolamento? Come mai tali assemblee non siano state convocate per discutere dello stipendio ai presidenti».

Lo stesso Vergnano poi aggiunge una provocazione: «Abbiamo proposto che le circoscrizioni non siano composte da elementi eletti ma estratti a sorte e su base volontaria senza stipendio. Per cancellare ogni tipo di possibile connivenza, anche solo ipotetica, con la giunta».

Insomma le critiche a questa riforma sono decise, e a mio parere anche giuste, lo stipendio ai presidenti delle circoscrizioni o altre forme di compenso a chi fa politica a livello locale “part time”, sono un controsenso.

Chi decide di fare politica in questo ambito deve farlo come volontario. A mio avviso, il politico locale deve dedicarsi alla politica come forma di volontariato, senza alcun fine lucrativo, solo in questo modo potrà dirsi realmente dedito al bene dei sui conterranei.

Altrimenti si tratterebbe di un lavoro come un altro, ma la politica locale è passione per la propria terra e per la propria gente, è impegno sociale e chi decide di percorrere questa strada deve farlo per “vocazione” senza secondi fini, e lo stipendio sicuramente rappresenta un secondo fine per eccellenza.

Gian Piero Robbi






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