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Associazione Più Democrazia In Trentino: NO alla riforma che conferma un triste paradosso

A pochi giorni dal voto rendiamo note le motivazioni che ci inducono a respingere la proposta di nuova Costituzione Renzi-Boschi.

Nel rispetto delle diverse appartenenze dei soci, abbiamo deciso di guardare alle caratteristiche salienti e agli articoli della Riforma che riguardano le questioni della partecipazione e della sovranità popolare.

L’interrogativo che ci siamo posti per esprimere il nostro giudizio sulla Riforma è il seguente: il nuovo Testo favorisce l’accesso agli strumenti di democrazia diretta? Rimuove gli ostacoli normativi e operativi che negli ultimi 50 anni hanno reso impervio il ricorso alla partecipazione popolare? Restituisce effettivamente la libertà di voto ai cittadini? La nostra risposta è NO.

La nuova Costituzione nei fatti rende più difficile il ricorso agli strumenti di democrazia diretta. È certo l’innalzamento da 50mila a 150mila del numero di sottoscrizioni necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare (Art. 71), sono incerte le garanzie di trattazione e deliberazione (rimandate a regolamenti inesistenti).

Per quanto riguarda i nuovi istituti, ossia referendum propositivo e di indirizzo, siamo nuovamente al cospetto di un annuncio: nel mentre si modifica grosso modo 1/3 della Carta, per disciplinare la partecipazione dei cittadini e renderla effettiva si rinvia ad altra (e futura) legge costituzionale e ad altra (e futura) legge ordinaria di attuazione.

L’abbassamento del quorum partecipativo (Art. 75) a fronte della raccolta di 800mila firme non è elemento migliorativo di per sé. È evidente a tutti che già oggi in Italia solo chi dispone di un esercito di consiglieri comunali può riuscire a raccogliere legalmente 500mila firme in soli 6 mesi (si veda la recente vicenda relativa alla raccolta delle firme per il referendum costituzionale del 4 dicembre).

Solo i grandi Partiti e le Organizzazioni sindacali dispongono di questo esercito. A tutti gli altri l’accesso è e rimarrà oggettivamente precluso. Chi potrà mai permettersi di ingaggiare a 25Euro/ora i cancellieri del tribunale per autenticare le firme? Perché il Governo non ha presentato per tempo un disegno di legge per disciplinare favorevolmente la materia? Sarebbero bastate poche settimane per farlo – volendo.

Attori e soggetti politici appartenenti a schieramenti diversi hanno presentato proposte concrete ma sono rimasti inascoltati. Serve una legge che garantisca informazione e semplifichi le procedure, consentendo le firme online e ampliando la platea degli autenticatori, abolendo o perlomeno riducendo il quorum.

Non ci sono state risposte. La legge non è stata fatta. La nuova Carta è un florilegio di annunci. La Costituzione su cui voteremo conferma un triste paradosso: gli istituti referendari, inseriti nella Carta con l’obiettivo di mettere a disposizione delle minoranze strumenti per poter contrastare mediante voto popolare le decisioni degli Esecutivi, sono e continuerebbero ad essere nella pressoché esclusiva disponibilità delle maggioranze, che ne faranno uso plebiscitario.

Come dice il Professor Rodolfo Lewanski (già presidente dell’Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana) “la soluzione ai problemi della politica rappresentativa è “più democrazia” perché i mali della democrazia si curano con più democrazia e quindi con la partecipazione”.
Queste le nostre ragioni per dire NO alla Riforma Costituzionale.

Il comitato direttivo Associazione Più Democrazia In Trentino  – Stefano Tava, Marianna Demattè e Alex Marini






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