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Dalle canne all’eroina, il racconto shock di una mamma trentina.

L’incubo comincia quasi 10 anni fa, la storia è sempre uguale, pensi: «impossibile che mio figlio si droghi, che sia un tossicodipendente», e poi scopri che invece è toccato a te, che una delle tante sfortunate mamme destinate a portare una croce pesante ed umiliante sei proprio tu. 
 
È quello che è successo ad una mamma di Trento che ha visto precipitare nel tunnel dell'eroina due dei suoi figli all'età di 15 e 16 anni. «La mia storia deve servire ad altri genitori che dopo aver scoperto che i loro figli si drogano si ritrovano in un ginepraio e non sanno dove sbattere la testa per farsi aiutare.» 
 
Loredana (nome di fantasia) è mamma di 2 figli di 20 e 26 anni, la famiglia è una normale famiglia felice e serena e senza tanti «grilli» per la testa. Loredana sogna un grande futuro per i suoi figli che frequentano la scuola con ottimi risultati, almeno fino ad un certo punto.
 
Tutto comincia quando il primogenito, all'età di 16 anni, inizia a fumarsi le prime canne, «non mi sono accorta di nulla – ammette Loredana – anche perchè il suo comportamento era normalissimo». 
 
una sera d'estate però suo figlio decide di andare a Brescia in discoteca e al ritorno un pochino su di giri confida alla mamma, «sai mamma erano tutti carini e gentili con me, è stata la più bella serata della mia vita» Loredana in quel frangente pensa che magari la mentalità dei Bresciani sia diversa da quella trentina tradizionalmente chiusa e sospettosa. Quindi bene così pensa. 
 
Il primo campanello di allarme suona forte quando una decina di giorni dopo la mamma di un amico del figlio la chiama dicendole senza giri di parole, «sai che tuo figlio usa l'ecstaty». Il giovane dalla marjiuana era passato alle pastiglie. «Da mamma deficente ho subito pensato, mio figlio che prende le pastiglie? non esiste!»
 
Ma Loredana ne parla subito con il figlio, «mamma stai scherzando? – risponde lui sorpreso – «assolutamente no». «Ero disarmata – spiega Loredana, e me la sono anche presa con la mamma che mi aveva fatto la confidenza, comunque mi sono bevuta tutto quello che mi ha detto e gli ho creduto. È stato l'inizio dell'orribile incubo».   
 
Ma piano piano i piccoli campanelli di allarme si trasformano in segnali impossibili da nascondere. «Improvvisamente mio figlio non vuole più andare a scuola, cambia abbigliamento, comincia a tagliarsi le sopracciglia ed a usare dilatatori e pearsing». A quel punto Loredana capisce che sta per finire in qualcosa di incontrollabile e più grande di lei. Una sera – incalzato dalla mamma – il ragazzo cede: «mamma devo parlarti, io mi drogo, ho bisogno di aiuto non ce l'ha faccio più». Dalla prima canna sono passati due anni, e ora il giovane è nel tunnel dell'eroina.
 
Loredana si rivolge subito al Sert di Trento e la dottoressa Roberta Ferrucci conferma l'uso delle sostanze stupefacenti. Comincia così il primo tentativo di disintossicarsi, si parte con il metadone per tenerlo sedato più possibile, «mio figlio – ci confida Loredana – dopo la dose infatti andava subito a tremila all'ora e quindi tenerlo più calmo possibile era la prima soluzione».
 
Poi inizia la drammatica trafila delle comunità, da sui scappa sempre, per tornare a bucarsi. La discesa all'inferno è ancora più rapida, ogni posto è buono per «farsi», dalle cantine, alle stazioni, dai parchi agli angoli delle strade.
 
Loredana lo rintraccia e lo riporta a casa distrutto. Ricomincia così l'iter per una nuova disintossicazione. Dallo psicologo prima, dal Sert dopo e così via. «Ma mi accorgo che lui è un vero attore, che i tossici mentiscono talmente bene da ingannare anche se stessi». Loredana lo porta a Parma in una struttura protetta, ma dopo alcune settimane scappa, torna a casa e ricomincia con l'eroina. «Nel frattempo mi accorgo che sono spariti tutti gli ori e dei contanti da casa mia, capisco che è la fine di tutto».
 
Dopo altri numerosi tentativi di disintossicazione, conditi con menzogne e illusioni Loredana decide di cacciarlo di casa definitivamente. «Una decisione che mi provoca un dolore fortissimo – ci confida Loredana – ma ero ormai consapevole che lui doveva dimenticarsi degli affetti ed essere dimenticato da tutti».    
 
Umiliato il ragazzo parte e si trasferisce a Milano dove conosce una ragazza altrettanto problematica, con la quale vive come come un barbone in una fabbrica dismessa, nella sporcizia e al freddo. Diventa anche punk bestia, ma poi allo stremo delle forze decide di chiamare ancora una volta la mamma, «Quando ho sentito la sua voce, dopo molto tempo, sono rimasta fredda e distaccata» racconta Loredana.
 
Loredana parte così per Milano e convince nuovamente il figlio ad andare al Sert di quella città, per alcuni mesi sembra «pulito», anzi, in lui si vede anche un barlume di entusiasmo e la voglia di recuperare in fretta la dignità e la salute. Ma arriva una nuova mazzata, nel novembre del 2015 va in crisi con la ragazza, e ricade nel tunnel della droga e lo confida subito alla mamma, «quando me l'ha detto ero pronta, non ho battuto ciglio, ok mi sono detta, ora ricomincio a lottare». Loredana si confronta nuovamente con lui, «non sei un fallito, hai deviato dalla strada maestra, ritorna sulla strada principale e ricomincerai a vivere» spiega al figlio. 
 
Sono la parole che forse in quel momento quel figlio voleva sentire dalla propria mamma, sentire che qualcuno stava credendo ancora una volta in lui e senza dazio da pagare. 
 
Alcuni giorni dopo, attraverso il web il giovane si iscrive ad un corso, ora sono 6 mesi che non si «buca» più e fra pochi giorni partirà per un lungo stage in un paese europeo.  
 
Ma in questo tragico percorso di dolore di questa mamma durato 10 anni c'è un doppio dramma. Infatti il figlio più piccolo, all'età di soli 15 anni, piomba grazie al fratello anche lui nella trappola mortale della tossicodipendenza. «Vedeva nel fratello più grande un idolo e un giorno entrando in bagno scoperse il fratello con la siringa nel braccio». Da quel momento anche il piccolo comincia a porsi delle domande e ad essere incuriosito da quello che fa il fratello che vede avere sempre tanti amici, che naturalmente sono tutti drogati. 
 
Ed è così che anche il figlio più piccolo comincia a frequentare i rave party, comincia a ritardare la notte e, alla fine, comincia a «bucarsi». Loredana per 4 anni quindi deve convivere con due figli, entrambi tossicodipendenti, ma il piccolo per fortuna va in comunità dove grazie ad una forte terapia a scalare e tanta volontà, esce da quel mondo. «Non auguro al mio peggior nemico di avere un drogato in astinenza in casa, figurati due» – si sfoga Loredana. 
 
Ora sembra che l'uragano si sia placato, e la speranza che vada tutto bene fino in fondo è molta.«Ma rimane l'amarezza – osserva Loredana – del tempo buttato via e dell'etichettatura che si porteranno dietro per sempre». 
 
Durante le lunghe notti passate a piangere disperatamente Loredana si è chiesta migliaia di volte dove poteva aver sbagliato, «non ho trovato mai la risposta, pensi che fa bene a viziarli, che fai bene se gli dai tutto quello che vogliono, ma poi ti accorgi che non è così, ma non possiamo accusare i genitori per tutto»
 
Ma poi Loredana ammette che «la prima elaborazione dobbiamo farla su noi stessi e accettare da subito la malattia, è come uno tsunami che arriva nelle nostre famiglie e travolge tutto, ma poi ritira lasciando detriti, dolori e sporcizia dappertutto, ma poi si pulisce e ricrescono le piante quindi è un'altra rinascita». «Credo che l'importante è che i genitori ci siano, ma non devono sostituire gli psicoterapeuti o gli psicologi, o le strutture e il medico di famiglia» – aggiunge ancora
 
Loredana esprime parole di ringraziamento per il Sert di Trento, «il centro viene criticato da molti gruppi famigliari, ma per me è stato l'unico appiglio sicuro che ha aiutato la rinascita dei miei due figli».
 
Ma Loredana propone anche di lavorare sulla prevenzione, ma non dicendo ai ragazzi di 13 anni che la droga fa male, perchè questo lo sanno già, ma di veicolare esperienze di vita nelle classi raccontando le storie, per drammatiche che siano. «facciamo raccontare le proprie esperienze a chi ne uscito o a chi sta tentanto di farlo, aiuteremo l'uno e l'altro». Una parola a parte meritano gli spacciatori, «lo stato dovrebbe fare di più, ormai sono sotto tutte le nostre case e scuole come gli avvoltoi»
 
Ma poi Loredana vede un raggio di sole, di speranza, un piccolo arcobaleno, «se si mettono d'impegno e fanno qualche sacrificio, il loro futuro sarà roseo, ora tutto dipende da loro, ormai sono grandi e a loro non posso più cambiare il pannolino perchè alla fine siamo noi gli artefici del nostro destino». 
 
Ma ecco arrivare un appello, «Non pensiamo che mandare i nostri figli drogati fuori della nostra provincia risolva qualcosa, anzi, è come mandarli in piazza Dante, dobbiamo aver fiducia nelle nostre istituzioni, meno invece di chi si droga, e non è nemmeno pensabile di farli lavorare in comunità per 13 ore al giorno per non farli pensare al buco, è invece necessario capire il perchè trovano rifugio nella droga, anche se capisco che non è facile.»  
 
Uno dei rimorsi più grandi di Loredana, è quello di essersi persa gli anni dell'adolescenza dei figli, spazzati via dall'illusione dell'eroina che poi lascia solo devastazione ed un marchio indelebile, già, perchè uno quando è eroinomane, lo rimane per tutta la vita, anche dopo che ha smesso.
 
Rimane un muro di silenzio sempre più impenetrabile. Le notti insonni a cercare un figlio e infine la conferma di quello che mai si avrebbe voluto sentirsi dire ma che in realtà già si sapeva. È una storia di dolore e di coraggio quella che ci ha raccontato Loredana perchè quando hai dentro l'inferno della droga in casa tua, quando non  sai dove sbattere la testa, e non trovi nessun reale aiuto, quando devi assistete impotente giorno dopo giorno al suicidio dei tuoi figli devi avere il coraggio di agire, e fino in fondo, perchè la vita dei nostri figli è più importante di tutto e di tutti. 
 

 






Un commento A Dalle canne all’eroina, il racconto shock di una mamma trentina.

  1. […] storia di una «mamma coraggio» del Trentino costretta a vivere con due figli tossicodipendenti (qui l’articolo) che sembrano usciti dal tunnel della […]

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