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Creatività. Cosa significa per me e in Arteterapia

 

La creatività. Questa linfa senza la quale ogni cosa sarebbe preordinata e opaca.

La creatività è per me una scintilla che muove nella dimensione di un'incertezza passibile di venir risolta. Con i mezzi logici, ma soprattutto con quelli emotivi ed affettivi dal cui connubio nasce quella capacità di generare qualcosa di unico. Sì, unico. In quanto creato sulla scia di personalissimi percorsi fatti di inedite associazioni ed oscillanti compenetrazioni tra formazione culturale – che dalle nozioni si fa cultura tramite rielaborazione – ed esperienziale, esistenziale. La creatività è dunque unica per ciascuna persona, per ognuno di noi. 

La creatività, secondo il mio parere, è strettamente correlata all'autenticità, che riveste uno degli obiettivi primari della mia vita. Di contro al lasciarsi vivere, trascinando la propria vita lungo un flusso sterile avvertito come non connaturato al proprio essere, di contro all'opacità delle sensazioni in realtà non vissute pienamente, di contro al non sentirsi veramente se stessi, al polo opposto di tutto questo, sta la creatività.

Perché creatività per me è principalmente consapevolezza che muove verso la costruzione di configurazioni – interiori, relazionali, professionali, ecc. – adattive ma non castranti, flessibili ma non mortificanti, all'insegna del rispetto verso se stessi e degli altri così come delle diverse situazioni che di volta in volta ognuno di noi si trova a dover gestire cercando di trovare una soluzione.

In questa prospettiva, e riflettendo quindi su quanto detto finora, trovo che la creatività, in quanto posizione o punto di vista inedito, originale, debba venir supportata anche dalla volontà, nonché dalla possibilità, di mettersi in gioco, di cambiare le carte della propria vita, di “giocarle” al fine di poter realizzare pienamente “la partita” della propria preziosa esistenza.

Creatività quindi è anche saper far fronte a ciò che la vita ci ha messo innanzi e saperne trarre insegnamento per poterlo incanalare in ogni cosa che si presenterà, dimostrandosi quindi “malleabili” e flessibili al punto giusto, senza mai dimenticare ciò che ci contraddistingue come esseri unici e irripetibili. La creatività crea, e dunque per sua natura rema contro la ripetizione e il “già fatto” partorendo energia nuova e rinnovata.

Creatività è per me anche accostabile al concetto di “resilienza” in quanto la riorganizzazione positiva della propria vita segnata da difficoltà più o meno gravi, più o meno traumatiche, non potrebbe che essere guidata dall'intelligenza creativa che da quegli eventi dolorosi è capace di riassettarci, trasformando quelle esperienze buie in energia potenzialmente incanalabile in una nuova e positiva progettualità che ha come obiettivo, per niente facile, il proprio cambiamento.

Creatività dunque anche come coraggio, determinazione, sano caparbio legame alla vita, riorganizzazione della propria esistenza traendo forza, anziché abbattimento, dagli ostacoli e dall'oscurità che tutti noi, in qualche modo, dobbiamo far fronte prima o poi. Coraggio di esprimersi quindi, rincorrendo la propria vera essenza, e coraggio di riplasmarsi di fronte alle avversità.

Si tratta di creare combinazioni, sorta di “pozioni” capaci di farci avvicinare sempre più a noi stessi e alla consapevolezza del nostro esistere, nell'accettazione delle luci, come delle ombre, che si affacciano alla propria esistenza. E' Fornaca ad affermare che [cit.] “la creatività è un elemento essenziale e indispensabile dell'evoluzione: con lo spegnersi della creatività si spegne la vita”. E' dunque un'arte combinatoria e personalissima, nella quale si scoprono nuove dimensioni, sorte da ciò che, grazie ad una sorta di riordinamento, hanno subito trasformazione. La creatività, per me, è quindi anche sinonimo di rinascita.

Addentrandoci nello specifico della funzionalità del cervello (del pensiero), i due emisferi, destro e sinistro, si caratterizzano da una duplicità che, mentre vede l'emisfero sinistro deputato alle modalità logico-formali – capace, tramite un'operazione combinatoria, di risolvere problemi complessi, ovvero problem-solving – l'emisfero destro, mediante la sua modalità intuitiva (induttiva anziché deduttiva) riorganizza le informazioni intuitivamente seguendo percorsi paralleli. Rigidità dunque vs la flessibilità dell'emisfero destro che al pensiero logico-lineare risponde con quello del pensiero creativo capace di svincolare la mente dai condizionamenti acquisiti nel tentativo di rileggere creativamente ciò che viene esperito, andando a riconfigurare quindi gli schemi mentali consolidati.

Guilford, nel distinguere il pensiero convergente da quello divergente, considera quest'ultimo quello più strettamente legato alla creatività in quanto, a differenza del primo che vede un'unica risposta a un dato problema, il secondo è in grado di produrre una serie di possibilità di fronte ad una situazione da risolvere. La creatività dunque è un pensiero che, discostandosi dai modelli esistenti, introduce la novità grazie alla fluidità e all'originalità.

Enorme risulta essere il potere del potenziale creativo insito nel processo artistico. Il cui prodotto si fa contenitore dei propri vissuti e concentrato di esperienza che, soprattutto nel contesto dell'arteterapia diviene esperienza formativa di assoluta importanza per la cura e il benessere della persona.

La mia esperienza personale con la creatività nell'ambito artistico è stata ed è tuttora – e ancor di più grazie al mio attuale percorso di formazione in arteterapia – fondamentale in quanto ho vissuto e vivo in prima persona le potenzialità dei linguaggi espressivi, sia come attivatori di energia interiore, sia come tramite per comunicare all'esterno ciò che alberga in me, facendomi acquisire, anche grazie a questi, maggior consapevolezza dei miei pensieri e moti interni. La scrittura, la fotografia, e in passato la pittura (che ho in programma di riprendere) sono i linguaggi che utilizzo e ammetto che, percependo il loro potenziale elaborativo, e dunque essendo promotori di consapevolezza, necessaria ad una successiva e graduale trasformazione, il piacere non è affatto discostato da un certo “affanno”, peculiare del resto a tutti i percorsi di crescita. Perché non si smette mai di crescere, in fondo.

E' Heidegger a ricordarci che è l'angoscia a dare senso alla vita, in quanto non vi è possibilità di cogliere il senso dell'esistenza senza l'incontro con l'angoscia. In quanto parte dell'esistenza, ne fornisce difatti il senso. E l'arte, e l'arteterapia, danno la possibilità, nella loro dimensione ludica e piacevole, di avvicinarla e dunque di conoscerla e tollerarla facendosi quindi, e qui mi riferisco nello specifico alla dimensione artiterapica, esperienza terapeutica.

La creatività, a differenza della suggestiva cultura romantica che la vedeva risorsa esclusiva per pochi eletti, legata alla genialità, oggi viene considerata come potenziale intellettivo posseduto da tutti, anche se ad essa vengono riconosciute diverse misure, differenziando dunque i tipi di creatività. E' Arieti a distinguere tra “creatività ordinaria” e “creatività straordinaria”, quest'ultima capace di produrre innovazioni di una certa portata. Vengono poi distinte varie tipologie di creatività quali quella “espressiva”, “ produttiva”, “inventiva”, “innovativa” sino a quella “emergente” che risulta essere estremamente rara.

Le prime tre sono da considerare appartenenti alla creatività quotidiana atta a cercare risoluzioni a problemi relativi appunto alla quotidianità di tutti noi. Quindi, al di là della creatività nella sua componente eccezionale, ciò che qui preme considerare è che la componente creativa è insita in ciascuno di noi, e che, se si dà opportunamente ad essa la possibilità di esprimersi, dandole dunque quello spazio necessario a farla emergere, diventa una risorsa di assoluta importanza per affrontare con maggior tenacia e fiducia le sfide, piccole o grandi, che si presentano nella propria esistenza, in ciascun ambito.

Significa quindi cogliere a piene mani questo seme che sta dentro di noi e lasciarlo crescere e fiorire dando come frutti quella flessibilità e originalità che andrà a caratterizzare l'unicità della nostra vita, come prodotto proprio di quei mutamenti capaci di trovare un equilibrio in noi stessi e con l'esterno.

Una maggior sensibilizzazione riguardo alle risorse creative, è avvenuta anche nel mondo del lavoro come valorizzazione dell'originalità dei compiti svolti dalle persone che si sono mostrate appunto creative. E lo stesso è avvenuto nell'ambito della psicologia dell'istruzione a riguardo dei comportamenti originali emersi nei bambini. Risulta quindi di fondamentale importanza, in ambito educativo e formativo, l'educazione espressiva e creativa al pari delle discipline tradizionali. Stern afferma che l'educazione non è limitatamente istruzione bensì “creare le condizioni affinché il bambino possa esprimere la ricchezza creativa di cui è naturalmente dotato e svilupparla al massimo”.

Un'educazione dunque che imbocca anche la via dell'espressione permette al bambino di giungere ad un rapporto di equilibrio non soltanto con se stesso ma anche con gli altri e dunque con il mondo esterno. L'attività artistica aiuta il bambino a crescere in maniera sana e perciò si pone centrale per il suo benessere psico-emotivo tramite quell'integrazione tra razionalità e fantasia, pensiero convergente (logico-razionale) e pensiero divergente (intuitivo, creativo), mettendo in comunicazione mondo interno e mondo esterno. La creatività, grazie al linguaggio espressivo-artistico, offre dunque lo spazio, per il bambino come per l'adulto, di esprimere stati d'animo, emozioni, sentimenti, bisogni emotivi che trovano il canale d'elezione per emergere. Creatività quindi, come dicevo poco fa, per essere. Per esprimere pienamente il proprio esistere e forgiarlo al fine di sentirlo sempre più autentico e rispondente a se stessi, lungo quel cammino, che dura tutta la vita, di crescita interiore.

L'arteterapia è una strada d'elezione per portare a tutto questo. La capacità di pensare non è un'operazione meramente razionale, cognitiva, ma è soprattutto un'esperienza emozionale. E questo penso sia quanto di più straordinario sia nella dotazione di ogni essere umano.

Ed è proprio per questo che, al fine di raggiungere uno stato di benessere – in se stessi e con gli altri e dunque con il mondo che ci sta attorno – risulta di estrema importanza rimanere in contatto, tenendosi ben ancorati, a quella sorgente emozionale che, in noi, vibra e si amplifica accanto a quella più razionale (tipica del pensiero convergente).

Nelle artiterapie si mobilitano delle risorse interne che tutti noi possediamo e che grazie al processo artistico, tramite quella sua espressione velata peculiare della mediazione dell'arte, sono in grado di dar voce ad emozioni e a sensibili vissuti interiori. Significa anche accedere al nuovo, che è appunto manifestazione creativa, in quanto possibilità di utilizzare potenzialità psichiche che grazie all'arte si rivelano. Il linguaggio artistico-espressivo accoglie e trasforma il caos emotivo restituendolo di volta in volta maggiormente strutturato e dunque ordinato a livello affettivo e cognitivo. Manipolare la creta, produrre disegni, e più in generale immagini e creazioni plastiche, stimola, nella composizione delle stesse, la capacità di cogliere e di risolvere problemi, nell'ambito della concretezza artistica.

Ecco dunque l'avvicinarsi a quell'esperienza di una maggior conoscenza del sé che apre la strada ad una maggior consapevolezza. Il prodotto artistico diviene lo spazio (potenziale, transizionale) nel quale proiettare il proprio mondo interno e, come uno specchio, rendere possibile, lungo un processo graduale (un percorso nel tempo), l'interiorizzazione consapevole di contenuti mentali che hanno dunque la possibilità di accedere al piano del pensiero e del linguaggio. La migliore definizione del Sé – oltre che l'accrescimento del proprio senso di autostima – è fondamentale anche per entrare in relazione con l'altro.

Manipolando materiali, creando immagini, producendo suoni ecc. si evoca e si dà forma a parti inesplorate di se stessi dando quindi ad esse esistenza, anche concreta, tangibile e dunque visibile (e durevole) oltre che condivisibile (in quanto esibita) con gli altri. E questa è la straordinarietà dell'arte.

Contenitori emozionali, contenitori esistenziali. L'arteterapia può fare moltissimo, sia all'interno di contesti di cura che in quelli volti “semplicemente” al benessere dell'individuo, facendosi, di volta in volta, mezzo preventivo, terapeutico, riabilitativo o/e di mantenimento del benessere psicofisico. L'oggetto creato, come sostiene Edith Kramer, rappresenta quindi quella dimensione riparatrice (e integratrice) dalla quale tutto può rinascere in quanto il metodo artiterapico apre ad un percorso fortemente elaborativo e trasformativo.

Il benessere di ognuno di noi e dunque della collettività si basa per larga parte sulla possibilità di esprimere le proprie emozioni e sentimenti che sono tutte là, in attesa di poter assumere concretezza nei linguaggi espressivi. Come afferma Ilaria Caracciolo, molti dei disturbi psichici e sociali sono conseguenti ad un'insufficiente espressione della spontaneità (e dunque delle emozioni e della creatività) e l'arteterapia si muove proprio nella direzione del recupero di questa inestimabile risorsa.

Notevole quindi l'importanza dell'arteterapia nell'ampio panorama del benessere e della salute della persona: dall'ambito della prevenzione del disagio psicosociale, a quello della riabilitazione – ad esempio nella “diversabilità”, facendo emergere le potenzialità residue, recuperandole e valorizzandole – sino a quello psicoterapeutico.

L'arteterapia dunque va' ad occupare ad ampio raggio vari settori e problematiche quali quella del disagio esistenziale, culturale, sociale (oggi così sensibilmente urgente), quello della psicopatologia e dell'handicap ma lavora anche nell'ambito della prevenzione (compresa quella della “sindrome da “Burn-out”) della formazione e della crescita interiore ed esistenziale dell'individuo. E dunque in quel movimento verso l'auto-realizzazione, mediante una maggior definizione del proprio mondo interno – tramite processi di rielaborazione ed integrazione delle istanze psichiche – dell'accrescimento dell'autostima e il conseguente miglioramento delle proprie competenze relazionali. Perché la creatività, e la spontaneità (nel ricontattare lo spirito istintivo) è un potenziale che attende solo di venir attivato e sviluppato. L'intelligenza emotiva, muovendosi nella consapevolezza, è la risorsa più preziosa dell'essere umano nell'universo individuale come in quello collettivo.

E dunque, un po' riassumendo, attraverso l'arte, e l'arteterapia, si sfiora, si tocca e si affonda in se stessi, nel proprio centro di energia interiore il quale, una volta liberato, offre la nobile possibilità di trasformare la propria esistenza colorandola dei colori dell'emotività.

La creatività è ascolto delle proprie emozioni e dunque crescita interiore. E' non lasciarsi vivere ma attingere a quella fiamma che arde in noi e che chiede, soltanto, di venir lasciata danzare, lungo il percorso che dall'estrazione di questa ricchezza, tutta interiore, porta ad una maggior consapevolezza e fiducia in se stessi e nell'esistenza, verso una vita più piena. Ciò vale per ogni persona e per ognuno di noi in quanto la creatività, e lo sottolineo ancora, è fonte di valore inestimabile, la cui deprivazione ci trasformerebbe in meri organismi viventi prosciugati di linfa, esseri svuotati e soffocati dalla sensazione di non esser “abbastanza veri”, facilmente pilotabili dal flusso degli eventi nell'incapacità di prenderne le redini.

Se attingere alla creatività risulta fondamentale nella vita di ognuno di noi, lo è forse ancora di più per coloro che, in un modo o nell'altro, nelle loro diversificazioni, vivono la vita soffrendo. E in fondo, penso che, se non venisse percepita la sofferenza non vi sarebbe neanche consapevolezza di esistere poiché essa è propria della vita. La fragilità fa parte di tutti noi ma c'è chi è più fragile di noi e ha bisogno del nostro aiuto.

L'arteterapia, attingendo ai linguaggi artistici, analogici, non-verbali, è una dimensione che permette l'accesso a quella creatività la quale può venir fatta emergere, e dunque liberare, in modo da far riappropriare le persone di questa risorsa che, come fosse in “stand-by”, chiede di venir commutata in “play”.

Sabrina Tabarelli Iscritta al primo anno Artedo di Trento, indirizzo Arteterapia plastico-pittorica 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






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