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Carabiniere assenteista tenta di soffocare il diritto di cronaca e di critica. Ma il giudice gli dà torto e archivia

Ci sono delle novità riguardanti il carabiniere «assenteista» residente a Borgo Valsugana.

Il caso aveva fatto scalpore perchè coinvolgeva un dipendente pubblico che durante i sei mesi di malattia, certificata da un medico dell'esercito, aveva partecipato a quattro maratone correndo per oltre 100 chilometri. (qui il dettagliato articolo con le foto). Erano state centinaia anche le e-mail di protesta arrivate in redazione da parte di semplici cittadini furibondi per il comportamento dell'appuntato Roberto Ruzzini. (nella foto del titolo mentre riceve la medaglia dopo una maratona corsa mentre era in malattia)

Dopo l'uscita del nostro articolo/inchiesta sostenuto da prove inconfutabili come fotografie, certificati e dichiarazioni di alcuni professionisti, Roberto Ruzzini, questo il nome del carabiniere, aveva tentato di bloccare il nostro articolo depositando un «ricorso d'urgenza» presso la procura di Trento.

Con il ricorso (art. 700) l'appuntato Roberto Ruzzini chiedeva al tribunale di Trento l’immediato oscuramento e la cancellazione dell’articolo pubblicato sul quotidiano online “La Voce del Trentino” in data 14 aprile 2016 dal titolo “Assentopoli: sei mesi di malattia per un carabiniere di Borgo, ma intanto corre 4 maratone” e di tutti i post ad esso connessi, nonché dell’eventuale copia cartacea, oltre alla deindicizzazione presso tutti i motori di ricerca e all’oscuramento del blog collegato al citato articolo.

In data 12 maggio il giudice istruttore dottoressa Giuliana Segna ha respinto la richesta del Ruzzini che è stata dichiarata inammissibile. (r.g 1536 e 1184) La dottoressa Segna con un atto molto competente si è resa difensore della libertà di stampa e garante del diritto di cronaca che da sempre è espressione di democrazia e libertà nel nostro paese. Nelle motivazioni dell'archiviazione la dottoressa Segna  richiama numerose sentenze che equiparano l'informazione online a quella cartacea e quindi gli stessi dogmi e concetti che la regolano.

«Trattandosi di un prodotto del pensiero umano che circola liberamente nella rete telematica in forma dematerializzata non è soggetto alla sospensione se non da parte del provider» cita anche l'archiviazione.

La dottoressa Segna ha inoltre ricordato nel documento di archiviazione alcune sentenze della corte suprema che vieta il sequestro di qualsiasi articolo d'informazione, «il sequestro dell'articolo può essere disposto – cita ancora il giudice –  con atto motivato dell'autorità giudiziaria, soltanto in caso di delitti per i quali la legge della stampa non introduce riserva qualificata dalla legge».

Nel documento vengono anche citate numerose sentenze  della corte costituzionale che vietano il sequestro preventivo di prodotti giornalistici. Nella sentenza di archiviazione sono numerosi anche i riferimenti all'articolo 21 e alla dichiarazione universale dell'uomo, approvata dall'assemblea generale delle nazioni unite nel 1948 e completata dalle disposizioni della convenzione europea dei diritti dell'uomo che all'articolo 10, riconosce espressa tutela ai profili attivi e passivi della libertà di manifestazione del pensiero.  

Il giudice istruttore ha quindi preso in completa considerazione la comparsa di costituzione e risposta dell'avvocato Andrea Bolner, difensore della Voce del Trentino e dell'editore Roberto Conci archiviando la richiesta del Ruzzini. 

L'avvocato Andrea Bolner nel documento di difesa aveva confermato attraverso la citazione di numerose sentenze di cassazione che la  pubblicazione dell’articolo «non abbia comportato alcuna lesione né alla reputazione nè all’immagine del signor Ruzzini, (compromessi semmai dal disvalore dei fatti in sé, poi riportati dalla testata online), trattandosi di legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica.

Come noto, sin dalla cd. “sentenza decalogo” (Cass. Civ. n. 5259/1984) la giurisprudenza di legittimità ha fissato i tre criteri fondamentali nel rispetto dei quali la narrazione a mezzo stampa può dirsi certamente lecita: la verità della notizia, l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto e la continenza. Ebbene, nella vicenda che qui ci occupa ciascuno di tali principi posti a garanzia di una corretta informazione appare pienamente rispettato».

Sempre nel documento dell'avvocato Bolner viene riportato che l'articolo «si attiene alla verità dei fatti pubblicati, che possono dirsi esaurienti di per sé soli i documenti posti a corredo dell’articolo e già dimessi da controparte, nonché le fotografie allegate al presente atto 

L'episodio riportato infatti si riferisce ai risultati sportivi conseguiti dall’appuntato Roberto Ruzzini ed alle sua partecipazioni a diverse maratone in territorio veneto nell’arco temporale che va all’incirca dall’ottobre 2015 al gennaio 2016; periodo durante il quale lo stesso si assentava dal lavoro per malattia.

Certificati medici, classifiche e foto ufficiali delle manifestazioni sportive (che peraltro ritraggono il ricorrente in perfetta forma e sempre sorridente) sono la prova oggettiva ed inconfutabile -nonché la fonte- dell’assoluta corrispondenza al vero di quanto descritto nell’articolo.» 

Davanti al giudice è voluto apparire anche l'editore Roberto Conci (foto) che ha spiegato, «prima di pubblicare questa storia mi sono chiesto due cose; la prima se potevo diffamare o calunniare qualcuno, ed in questo caso non poteva essere così, visto le testimonianze fotografiche e legate ai documenti in nostro possesso inviati in forma anonima da qualcuno che conosce il Ruzzini molto bene, e che confermavano pienamente i fatti, tali documenti peraltro sono disponibili in rete e visibili a tutti».

«La seconda cosa – ha aggiunto l'editore – è se pubblicando l'articolo potevo dare un servizio alla comunità, in particolare magari a qualche categoria, ebbene, mi sono risposto che tre erano le categorie a cui avrei potuto offrire un servizio; i militari dell'arma dei carabinieri che devono sobbarcarsi orari allucinanti di lavoro dando la caccia a criminali rischiando la vita ogni ora, i giovani disoccupati, e i molti che sono a casa senza una paga alla fine del mese, già, perchè loro il lavoro del Ruzzini lo farebbero volentieri, e magari anche a metà prezzo pur di poter pagare l'affitto alla fine del mese». 

Infine Roberto Conci ha ricordato che un appartenente alle Forze dell'Ordine deve essere il primo garante della sicurezza pubblica e della legalità. «Il comportamento del Ruzzini è un'anomalia che evoca principi del tutto contrastanti con quelli propri della categoria e che peraltro non è passata inosservata ai più attenti e che quindi non poteva essere taciuta, anche perchè sostenuta da prove inconfutabili».

Inoltre l'editore ha confermato di aver eseguito il lavoro per cui è stato chiamato in modo diligente, con trasparenza e lealtà, nel nome del servizio che una testata giornalistica libera è chiamata a fare per garantire la comunità e tutti i cittadini. Cioè una libera informazione, seppur scomoda come in questo caso. «Non spetta a me giudicare il comportamento di Roberto Ruzzini, ma ai lettori» – afferma Conci.

Lo stesso Editore a margine dell'assoluzione e dell'archiviazione del procedimento ha ribadito che per avere la massima sicurezza prima della pubblicazione si è rivolto ad un famoso medico di una delle più importanti società sportive mondiali che ha confermato che «la frattura del metacarpo, detta anche la frattura del pugile, non desta nessuna preoccupazione ed è guaribile in ogni sua forma massimo in 40/50 giorni e non può presentare nessuna invalidità».

Lo stesso medico è stato concorde nel dire che nessuna persona disabile o con problemi fisici di qualsiasi tipo non solo non si iscriverebbe mai a nessuna maratona, ma non sarebbe certo in grado di sostenere un sforze del genere tenendo conto anche dell'allenamento che si deve fare per arrivare pronti ad un evento sportivo del genere.

Nel prossimo articolo spiegheremo il perchè non è possibile correre una maratona se non si è nelle condizioni adatte e spiegheremo attentamente e in modo approfondito le numerose inconguenze e contraddizioni dell'appuntato Roberto Ruzzini. Roberto Conci inoltre ha dichiarato che il caso durante la prossima settimana sarà portato all'attenzione di Striscia la notizia, delle Iene e di Quinta colonna.  «È un clamoroso caso che merita un approfondimento – termina Conci – specie dopo il maldestro tentativo di soffocare il diritto di cronaca e di critica da parte di questo personaggio, e sono tutt'ora basito dal fatto che nessun comandante delle forze dell'ordine o carica istituzionale abbia indagato sul fatto. Ma se non succedesse depositerò io stesso un esposto alla procura di Trento se non altro per tutelare tutti i carabinieri che lavorano per davvero, e per pochi soldi».

Peraltro la fonte che ha denunciato la cosa potrebbe provenire proprio da dentro l'arma, ipotesi che però non viene confermata dall'editore.  

Qui è possibile leggere l'articolo denunciaAssentopoli: sei mesi di malattia per un carabiniere di Borgo, ma intanto corre 4 maratone

 






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