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Cos’è l’omofobia? Perché è collegata all’ideologia gender?

Il 4 novembre del 2014 la prima sezione civile del Tribunale di Messina ha emanato una sentenza che contiene questo principio: l’identità sessuale di una persona può prescindere transitoriamente o definitivamente dall’intervento chirurgico che modifica i suoi caratteri sessuali primari.

Cosa era successo?  Un ragazzo di 21 anni era andato all’Ufficio anagrafe del Comune di Messina, pretendendo che nella sua carta d’identità fosse indicato sesso: femminile e attività: studentessa. Il funzionario del Comune dice al giovane che la legge dell’82 (Legge 14.4.1982, n. 164) consente il cambio di sesso solo dopo l’operazione chirurgica, quindi rifiuta la richiesta del ragazzo con un provvedimento di diniego. Il ragazzo allora impugna questo provvedimento al Tribunale di Messina, che gli dà ragione: nella motivazione i giudici dicono che l’identità di genere di una persona dipende da 3 fattori: il corpo, l’auto-percezione e il ruolo sociale.

In questo caso i giudici dicono che per quel ragazzo il corpo aveva un rilievo minore rispetto agli altri 2 criteri che dovevano ritenersi prevalenti. Quindi il Tribunale accoglie la domanda del ragazzo e ordina all’Ufficiale del Comune di Messina di modificare l’atto di nascita, la carta d’identità e tutti i documenti del ragazzo.

In Italia abbiamo così un uomo con tutti ‘gli attributi’ che per la legge è donna. Se questo ragazzo volesse avvalersi delle quote rose potrebbe farlo, anzi se volesse sposare un altro uomo potrebbe farlo…

Cosa sta succedendo nel nostro Paese?  La teoria gender sta avanzando con quello che il Cardinal Bagnasco ha definito un cavallo di Troia: l’idea che bisogna combattere la c.d. omofobia.

Le idee su cosa sia questa omofobia non sono chiarissime. Nessuna legge in Italia definisce cosa sia l’omofobia, neanche il disegno di legge Scalfarotto che vorrebbe contrastare tale fenomeno. Nessun magistrato in nessun provvedimento ha mai definito cos’è l’omofobia.

Per la prima volta nella storia del nostro ordinamento giuridico si sta tentando di introdurre i reati di omofobia senza sapere cosa siano. Sapremo se ciò che avremo commesso è un reato solo durante il processo, secondo la particolare sensibilità e visione del mondo del magistrato.

A cosa ci rimanda tutto ciò? Ai Sistemi totalitari. In uno Stato di diritto, infatti, il cittadino deve sapere preventivamente, non al processo, quali sono le conseguenze del suo comportamento, soprattutto se sono di carattere penale.

In Italia stiamo scivolando verso quello che l’Avvocato Gianfranco Amato (leggi il nostro primo articolo qui) definisce il sistema britannico. Anche in Gran Bretagna la legge non definisce cos’è l’omofobia e lì hanno risolto il problema così: l’organo che corrisponde alla nostra Procura della Repubblica ha emanato una circolare che dice che ‘nel perseguire l’omofobia considereremo omofobo ogni atto percepito tale dalla vittima o da un soggetto terzo’.

Ecco perché a Londra sono stati arrestati tantissimi predicatori di strada che leggevano le lettere di S. Paolo ai Corinzi e ai Romani.

È stato lo stesso avvocato ad essere vittima di questo sistema: il 20.10.14 Amato si è confrontato con l’onorevole Scalfarotto al Liceo scientifico Cavour di Roma davanti a tutti i ragazzi.

A giustificazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso si è detto che l’unico criterio di cui bisogna tener conto per fare una famiglia è il sentimento, l’amore. Amato è intervenuto dissentendo dicendo che ci sono altri criteri: bipolarità sessuale, istinto procreativo, finalità educative, ecc.. Con il criterio dell’amore 3 donne potrebbero essere famiglia, anche un uomo e un cane se si tiene conto dell’elemento affettivo. Scalfarotto allora si è alzato dicendo che Amato ha dato del cane al suo compagno.

Finito il dibattito Scalfarotto ha chiamato l’ANSA e ha dato la sua versione dei fatti: i giornali il giorno dopo titolavano “l’avv. Amato equipara gli omossessuali agli animali”. Un giornalista ha chiamato Amato e gli ha detto: “hai sbagliato perché sapevi che il tuo interlocutore era un omossessuale e che avrebbe percepito così le tue parole..”.

Ma allora è omofobo non ciò che uno dice ma come viene percepito dall’altro? A quanto pare sì.

Continua – 

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