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Cure Palliative: Medico trentino indagato per omicidio.

L'indagine iniziata quasi 15 mesi fa riguarda un medico dell'equipe «cure Palliative» di Trento che è indagato per quattro capi d'imputazione; omicidio colposo, preterintenzionale, volontario e per violenza privata nei confronti della famiglia del malato terminale. 
 
La storia raccontata da una famiglia trentina sta facendo emergere delle gravi «falle» nel sistema sanitario trentino, specie quello riguardante le «Cure Palliative».
 
Nell'azienda sanitaria trentina esistono delle equipe per le «cure palliative» che hanno il compito di  migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro parenti, in presenza di una malattia mortale. Essa ottiene ciò ricercando attivamente e precocemente, rilevando ripetutamente e trattando adeguatamente i dolori e i problemi fisici, psicosociali e spirituali. Si tratta di un'attività multidisciplinare quindi composta da diverse figure professionali con competenze specifiche come medico, infermiere, fisioterapista, psicologo, assistente sociale, assistente spirituale e volontario. 
 
«Mio padre aveva un'aspettativa di vita molto lunga secondo gli oncologi dell'ospedale di Verona – afferma il figlio – poi abbiamo commesso l'errore letale di rivolgersi al servizio cure palliative dell'azienda sanitaria di Trento. Ci era stato descritto come eccelso, invece si è rilevato inesistente e carente sotto tutti gli aspetti, portando mio padre ad una morte drammatica, dolorosa e in condizioni indescrivibili».
 
La famiglia parla anche di «Punta di un iceberg» e di «vergognoso comportamento delle istituzioni e della politica in grado di far emergere e dare visibilità ad un Orsa invece che denunciare l'assassinio di una persona umana». Presso la procura a sostegno della tesi della famiglia sono stati consegnati anche dei numerosi filmati che testimonierebbero «cose da non credere» – afferma sempre il figlio. 
 
Ma tutto parte da un nostro articolo, a firma di Marilena Cellai che letto appunto dalla famiglia della «vittima» scatena in essa la voglia di comunicare e informare tutti attraverso una drammatica lettera giunta alla nostra redazione.
 
Abbiamo deciso di pubblicarla integralmente per due motivi: il primo perché è una lettera di denuncia diretta supportata da importanti motivazioni che attraversano la sfera sanitaria, istituzionale, morale ed etica, oltre che di carattere personale e in secondo luogo perché di tale lettera discuteremo direttamente con la famiglia che ci ha gentilmente voluto rilasciare un'intervista i cui contenuti sono davvero incredibili e che testimoniano le carenze e la mancanza di organizzazione e competenza da parte di alcuni medici della nostra azienda sanitaria.
 
Ecco la lettera: 
 
«Recentemente siamo venuti a conoscenza dell'articolo pubblicato sul Vostro sito "La Voce del Trentino" datato 19 aprile 2014 dal titolo "L'equipe di Cure Palliative", firmato dalla signora Marinella Cellai.
 
Con senso di amarezza chiediamo alla stimata Redazione medesima opportunità di divulgare il nostro pensiero suffragato da una recente drammatica esperienza con il Servizio Cure Palliative domiciliare attivato tramite l'Azienda Sanitaria Provinciale.
 
Prima di proseguire nella nostra contestazione in toto verso quella che alla scrivente sembra più una prosaica "testimonianza" fondata sulla vacuità delle effimere parole, vorremmo aprire una doverosa quanto fondamentale premessa.
 
L'attenzione a tutte le necessità, sia sanitarie che psico-sociali, connesse alle persone che presentano malattie giudicate "inguaribili" non costituiscono, quasi mai, base di interesse professionale nell'organizzazione sanitaria.
 
Questa mentalità diffusa fa si che, nel caso specifico delle persone affette da patologie tumorali, non siano più nemmeno considerati "pazienti" e, tacitamente, subiscano una sorta di illegittimo allontanamento dalle medesime istituzioni sanitarie, giustificato dalle difficoltà di fare qualcosa di efficiente per loro.
 
Di fatto gli ospedali, in genere (naturalmente non tutti), tendono a rifiutare un paziente quando il medesimo presenta probabilità di guarigione scarse o di prognosi infausta, motivando questo rifiuto con ragioni di ordine pratico: indisponibilità dei posti letto, ecc., o economico: il costo sociale per la lunga degenza che andrebbe ad inficiare sui precari bilanci (in moltissime Aziende Sanitarie dello stivale perennemente in rosso).
 
Una catena il cui ultimo anello si ricongiunge inesorabilmente al primo: il malato (costo) giudicato dal sistema sanitario incurabile o per lo meno con scarse probabilità di guarigione è per il sistema stesso "sopprimibile"; ed ecco affacciarsi all'orizzonte del malato terminale (puntualizziamo che in ambito medico con tale vocabolo si vuol indicare semplicemente un soggetto con speranza di vita ridotta rispetto ad un simile di pari età e sesso giudicato apparentemente sano) ed indirettamente a quello dei suoi familiari una via (alternativa) percorribile e di accesso alla sanità pubblica: le Cure Palliative.
 
Purtroppo il termine "Cure" associato a "Palliative" (che non solo metaforicamente dovrebbero avvolgere il malato con un mantello) ci ha falsamente indotto a credere che il nostro caro (e lui con noi) potesse essere (in attesa di riprendere la terapia chemiologica momentaneamente interrotta) supportato da un efficiente Servizio presentatoci dagli operatori dell'Azienda Sanitaria Locale come eccelso… «CI SBAGLIAVAMO!!»
 
Teniamo oltremodo ad evidenziare che il nostro fine non è quello di essere paragonati, nemmeno lontanamente, a portatori di "messianici" messaggi di "amenità" (aberranti) come all'opposto vengono "sapientemente" divulgate dall'autore dell'articolo oggetto della presente.
 
La nostra vuole semplicemente essere oggettiva, inconfutabile diretta testimonianza di quello che siamo stati costretti a vivere ma soprattutto subire (in primis il nostro amato caro… ormai estinto per volontà altrui) da questa "équipe" che certamente non la si può annoverare con il termine "professionale".
 
Della "multidisciplinarietà" presente nelle Cure Palliative (a cui l'articolista accenna) v'è traccia, forse, su qualche foglietto informativo di facciata presente nei corridoi delle Asl più utile per servizi di natura fisiologica; il medico effettivamente c'è (in trenta giorni, 3 superficiali "visite" espletate in poco meno di mezz'ora), dovendo però sottolineare subito un dettaglio di non poco conto: il "luminare" risulta essere specializzato in rianimazione e sedazione!
 
Costoro sono dei medici palliativisti specializzati nella terapia del dolore, nulla di più: anziché "curare" – come suggerisce l'etimo della parola stessa che identifica la loro stimata professione – preferiscono adottare dei trattamenti o chiamiamole per l'appunto "terapie" atte, intenzionalmente (senza alcun consenso né olografo né informato!), a sopprimere precocemente la sacra VITA del paziente infiascandosene di etica, codice deontologico e diritti del malato!
 
All'opposto si intuirà che un oncologo, specializzato per l'appunto nella sintomatologia e cura di qualsivoglia genere tumorale trasferirà al malato tutta la sua conoscenza cercando per quanto possibile, con i mezzi più idonei, di prolungare la VITA del medesimo.
 
La "professionale équipe" inoltre è composta da operatori sanitari (specializzandi infermieri) il cui compito si riduce a delle semplici inoculazioni nell'ELASTOMERO del paziente: apparecchio medicale di assoluta ed esclusiva "proprietà" del Servizio Cure Palliative, mediante il quale vengono introdotti i "farmaci".… sicuramente non curativi; prodotti che assunti simultaneamente creano quel "cocktail farmacologico" identificato e riconosciuto (tra le quattro bianche mura d'ospedale) protocollarmente con l'acronimo di SDT (Sedazione Terminale Definitiva); protocollo sanitario totalmente sottaciuto al malato ed ai suoi familiari!
 
Ecco la vera "magia" che "l'abile" medico riesce ad adottare nei confronti del suo paziente per "prolungargli" la miglior qualità di vita possibile: MORFINA, ALOPERIDOLO (Serenase), MIDAZOLAN.
 
Un POTENTE, MICIDIALE MIX di farmaci NARCOTIZZANTI – ANTIPSICOTICI – SEDATIVI i quali, lo ricordiamo bene ad eccezione della Morfina, dovrebbero essere adottati da personale medico solo ed unicamente nelle sedi sanitarie appropriate (ospedali) e non certamente all'interno del proprio domicilio ma soprattutto su quei soggetti la cui storia clinico-sanitaria necessariamente lo richieda sempre che non si voglia praticare (ILLEGALMENTE) una forma che definire simile all'eutanasia risulta espressione del tutto eufemistica.
 
Eutanasia che dal nostro Ordinamento Giuridico Italiano è assimilabile all'omicidio volontario ex art. 575 Codice penale:"chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno."
 
Lasciamo alla Vostra perspicace ricerca scoprire quali sono le agghiaccianti proprietà farmacologiche che la letteratura medica attribuisce a questi ultimi due farmaci "sapientemente" utilizzati dal medico palliativista; particolarità che non possono certamente annoverarsi come energizzanti o rinvigorenti al fine di una "migliorativa" condizione di "fine vita" tanto lodata dalla signora Marinella Cellai ma quel che è peggio dalle Aziende Sanitarie a capo di questo "efficiente" Servizio Domiciliare. 
 
(Per dovizia di cronaca nel nostro post scriptum ci permettiamo di anticiparne brevemente le micidiali proprietà, inclusi gli effetti collaterali)
 
Il "regista" di questa disumana atrocità dopo nemmeno un mese di "cure", per come viene ridotto il paziente (per l'appunto costo…sopprimibile) più simile ad una cavia in perenne stato vegetativo (privandogli addirittura l'alimentazione!!) portandolo a morte per arresto cardiorespiratorio (certamente non indotto dal proprio male), crediamo siano ben altre figure professionali.
 
Quello che il nostro caro estinto è stato costretto a subire da questo pseudo Servizio (lo ricordiamo) contro la propria volontà oltre quella dei suoi familiari, arrivando perfino a sussurrarci con le ultime sue flebile parole: "Cosa mi avete fatto!!!!",  non ha nulla a che vedere con il diritto ed il rispetto della dignità del malato!
 
La "congiura del silenzio" certamente esiste ma non all'interno delle sfera familiare come qualcuno vorrebbe farci credere.
 
Non esiste nessun illogico, insensato "tempo prezioso del morire" se non nella idiosincrasia dell'arrembante ideologia laico -"progressista" della quale la signora Marinella Cellai certamente ne è divulgatrice.
 
Il come semmai e soprattutto in quali condizioni farlo sta, in primis, al paziente stesso deciderlo! (Se psicologicamente nelle facoltà)
 
Esiste solo il tempo del VIVERE per chi dà ancora senso al magnifico dono che è la VITA! 
 
FALSITÀ, MESCHINITÀ, OTTUSITÀ, CINISMO, SACCENZA, ARROGANZA, FREDDEZZA, INDIFFERENZA; questo abbiamo trovato nel Servizio Cure Palliative Domiciliare del nostro tanto amato Trentino. 
 
Ringraziando fin d'ora per la cortese fiducia e disponibilità che vorrete accordarci porgiamo,
 
Distinti Saluti {facebookpopup}
 
Una Famiglia trentina  – (Per motivi di privacy, e per l'indagine in corso non sono state inserite le firme, ma la famiglia dichiara che «è ben lieta di farlo non appena la GIUSTIZIA avrà fatto il proprio corso»
 
P.S. – Nel sintetico dettaglio le proprietà farmacologiche:
 
ALOPERIDOLO
Tra gli antipsicotici di prima generazione il Serenase rappresenta certamente uno dei farmaci più utilizzati per la gestione delle emergenze psichiatriche e per terapie di mantenimento della schizofrenia. In particolare è indicato per:
-sindromi di eccitamento psicomotorio
-stati maniacali
-demenza
-oligofrenia
-psicopatia
-schizofrenia acuta e cronica
-disordini di personalità di tipo convulsivo, paranoie, istrionico.
 
L'A. è costantemente messo sotto accusa, per essere ritenuto responsabile di aver causato l'insorgere di gravi effetti collaterali o addirittura la morte in numerosi pazienti.
Questo ė quanto stato documentato da numerosi studi condotti dai ricercatori dell'Erasmus Medical Center in Olanda: 15.000!!! MORTI causati dagli antipsicotici quali figura anche il Serenase. 
Certamente non sorprende che tale analisi sia stata condotta nella nazione dove l'eutanasia è largamente accettata ed a tutti gli effetti ritenuta legale.
Come tutti i neurolettici l'A. può potenziare l'azione depressiva sul SCN (Sistema Nervoso Centrale) e di altri farmaci ad esso accompagnati compresi ipnotici, forti analgesici (Morfina) e sedativi quali il Midazolan.
 
MIDAZOLAN
Questo farmaco risulta appartenere alla famiglia delle BENZODIAZEPINE; nell'uso per brevi periodi, possono essere "utili" nelle seguenti situazioni clinico-sanitarie quali: 
-Ansiolitici (riduzione dell'ansia)
-Ipnotici (induzione del sonno)
-Anticonvulsivante (favorisce l'arresto di ipotetiche convulsioni)
-Amnesica (induce un certo grado di amnesia anterograda, indebolimento della memoria)
 
Quasi tutti gli svantaggi derivano dall'uso prolungato (più di una settimana). Chiaramente, con un'assunzione quotidiana ripetuta, si ha un'accumulazione della sostanza ed alte concentrazioni possono riscontrarsi nell'organismo del paziente.
 
La velocità con cui vengono metabolizzate dal fegato del medesimo è molto importante, nella determinazione della durata dei relativi effetti in virtù di quelli (soprattutto) considerati collaterali.
Direttamente ed indirettamente le BENZODIAZEPINE influenzano quasi ogni aspetto del funzionamento del cervello.
Le persone anziane sono ritenute, rispetto ai giovani, quelle più sensibili agli effetti depressivi sul SNC, provocati dalle BENZODIAZEPINE. L'uso di questi farmaci, nelle persone anziane, dovrebbe essere evitato!
Gli effetti sedativi (e conseguentemente collaterali) prodotti dalle BENZODIAZEPINE sono maggiormente amplificati interagendo con altri farmaci psicoattivi compresi gli ipnotici (ALOPERIDOLO), i tranquillanti o neurolettici ed infine i narcotizzanti (MORFINA).
 
Nella fattispecie del MIDAZOLAN gli effetti più comuni in seguito ad iniezione o infusione sono rappresentati da alterazioni delle funzioni vitali, in particolare da una riduzione del volume respiratorio e/o dalla frequenza respiratoria o arresto respiratorio!
Di seguito gli effetti collaterali (in numerosi casi mortali):
 
A livello cardiorespiratorio:
-depressione respiratoria
-apnee
-arresto respiratorio
-arresto cardiaco
-alterazioni dei valori pretori sanguigni
-alterazione della frequenza cardiaca(quest'ultimo accompagnate da una diminuzione arteriosa media, della forza di concentrazione del cuore, della gittata sistemica e della resistenza vascolare sistemica) 
 
A livello respiratorio:
-laringospasmo (contrazione spastica dei muscoli della laringe)
-broncospasmo (contrazione spastica dei bronchi)
-dispnea (respirazione faticosa)
-respirazione faticosa
 
A livello cardiovascolare:
-polsobigemino
-contrazione ventricolare premature
-episodi vasovagali (reazioni causate dal nervo vago cranico)
-tachicardia (battiti accelerati del cuore)
-ritmo nodale (ritmo dell'ateneo cardio)
 
A livello gastrointestinale:
-vomito
 
A livello sensoriale:
-annebbiamento della vista
-nistagmo (movimenti involontari, rapidi, ritmici degli occhi)
-miosi oculare (estrema contrazione delle pupille)
-spasmi palpebrali
-riduzione del campo visivo
-disturbi della convergenza
-riduzione dell'udito
-perdita dell'equilibrio
-disorientamento
 
A livello dermatologico:
-orticaria
-gonfiore o bruciore cutaneo
-macchie cutanee
-prurito 
 
A livello generale:
-convulsioni cerebrali
-tremori
-svenimenti
-letargia
-allucinazioni
 
A seguito delle somministrazione del prodotto, sono state segnalate depressione respiratoria e perfino arresto respiratorio: qualora non identificato con immediatezza, ciò può essere fatale o causare ipossia cerebrale!!
Per questo motivo, l'iniezione del farmaco deve avvenire solo nelle strutture ospedaliere in cui vi sia specifica disponibilità di apparecchiature per la rianimazione!!
Il MIDAZOLAN non va assolutamente utilizzato con ipnotici, narcotizzanti (MORFINA) né antipsicotici (ALOPERIDOLO).



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