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Elementi di disturbo – parte II: integrazione? no, una vera guerra.

Ho riflettuto con speranza al dialogo avvenuto l’altro giorno al Muse dove il nostro artista internazionale Stefano Cagol ha dialogato di pace e convivenza con l’Imam di Trento Braigeche. 

Purtroppo sappiamo che questo tipo di incontri ravvicinati con l’Islam moderato, frequenti in tutto il territorio nazionale come in Europa, sono seguiti dagli addetti ai lavori, ma con scarsi risultati, perché l’integrazione culturale è ben altra cosa.

Non è certo il nostro quotidiano che si vuol mettere a fare la tara ad una religione diversa da quella maggiormente diffusa nel nostro paese, e nemmeno assurgere a novello capofila di una nuova crociata. Nelle guerre si sa, ci perdono tutti. Ma chi ha già perso tutto o quasi non soffre così come chi ha tutto e lo perde di colpo. E’ questo in sintesi quanto accade, ed è giusto esserne almeno informati.

Guardate il disprezzo con cui molti extracomunitari musulmani ci sputano davanti mentre passiamo, o come guardano avidi le donne e le insultano, come rapinano senza pudore per strada o come spacciano ai nostri figli minorenni sapendo meglio di un giurista le mille pastoie alle quali soggiacciono le forze dell’ordine, la loro incapacità ad agire con efficacia per la morbida e calma lentezza delle risposte giuridiche. E le regole d’ingaggio ormai non sono più attuali, non è questione di democrazia, che quando non garantisce il cittadino e nemmeno si sforza di farlo è malata, questa è guerra.

Questa è una guerra dove esiste un nemico ben codificato, il Califfato con tutti i suoi satelliti, e dove oltre ad attentati, decapitazioni, distruzioni di beni culturali ci lancia contro, accanto ai missili, delle bombe ben più potenti, i profughi. Quest’arma non convenzionale sta mettendo in ginocchio l’Occidente tollerante, democratico, cristiano

I profughi non è possibile respingerli per ovvi motivi, sono per la maggior parte dei poveracci che sfuggono da guerre atroci ed hanno perso figli, parenti, amici, lavoro e beni, e il loro è un dramma commovente, ma tra loro è però facile supporre che esistano, per pochi che siano, fior di terroristi pronti a farsi esplodere dentro una chiesa o al mercato del giovedì, e per questi atti pochi ne bastano.

Io stesso nel mio articolo precedente (leggi qui) in un passaggio, (…..Ve ne sono anche qui, come in tutta Italia, non ne siamo esenti. E intanto il Duomo e la torre Civica brucia, speriamo per autocombustione e non per la vergogna...) sapendo che dalle fonti del nostro giornale, che da li a poco una donna dell'Isis residente in regione sarebba stata arrestata (leggi qui) misi attenzione su questo problema che non deve assolutamente essere sottovalutato.

Per la legge dei grandi numeri, se in ogni regione ne arrivano migliaia e migliaia sarà ben difficile controllarli tutti, e si tenga conto che già da anni molti extracomunitari islamici hanno cittadinanza italiana e così i loro figli, così come è un britannico formalmente suddito di Sua Maestà il decollatore di teste Jihadi John e francesi tout-court gli assassini di Charlie Hebdo.

Questi cittadini acquisiti possono così offrire basi logistiche e supporti per imprese terroristiche, e sarebbe bene valutare una serie di misure preventive anche nella concessione allegra di tali diritti.

L’Islam proposto dal califfato, più feroce e radicale ancora di quello di Al Qaeda, che almeno risparmiava l’utilizzo dei bambini per uccidere a sangue freddo, consente la menzogna come mezzo per distruggere i “cani infedeli”. Potremmo trovarci quindi a bere una birra e parlar male del Profeta con un terrorista che si finge cristiano a cui serve entrare in un certo giro, o controllare certi luoghi per poi agire, così come gran festaioli per finta erano i piloti che hanno tirato giù le torri gemelle.

Oltre alle infiltrazioni terroristiche vi è un’altra preoccupazione grossa per l’occidente. La granitica fermezza che nel non permettere integrazioni di sorta comporterà l’inevitabile emarginazione con conseguente ghettizzazione delle masse inarrestabili, (vedi Trento nord) che formeranno sempre di più uno zoccolo duro e demograficamente iperattivo, visto l’utilizzo della donna come mero strumento riproduttivo e la poligamia imperante, e tra qualche anno, a cittadinanza acquisita cosa potrà avvenire? Houellebecq in “Sottomissione” è forse più profeta del Profeta.

Poi, i cosiddetti islamici moderati ce la potranno e se la potranno raccontare, ma la realtà è che, complice anche la diffusa e voluta ignoranza di queste masse, vincerà sempre un Islam che promette Paradisi inesistenti in cambio di violenza terrena e la schiavizzazione delle donne, che sembrano incapaci a reagire, così come hanno fatto in Occidente, ad una così brutale condizione da alto medioevo in cui le hanno costrette. Inoltre, sempre per tornare alla Guerra Santa, viene da chiedersi perchè musulmani in fuga non vengano accolti in massa negli straricchi paesi del Golfo, confratelli di fede, lingua e cultura, così come ha invece fatto Israele, ma la risposta è più che ovvia.

In tutto questo non ci sono ricette se non aggiustare il tiro delle scelte politiche, a partire da una integrazione, anche forzosa, che sdogani l’ignoranza e permetta soprattutto alle donne di uscire dalla condizione di schiavitù spesso inconsapevole alle quali sono costrette da una interpretazione religiosa che non è più storicamente accettabile.

E in questo senso, pur se molti benpensanti e solipsisti si tureranno il naso, una visione ancor più moderna e libertaria della società potrà servire a scardinare quella Tradizione che fa solo il gioco degli integralisti.

Quindi i convegni vanno bene sì, ma senza accademismi e senza girare attorno alla realtà. E occorre fare presto, prima che si scateni l’Inferno per raggiungere il Paradiso, che non è certo il nostro.  A sostegno della mia teoria sarà interessante leggere il prossimo articolo in uscita giovedì dove l'avvocato Giuliano Valer di Trento ci racconterà come i musulmani della nostra città trattano le proprie donne a suon di esempi, storie vere e raccappriccianti e denunce varie.

a cura di Roberto Conci {facebookpopup}

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